Baia Bianca, nuovi equilibri criminali dopo le inchieste anti ’ndrangheta: nelle intercettazioni spunta la «gente di Cetraro»
L’inchiesta della Dda di Catanzaro rivela la capacità della criminalità di rigenerarsi continuamente pur di occupare gli spazi lasciati vuoti dalle vecchie organizzazioni. L’ombra di collegamenti con il clan Muto
C’è un passaggio, nelle carte dell’inchiesta “Baia Bianca”, che più di ogni altro racconta la trasformazione degli equilibri criminali lungo il Tirreno cosentino. Non soltanto una nuova presunta organizzazione dedita allo spaccio di cocaina tra Scalea e i centri limitrofi, ma la naturale conseguenza di anni di operazioni antimafia e blitz che hanno progressivamente indebolito le storiche consorterie egemoni del territorio.
Un lavoro incessante di magistratura e forze dell’ordine che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe lasciato “campo libero” a soggetti rimasti fino a quel momento ai margini, pronti ad approfittare dell’assenza dei vecchi riferimenti criminali per conquistare spazio, denaro e prestigio.
Una vita di tensioni e notti insonni
È in questo scenario che si inserisce la nuova indagine coordinata dalla Dda di Catanzaro. Gli investigatori descrivono una rete di spaccio ben organizzata, capace di muovere ingenti quantità di cocaina e altre sostanze stupefacenti tra Scalea e l’hinterland tirrenico. Un sistema che, nelle intercettazioni, gli stessi indagati raccontano come estremamente redditizio, ma continuamente ostacolato dai controlli delle forze dell’ordine, definite sprezzantemente «cani morti».
Controlli che, però, avrebbero finito per stringere il cerchio attorno al gruppo fino al blitz eseguito all’alba di ieri mattina, quando quella routine fatta di debiti da recuperare, crediti da esigere, minacce, tensioni e notti insonni si è improvvisamente interrotta.
«La gente di Cetraro»
Eppure, nonostante i colpi inferti negli anni alle storiche articolazioni della ‘ndrangheta tirrenica, nelle pieghe dell’inchiesta emergerebbe ancora l’ombra di collegamenti con ambienti criminali legati a Cetraro, per quarant’anni roccaforte del clan retto dal boss Franco Muto.
In una intercettazione del 29 agosto 2023, una delle indagate, nel tentativo di recuperare un credito, minaccia il suo interlocutore evocando proprio «la gente di Cetraro», soggetti che – secondo gli inquirenti – sarebbero ancora in grado di esercitare una forza intimidatrice riconducibile ai metodi mafiosi. Un riferimento indicativo della sopravvivenza di un’altra presunta rete criminale pronta a ricorrere alla violenza pur di continuare ad alimentare gli affari del narcotraffico.
La presenza dello Stato
Ed è forse proprio questo l’aspetto più inquietante che emerge dall’operazione “Baia Bianca”: la capacità della criminalità di rigenerarsi continuamente, cambiando nomi, volti e assetti, pur di occupare gli spazi lasciati vuoti dalle organizzazioni colpite dalle inchieste. Ma allo stesso tempo, le carte dell’indagine raccontano anche altro: raccontano di uno Stato presente, di investigatori che osservano, ascoltano e ricostruiscono, pezzo dopo pezzo, dinamiche che qualcuno pensava di poter consumare nell’ombra.
Il pauso del Comune di Scalea
Ad applaudire il lavoro delle forze dell’ordine, c’è prima di tutto il Comune di Scalea, guidato dal sindaco Mario Russo. «Esprimo il più sentito plauso alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ai Carabinieri e a tutte le Forze dell’Ordine impegnate nella significativa operazione condotta sul territorio dell’alto Tirreno cosentino – si legge sul profilo ufficiale dell’ente -.
L’azione dello Stato contro il traffico di sostanze stupefacenti e ogni forma di criminalità rappresenta un segnale forte a tutela della sicurezza dei cittadini e della legalità.
A magistrati e investigatori va il ringraziamento dell’Amministrazione Comunale di Scalea per il lavoro svolto con professionalità, determinazione e spirito di servizio. La nostra comunità – si legge in ultimo – continuerà a sostenere con convinzione ogni iniziativa volta ad affermare i valori della legalità, del rispetto delle regole e della civile convivenza».