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26/09/2026 ore 08.16
Cronaca

«Attentati anche a scuola, sgozziamo i meticci»: le chat della rete dei suprematisti minorenni estesa anche a Catanzaro

Nei messaggi propaganda razzista e antisemita, manuali per bombe, coltelli e l'esaltazione di autori di stragi. Il gruppo avrebbe avuto un «capo supremo» e condiviso video di pestaggi di persone senza dimora e altri inneggianti al Ku Klux Klan

di Redazione Politica

Il tenore di alcuni messaggi restituisce la radicalità dei contenuti condivisi. In una delle conversazioni, ad esempio, compare la frase «Sgozziamo i meticci non puri per beneficio dell'umanità». In un altro messaggio si legge invece «Spero in un reset di massa». Espressioni che, secondo quanto emerge dall'attività investigativa, si inserivano in un ambiente digitale nel quale l'odio razziale e la violenza venivano sistematicamente celebrati.

La rete virtuale era fatta di adolescenti, propaganda suprematista, simboli nazisti e manuali per la costruzione di ordigni. E soprattutto conversazioni nelle quali, dalle provocazioni online, si sarebbe arrivati a ipotizzare anche attacchi contro obiettivi reali. Tra le città coinvolte nell'operazione c'è anche Catanzaro, insieme a Como, Bologna, Roma, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento, Verona, Napoli e Brescia.

Emergono nuovi dettagli dopo la perquisizione di 17 persone per opera dei carabinieri del Ros e dagli agenti della Digos. Quattordici di loro sono minorenni. Gli investigatori contestano, a vario titolo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con le aggravanti legate al terrorismo.

Le chat del «Nuovo Ordine Europeo» e del «Fronte Fascista Italiano»

Il punto di contatto della rete sarebbero stati alcuni gruppi Telegram, utilizzati per condividere materiale di propaganda e per il reclutamento. Tra i canali citati nel decreto di perquisizione ci sono la «Chat del Nuovo Ordine Europeo» e il «Fronte Fascista Italiano».

All'interno delle conversazioni sarebbero circolati contenuti razzisti, antisemiti e omofobi, insieme alla celebrazione di Adolf Hitler e di terroristi responsabili di stragi ispirate alla supremazia bianca, come Brenton Tarrant e Anders Breivik.

I manuali per le bombe e l'ipotesi di un attentato a scuola

L'attenzione degli investigatori si concentra soprattutto sul passaggio dalla propaganda alla possibile preparazione di azioni violente. Nei gruppi sarebbero infatti circolati manuali di autoaddestramento, tecniche per azioni mirate e indicazioni per costruire ordigni.

Il materiale condiviso non si sarebbe limitato alle ideologie e alla propaganda. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, alcuni ragazzi avrebbero discusso della possibilità di passare dalle parole ai fatti, arrivando a proporre attacchi contro una moschea, una sinagoga e «anche in una scuola».

È uno degli aspetti che maggiormente emerge dall'attività investigativa: la presenza, accanto ai contenuti di propaganda, di indicazioni pratiche e discussioni relative a possibili obiettivi.

Il «capo supremo» e la gerarchia del gruppo

Uno degli indagati del «Fronte Fascista Italiano», secondo quanto riportato nel decreto di perquisizione, avrebbe cercato di reclutare altri utenti Telegram, prevedendo una procedura di ammissione attraverso la compilazione di un modulo.

Il gruppo avrebbe avuto una struttura gerarchica interna: l'amministratore veniva indicato come «capo supremo», mentre gli altri partecipanti potevano assumere differenti gradi e ruoli, dal «segretario» alla «camicia nera», fino all'«Ss caporal».

Una sorta di organizzazione virtuale nella quale i partecipanti avrebbero potuto progressivamente acquisire un ruolo, alimentando un meccanismo di appartenenza e indottrinamento.

Coltelli, simboli nazisti e violenza anche nei videogame

Le perquisizioni avrebbero portato alla luce, in alcune abitazioni, bandiere con simboli nazisti e diversi coltelli.

La radicalizzazione descritta dagli investigatori avrebbe trovato spazio anche nell'attività online quotidiana. In alcuni videogame i membri del gruppo avrebbero simulato virtualmente omicidi ai danni di persone appartenenti a minoranze etniche.

L'odio sarebbe stato accompagnato dalla condivisione di video di pestaggi di persone senza dimora, dal negazionismo della Shoah, da riferimenti al Ku Klux Klan e dall'esoterismo nazista.

Tra i materiali comparirebbero anche filmati nei quali venivano mostrati coltelli accompagnati da messaggi come «il fascismo è una religione, una fede suprema, una metafisica».

Nei post sarebbero inoltre comparse frasi riconducibili a Franco Freda, storico esponente del terrorismo di estrema destra.

Da Hitler ai terroristi delle stragi suprematiste

Tra gli elementi che caratterizzerebbero le chat c'è anche l'ammirazione per figure legate al suprematismo bianco e al terrorismo di matrice razzista.

Tra gli idoli citati dagli investigatori figurano Adolf Hitler, Brenton Tarrant e Anders Breivik. Tarrant è l'autore degli attacchi contro due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, mentre Breivik nel 2011 uccise decine di persone sull'isola norvegese di Utøya e a Oslo.

È proprio la celebrazione di questi protagonisti di stragi a rappresentare uno degli elementi più inquietanti del materiale sequestrato e analizzato dagli investigatori: la violenza non sarebbe stata soltanto raccontata o giustificata, ma trasformata in modello da imitare.

Una rete estesa in tutta Italia

Gli indagati hanno un'età compresa tra sedici anni e la maggiore età e la rete individuata dagli investigatori attraversa diverse regioni italiane.

Le perquisizioni sono state eseguite a Como, Catanzaro, Bologna, Roma, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento, Verona, Napoli e Brescia.

L'operazione arriva a pochi giorni da un'altra indagine che ha coinvolto quattro giovanissimi in Emilia Romagna, accusati di avere realizzato bottiglie molotov e di averle testate in un capannone abbandonato a Pesaro. In quel caso, secondo gli investigatori, i ragazzi potrebbero aver agito per accreditarsi all'interno della galassia antagonista oppure per preparare azioni dimostrative.

Due vicende diverse per matrice ideologica e contesto, ma accomunate dall'attenzione investigativa verso giovanissimi attratti da ambienti estremisti, dalla propaganda online e dalla trasformazione della violenza in uno strumento di appartenenza e affermazione.