«Arrangiali nel portabagagli»: l'orrore della "flotta della disperazione" e il cinismo dei caporali nella Sibaritide
I dettagli del sistema di trasporto imposto ai braccianti: stipati fino a dieci in utilitarie, rannicchiati nei cofani posteriori tra attrezzi sporchi, e persino costretti a pagare una "tassa" giornaliera per i viaggi della vergogna. E quando un mezzo si ribalta, la prima preoccupazione dei caporali è truffare l'assicurazione
Non erano passeggeri, erano carico residuo. Per i caporali attivi nella Piana di Sibari, i braccianti agricoli pakistani e subsahariani rappresentavano solo numeri da incastrare all'interno di una flotta di circa 25 veicoli fatiscenti, tra utilitarie, monovolume e furgoni commerciali. L'obiettivo era uno solo: ammassare quanti più lavoratori possibile in un solo viaggio, abbattendo i costi di benzina e massimizzando le ore di raccolta nei campi sparsi nel territorio di Cassano.
Le indagini condotte dai Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Lavoro di Roma hanno svelato scenari ai limiti dell'immaginazione, documentati attraverso pedinamenti stradali e telecamere nascoste. Il simbolo più crudo di questo trattamento disumano è la pratica sistematica del trasporto dei lavoratori all'interno dei portabagagli posteriori delle vetture, rannicchiati tra secchi di plastica e attrezzi da lavoro.
L'attività investigativa ha cristallizzato episodi specifici che descrivono questa degradante consuetudine.
C’è il caso dell'Opel Astra Station Wagon bianca intestata al presunto caporale M. A.: questa vettura era una delle più utilizzate nei viaggi della vergogna. Il 29 ottobre 2020, le telecamere di piazza Mercato a Cassano allo Ionio riprendono il rientro dell'auto dai campi: a bordo ci sono ben 10 persone (conducente compreso), di cui 4 fatte scendere direttamente dal cofano posteriore. Lo stesso identico scenario si ripete il 13 gennaio 2021, quando i Carabinieri fermano il veicolo su strada con alla guida H. N.: all'interno del portabagagli vengono trovati altri 4 braccianti ammassati in condizioni respiratorie e fisiche critiche.
Dormire in 30 su materassi a terra e senza finestre: gli alloggi-ghetto a Cassano. Ex consigliera comunale tra i proprietariUna Peugeot 206 SW era invece una delle auto più piccole della flotta, era nella disponibilità del capo-squadra S. H.. Nei giorni 3 e 17 dicembre 2020, la videosorveglianza registra S. D. mentre carica nel vano bagagli due braccianti in abbigliamento da lavoro, costringendoli a viaggiare schiacciati in uno spazio minuscolo e privo di prese d'aria. Tra questi lavoratori ne è stato identificato uno, rannicchiato nel minuscolo cofano dell'utilitaria, un'immagine drammatica immortalata dagli investigatori all'atto dei controlli.
Le intercettazioni shock: «Cerca di arrangiarli»
La totale assenza di considerazione per la sicurezza e la dignità dei lavoratori emerge con agghiacciante chiarezza dalle intercettazioni telefoniche registrate dai militari. I caporali e i capi-squadra discutevano del trasporto dei braccianti con lo stesso cinismo con cui si parla di cassette di agrumi da stipare.
Il 23 novembre 2020, un capo-squadra contatta un presunto caporale per organizzare il rientro dei braccianti da un terreno. Deve far salire sette persone sulla "macchina piccola" ed esprime esitazione. «Sto tornando, dopo averli accompagnati... lo sai che non metto nessuno nel portabagagli», dice. «Cerca di arrangiarli... e poi lasciali nei pressi della posta», è la risposta.
Ordina, dunque, perentoriamente di violare le più basilari norme di sicurezza, considerando i lavoratori come semplici unità da "arrangiare" pur di completare il viaggio.
Il racket dei bancomat nella Piana di Sibari e le vendette dei caporali: «Il nero ha detto la verità, mandalo via»Il ribaltamento del 17 novembre e il cinismo dell'assicurazione
La drammatica conferma della pericolosità di queste condizioni di trasporto arriva all'alba del 17 novembre 2020. Uno dei capi è alla guida di un monovolume Fiat Ulysse, carico di braccianti. A causa dell'asfalto bagnato e dell'eccessiva velocità, il veicolo perde aderenza e si ribalta paurosamente nei pressi di un bar a Cassano allo Ionio.
Sul posto regna il caos. Mentre alcuni braccianti rimangono feriti – uno necessiterà del trasporto in ospedale –, l'organizzazione si attiva non per prestare soccorso, ma per coprire le proprie tracce e proteggere i vertici. Il referente giunge immediatamente sul posto e ordina all’autista di fuggire nei campi per evitare che le forze dell'ordine scoprano la sua identità e il suo ruolo. Poi si sostituisce fisicamente a lui sul luogo del sinistro, dichiarando falsamente ai Carabinieri intervenuti di essere stato lui alla guida della vettura al momento del ribaltamento.
La conversazione intercettata subito dopo tra il sostituto e un conoscente, svela il cinismo dei vertici del sodalizio. Anziché preoccuparsi delle condizioni del bracciante ferito in ospedale, il caporale chiede esplicitamente se ci siano margini per ottenere un risarcimento economico dall'assicurazione per l'incidente. L’interlocutore lo rassicura dicendo che lo avrebbe accompagnato da un avvocato per avviare la pratica di indennizzo.
Pochi giorni dopo il ribaltamento, i caporali affrontano il problema logistico: i lavoratori sono a casa perché manca il mezzo. Senza alcuna esitazione, viene acquistata a Napoli una Opel Zafira grigia per rimpiazzare il veicolo distrutto e riprendere immediatamente i trasporti di massa.
Sfruttamento nella Sibaritide, l’estorsione seguita in diretta: 27 euro per una giornata di lavoro e il resto al caporaleLa "tassa" sul viaggio della vergogna
L'aspetto più paradossale e odioso di questo sistema era il risvolto economico. Nonostante i braccianti fossero costretti a viaggiare in condizioni umilianti, pericolose e illegali, l'organizzazione imponeva loro un ulteriore sfruttamento.
I caporali decurtavano forzosamente dalla paga giornaliera di ciascun bracciante una somma compresa tra i 2 e i 5 euro come "rimborso" per le spese di viaggio. Questo prelievo quotidiano non serviva a coprire i costi reali, ma confluiva direttamente nei profitti illeciti dell'organizzazione. Su una media di 100 lavoratori gestiti quotidianamente a pieno regime, la sola "tassa sul trasporto" fruttava ai caporali tra i 200 e i 500 euro al giorno di guadagno pulito, a fronte dell'utilizzo di mezzi fatiscenti e pericolosi.
Il trasporto dei braccianti nella Piana di Sibari non era quindi una necessità logistica, ma una filiera nella filiera dello sfruttamento: un ingranaggio spietato in cui la sicurezza stradale, la dignità umana e la vita stessa dei lavoratori venivano sistematicamente sacrificate sull'altare del profitto.