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18/05/2026 ore 16.48
Cronaca

Ancora aggressioni in carcere: a Catanzaro detenuto si scaglia contro agenti e medici armato di forbici, a Vibo poliziotto picchiato

A denunciare i due episodi il sindacato Sinappe: «Non più casi isolati ma intollerabile quotidianità. Stato attento alle esigenze dei reclusi e sordo alle richieste di aiuto della penitenziaria»

di Redazione Cronaca

«Non si tratta più di casi isolati, ma di una drammatica e intollerabile quotidianità. Le strutture carcerarie calabresi si confermano vere e proprie polveriere, dove il rispetto delle regole e dello Stato sembra essere diventato un optional per una parte della popolazione detenuta». Così il sindacato nazionale autonomo della Polizia penitenziaria (Sinappe) denuncia nuove aggressioni avvenute ai danni del personale in servizio nelle carceri di Catanzaro e Vibo Valentia.

«Nella Casa circondariale di Catanzaro – spiega il sindacato –, un detenuto straniero ha dato vita a ore di altissima tensione. L'uomo ha alternato pericolosi atti autolesionistici a una furia cieca contro chiunque cercasse di contenerlo, arrivando ad aggredire il personale medico e gli agenti di Polizia penitenziaria armato di forbici. Solo la prontezza, il sangue freddo e la straordinaria professionalità del personale di Polizia penitenziaria hanno evitato il peggio. Una gestione magistrale dell'emergenza, resa ancora più eroica dalle condizioni proibitive in cui la struttura opera: un superamento critico della capienza tollerabile con circa 730 detenuti presenti a fronte di un organico di agenti gravemente sottodimensionato».

Violenza anche nel carcere di Vibo Valentia, aggiunge il Sinappe: «Qui, un appartenente al corpo di Polizia Penitenziaria è stato violentemente percosso e aggredito da un detenuto, riportando serie ferite alla testa. Il poliziotto è stato immediatamente trasportato d'urgenza presso l'ospedale della città di Vibo Valentia. Dopo tutti gli accertamenti del caso e le cure necessarie, l'agente è stato dimesso con una prognosi iniziale di 7 giorni, ma dovrà comunque sottoporsi a ulteriori e approfonditi esami diagnostici nelle prossime ore per scongiurare conseguenze peggiori».

«Di fronte a questi fatti – affermano con forza il segretario regionale del Sinappe Calabria Fabio Viglianti e il suo vice Cristina Busà –, è impossibile non muovere una dura e ferma polemica sulla totale mancanza di rispetto delle regole e dell'autorità da parte di chi, pur trovandosi in stato di detenzione, si sente in diritto di perpetrare violenze continue. Comportamenti delinquenziali, aggressioni fisiche e minacce non sono più eccezioni da gestire, ma dinamiche quotidiane alimentate da un senso di impunità strisciante. Com'è possibile tollerare che chi ha il compito di far rispettare la legge e tutelare la sicurezza dello Stato diventi il bersaglio mobile e sacrificale di chi le leggi le ha già violate?»

E ancora, denunciano: «Le misure di sicurezza attuali e i protocolli operativi si stanno dimostrando tragicamente insufficienti, schiacciati dall'incertezza decisionale e dall'assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni. In un periodo storico in cui la sicurezza pubblica è costantemente al centro del dibattito, è inaccettabile che la Polizia penitenziaria venga lasciata sola a operare in perenne stato di emergenza, sottoposta a livelli di stress psicofisico e rischio biologico insostenibili. Non si può più attendere il dramma irreparabile: serve un intervento immediato per ripristinare la legalità, la disciplina e le condizioni minime di sicurezza all'interno delle carceri, a tutela di chi ogni giorno indossa una divisa».

Il Sinappe esprime la massima solidarietà ai polizotti coinvolti e si fa portavoce di «un malessere che sta dilagando, un malessere causato dal senso di impotenza nei confronti di un’Amministrazione sempre più attenta ed accondiscendente alle necessità dei reclusi ma che non raccoglie le richieste di aiuto dei poliziotti penitenziari che da tempo sono costretti a subire la prevaricazione dei detenuti. Un augurio di pronta guarigione ai colleghi e al personale sanitario vittime di tali violenze».