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12/05/2026 ore 06.15
Cronaca

Asp di Cosenza, partita da 400 milioni di euro: gare nel mirino di Anac e Procure. E sul Cup c’è un ricorso al Tar

Un appalto annullato e due contestati agitano la sanità in Calabria. Report intanto accende i fari sulla procedura aggiudicata a un’impresa del gruppo Lotito partendo dal lavoro di LaC e del compianto Domenico Martelli. Le “spine” amministrative e giudiziarie dell’Azienda rischiano di diventare un problema politico

di Pablo Petrasso

L’Anac ha chiesto (e ottenuto dall’Azienda sanitaria) di annullare una gara da 139 milioni e sul suo tavolo c’è un esposto che chiede di cancellarne altre due che valgono in totale circa 160 milioni di euro (per una delle due c’è anche un ricorso al Tar). La Procura di Milano ha acceso fari sulla maxi transazione (40 milioni di euro) con Bff Bank e quella di Cosenza indaga – lo ha ricordato anche Report nella puntata di domenica scorsa – sull’appalto aggiudicato a una società riconducibile a senatore di Forza Italia e patron della Lazio Claudio Lotito (valore: 45 milioni di euro). Circa 380 milioni di euro nel mirino di controlli e ricorsi: l’Asp di Cosenza avrà parecchio da fare con le carte bollate per evitare che servizi per una cifra così cospicua si disperdano e se dovesse andare male (nel caso della gara ventennale per lavori e servizi nelle strutture sanitarie provinciali è già successo) le ripercussioni sarebbero anche politiche. Gettare al vento centinaia di milioni di euro in un contesto disastrato come quello della sanità calabrese non sarebbe un peccato veniale.

Il ricorso per la gara del Cup: 50 milioni in bilico davanti al Tar

L’ultimo arrivato è il ricorso al Tar annunciato per la gara del Cup. L’intera procedura – secondo la società che si è piazzata al quarto posto nella graduatoria della gara – sarebbe stata «contraddistinta da significativi elementi di illegittimità e criticità, che giustificano l’annullamento degli atti impugnati, con riedizione della gara su basi differenti, trasparenti, (…) improntate a completezza, leggibilità e coerenza».

Covisian, la ditta che si è rivolta al Tar per chiedere l’annullamento degli atti, è quella che attualmente gestisce il servizio all’Asp di Cosenza. La gara da circa 50 milioni di euro è stata proposta in aggiudicazione provvisoria al Consorzio nazionale servizi (Cns). Al Tribunale amministrativo regionale viene chiesto di scandagliare gli atti che hanno portato a quell’esito.

Lo scontro è acceso e l’azienda contesta diversi aspetti del bando e dei criteri utilizzati per valutare le offerte tecniche. Al centro della contesa ci sarebbe soprattutto la struttura dei criteri di valutazione predisposti dall’Asp, ritenuti “generici”, poco dettagliati e tali da lasciare alla commissione di gara un margine eccessivo di discrezionalità.

Secondo il ricorso, alcuni parametri inseriti nella documentazione di gara accorperebbero elementi molto diversi tra loro senza specificare il peso attribuito a ciascun aspetto. Tra gli esempi citati figurano le modalità organizzative del servizio, il cronoprogramma delle attività, il coordinamento con i fornitori dei software collegati e gli standard di qualità, tutti riuniti in un unico criterio da sette punti.

La società ricorrente sostiene che, in questo modo, le imprese partecipanti non sarebbero state messe nelle condizioni di capire quali elementi l’Asp intendesse realmente premiare. Una situazione che, secondo la tesi difensiva, avrebbe reso più difficile predisporre offerte mirate e comparabili.

Le critiche riguardano anche altri parametri legati all’efficienza del servizio, alla customer satisfaction, alla gestione del personale e alle migliorie organizzative e tecnologiche. In particolare, il ricorso evidenzia come termini generici quali “innovazione”, “informatizzazione” o “piattaforme di gestione del servizio” non sarebbero stati accompagnati da indicazioni tecniche sufficientemente precise.

Asp Cosenza, il Cup raddoppia (e può costare 50 milioni): gara, incroci e ombre sotto la lente dell’Anticorruzione

Cup, le presunte incongruenze tra i documenti di gara

Nel mirino finiscono inoltre alcune presunte incongruenze tra i diversi documenti di gara. Per esempio, il capitolato tecnico farebbe riferimento a 126 postazioni operative complete di hardware, mentre nello schema di contratto il numero delle postazioni risulterebbe notevolmente inferiore. Analoga discrepanza riguarderebbe le casse automatiche rendi-resto previste per il servizio.

Secondo la ricorrente, queste lacune avrebbero impedito un confronto realmente trasparente tra le offerte tecniche, lasciando alla commissione una libertà interpretativa ritenuta eccessiva. Nel ricorso si sostiene inoltre che i verbali di gara non consentirebbero di comprendere pienamente le motivazioni che hanno portato all’assegnazione dei punteggi.

Un altro punto contestato riguarda il rapporto con il sistema nazionale Consip e con le regole dello Sdapa, il Sistema dinamico di acquisizione della pubblica amministrazione. La società sostiene che l’Asp avrebbe introdotto criteri non previsti originariamente dalla piattaforma Consip, come la valorizzazione dell’esperienza aziendale e della diffusione territoriale dell’operatore economico.

Per la ricorrente, si tratterebbe di elementi non consentiti dalle regole della procedura, che prevederebbero invece la valutazione dei servizi offerti e non delle caratteristiche generali dell’azienda partecipante.

