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05/02/2026 ore 15.21
Cronaca

Banda della marmotta: bottino da un milione per la gang accusata dei colpi a Laino, Rogliano e Camigliatello

Solo per gli episodi accertati in Puglia e Basilicata i cinque fermati a Taranto avrebbero portato via dagli sportelli più di 200mila euro. Gli investigatori: «Analizzate migliaia di ore di filmati di videosorveglianza»

di Pablo Petrasso

Solo per gli episodi accertati in Puglia e Basilicata, la “banda della marmotta” individuata in provincia di Taranto avrebbe portato via dagli sportelli bancomat presi d’assalto con l’esplosivo più di 200mila euro. Complessivamente invece – cioè tenuto conto anche dei numerosi colpi documentati fuori regione – fonti investigative ipotizzano che la somma complessivamente sottratta nel periodo considerato sia prossima al milione di euro, a cui devono aggiungersi i rilevanti danni strutturali arrecati agli immobili e agli impianti.

Secondo l’accusa la gang sarebbe responsabile – soltanto nel Cosentino – dei colpi a Laino Borgo, Camigliatello e Santo Stefano di Rogliano.

Avrebbe pagato alti dividendi, dunque, la tecnica della “marmotta”, utilizzata dalla banda pugliese per mettere a segno i colpi che hanno terrorizzato, nelle scorse settimane, anche i comuni dell’entroterra bruzio. Alla fine, però, gli investigatori hanno presentato il conto ai 5 fermati nella mattinata di oggi (qui i nomi).

«È stato fondamentale il lavoro di squadra per fermare questa serie impressionante di assalti ai bancomat», ha spiegato la procuratrice di Taranto Eugenia Pontassuglia nella conferenza stampa convocata nel comando provinciale dei carabinieri di Taranto per illustrare i dettagli dell'indagine che ha portato ai provvedimenti di fermo. Presenti anche il procuratore aggiunto Enrico Bruschi, il pubblico ministero Francesca Colaci, il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Marinucci, il comandante del reparto operativo Francesco Marziello e il comandante del Nucleo Investigativo Gennaro De Gabriele.

Assalti ai bancomat, 5 fermi in Puglia: chi sono i membri della banda che avrebbe agito anche in Calabria – NOMI

Gli assalti ai bancomat commessi mediante l'utilizzo di ordigni esplosivi artigianali (la cosiddetta tecnica della marmotta) hanno interessato inizialmente i centri di Montemesola, Monteiasi, Mottola, Palagiano e Ginosa, nel territorio tarantino, nonché il comune di Scanzano Jonico, in provincia di Matera. In seguito sono stati ricostruiti assalti messi a segno nelle province di Cosenza, Caserta, Benevento, Frosinone, Napoli e Salerno, nonché ulteriori tentativi e colpi andati a segno ai danni di istituti di credito e uffici postali in concorso con altri soggetti in via di identificazione.

«Da tempo - ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri Marinucci - avevamo rafforzato i controlli nelle aree sensibili con presenza di Atm, - creando una squadra investigativa dedicata, composta dal Nucleo Investigativo e dal Reparto Operativo, in collaborazione con le Compagnie del territorio. È stato un lavoro certosino, con l'analisi di migliaia di ore di filmati di videosorveglianza».

«Non c'è la contestazione di associazione a delinquere, ma gli stessi soggetti hanno operato e cooperato anche con gruppi pugliesi e campani – ha detto il procuratore –. Abbiamo quindi ritenuto necessario adottare un provvedimento immediato di fermo sia per bloccare l'escalation dei colpi, sia perché abbiamo ritenuto che ci potesse essere il pericolo di fuga da parte degli indagati e che gli stessi potessero essere agevolati con delle coperture nello spostarsi altrove».

I Carabinieri hanno sottolineato che si è trattato di una «indagine meticolosa e difficile», sviluppata in pochi mesi e che ha fatto leva sulle «geolocalizzazioni satellitari per capire chi fosse sul posto, sulle attività tecniche di livello elevato e sull'analisi dei filmati di videosorveglianza sulla cui base fare poi delle comparazioni». I fermati sono ora nelle carceri di Taranto, Bari e Napoli-Poggioreale.

Durante la fase esecutiva sono state rinvenute e sottoposte a sequestro più di 100 gr di cocaina e oltre 35mila euro di denaro contante, sottoposto a sequestro, poiché presunte provento dell'attività delittuosa.

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