Il ricorso punta quindi all’annullamento degli atti di gara e degli atti successivi collegati alla procedura per il nuovo Cup dell’Asp di Cosenza. Ora la vicenda passerà all’esame del Tar, chiamato a stabilire se le contestazioni sollevate siano fondate e se la procedura debba essere rivista.

I criteri premiali per la parità di genere

Riguardo al Cup, c’è un punto in comune tra il ricorso e l’esposto depositato sul tavolo dell’Autorità nazionale anticorruzione. Gli interrogativi spaziano tra trasparenza, conflitti d’interesse e singolarità nella procedura approvata il 24 luglio 2025 per la gestione dei servizi Cup, Cassa Ticket, Alpi, Accoglienza, Comunicazione e supporto amministrativo. Una delle questioni poste in entrambi i documenti è che il capitolato d’oneri, approvato insieme agli altri documenti di gara, non prevederebbe criteri premiali per la parità di genere, requisito divenuto obbligatorio e sottolineato anche dall’Anac in una recente delibera (del 9 aprile 2025): l’Autorità chiarisce che la mancanza di tali criteri costituisce un vizio della documentazione di gara e può portare all’annullamento del bando. Insomma, per i critici non sarebbe un’opzione, ma un obbligo di legge.

L’esposto segnala parentele tra manager e dipendenti privati

Nell’esposto, però, c’è una questione in più: vengono addirittura sollevati interrogativi sull’incompatibilità di alcuni dirigenti che hanno trattato la procedura. Tutti hanno dichiarato l’assenza di conflitti di interesse ma nella contestazione si fa riferimento alla presenza parenti stretti di dipendenti nella società che svolge attualmente il servizio. Questi dipendenti beneficeranno della clausola sociale per il cambio appalto. In questo caso – ovviamente è tutto da provare e gli approfondimenti spettano all’Anac – gli effetti potrebbero essere ancora più pesanti.

L’appalto a Lotito: Report racconta il lavoro di Domenico Martelli

Se il ricorso sul Cup è una novità, i dubbi sull’appalto aggiudicato a Snam Lazio, azienda della galassia che appartiene a Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio. L’appalto da 46 milioni di euro per la sanificazione e la pulizia degli ospedali della provincia di Cosenza è finito al centro di un’inchiesta di Report. La vicenda, su cui la Procura avrebbe aperto un fascicolo, prende le mosse dal lavoro del giornalista di LaC Domenico Martelli, ricordato nel corso della trasmissione da Luca Chianca con la sua ultima intervista prima della tragica scomparsa avvenuta poco più di un mese fa.

Secondo quanto ricostruito nel servizio, l’Asp di Cosenza avrebbe bandito autonomamente la gara, pur in attesa dell’attivazione della procedura Consip. Una scelta contestata da Martelli, secondo cui la gara centralizzata avrebbe previsto requisiti più stringenti per la partecipazione.

Tra i concorrenti figuravano alcune delle principali aziende nazionali del settore delle pulizie e manutenzioni, tra cui Romeo Gestioni, Coopservice, Dussmann Service Italia e CNS Consorzio Nazionale Servizi. In gara anche il raggruppamento temporaneo d’impresa guidato da Team Service con la partecipazione della Snam Lazio Sud riconducibile al senatore Claudio Lotito.

Nel servizio viene ricostruito un presunto cambio di punteggio – che LaC ha raccontato mesi fa proprio grazie alle inchieste di Martelli – durante la valutazione tecnica delle offerte. Secondo quando riportato dal nostro network, una prima valutazione interna della commissione avrebbe collocato il raggruppamento di Lotito al quinto posto con 58 punti. Successivamente, però, nel verbale ufficiale il punteggio sarebbe salito a 73 punti, consentendo al gruppo di aggiudicarsi la gara.

L’inchiesta della Procura di Cosenza sull’appalto a Lotito

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, la Procura avrebbe aperto un’indagine anche sui cambiamenti apportati ai criteri di selezione durante la gara, modifiche che avrebbero escluso cinque aziende partecipanti.

Le telecamere di Report hanno cercato chiarimenti presso la sede dell’Asp di Cosenza, senza però riuscire a ottenere risposte dal direttore generale dell’azienda sanitaria. Nel servizio si parla anche dei rapporti politici in Calabria e del legame tra Claudio Lotito e il mondo di Forza Italia. Viene citata la presenza del senatore ai festeggiamenti per la vittoria alle regionali del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, così come alcuni emendamenti sulla sanità calabrese presentati dallo stesso Lotito in Parlamento.

Nel corso dell’inchiesta, il senatore Mario Occhiuto, fratello del governatore calabrese ed ex sindaco di Cosenza, ha dichiarato di non essersi occupato dell’appalto e di non essere a conoscenza delle contestazioni sulla gara. Martelli, invece, ha sostenuto che l’influenza politica sulla gestione delle aziende sanitarie sarebbe molto forte, parlando di un controllo “totalmente politicizzato” delle Asp da parte della Regione Calabria. L’inchiesta televisiva riporta così al centro dell’attenzione una gara milionaria già finita sotto la lente della magistratura e destinata a far discutere ancora sul rapporto tra politica, sanità e appalti pubblici in Calabria.

Un pezzo di una partita da quasi 400 milioni di euro che si gioca tra gli uffici di via Alimena, l’Anac, due Procure e il Tar.