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25/03/2026 ore 14.20
Cronaca

Bimba rapita in culla a Cosenza, Rosa Vespa condannata a 5 anni e 4 mesi di carcere

Il gup del Tribunale di Cosenza Letizia Benigno ha accolto le richieste della procura, sebbene abbia inflitto una pena più lieve rispetto a quella invocata dal pm Antonio Bruno Tridico

di Antonio Alizzi

l gup del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno, ha condannato Rosa Vespa a cinque anni e quattro mesi di reclusione nel processo, celebrato con rito abbreviato, sul rapimento della piccola Sofia, la neonata prelevata la sera del 21 gennaio 2025 dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. La sentenza arriva dopo la requisitoria con cui la Procura di Cosenza, attraverso il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, aveva chiesto una condanna più pesante: otto anni di carcere.

La richiesta della Procura: “otto anni”

Nella giornata della requisitoria, Tridico aveva ricostruito in aula la sequenza dei fatti ritenuta provata e, sulla base del fascicolo d’indagine, aveva sollecitato la condanna dell’imputata per sequestro di persona. Oggi la decisione del gup: pena rideterminata in cinque anni e quattro mesi. Il rapimento in clinica: la sera del 21 gennaio 2025 Secondo la ricostruzione emersa nel procedimento, Vespa sarebbe entrata nella stanza della clinica spacciandosi per un’operatrice sanitaria e avrebbe preso la neonata dalla culla mentre la madre era ancora in struttura con i familiari.

Subito dopo si sarebbe allontanata, scendendo al piano terra e uscendo dalla clinica.

Ad attenderla, secondo quanto ricostruito, c’era il marito Moses Omogo. La sua posizione, già emersa durante l’inchiesta, è stata considerata marginale e – secondo quanto riferito negli atti – destinata all’archiviazione: l’uomo sarebbe risultato inconsapevole del piano della moglie e avrebbe creduto che Vespa stesse portando in braccio il piccolo “Ansel”, nome attorno al quale sarebbe stata costruita la messinscena.

La “messinscena” e le chat di famiglia

Dalle indagini, come già riportato, è emerso che Rosa Vespa avrebbe ingannato anche i parenti più stretti: attraverso le chat WhatsApp di famiglia avrebbe inviato audio e foto per far credere di trovarsi ricoverata nella clinica privata, mentre – secondo la ricostruzione – si trovava in un hotel cittadino a pochi metri da corso Mazzini. Il ritrovamento della neonata e l’intervento della polizia La vicenda si è conclusa con l’intervento della polizia.

Gli agenti della Questura di Cosenza hanno rintracciato la neonata, ponendo fine alla messinscena e riportando la piccola Sofia tra le braccia della madre e del padre. Rosa Vespa è stata quindi arrestata, trascorrendo inizialmente un periodo in carcere prima della concessione degli arresti domiciliari.

La perizia psichiatrica e il processo con rito abbreviato

Nel procedimento il gup Letizia Benigno aveva disposto una perizia psichiatrica, che ha escluso l’incapacità di intendere e di volere al momento del fatto. Il processo si è svolto con rito abbreviato, quindi sulla base degli atti raccolti nella fase delle indagini.

Dopo la requisitoria sono intervenuti le parti civili, costituite con gli avvocati Paolo Pisani, Natasha Gardi, Chiara Penna e Giorgio Loccisano, e la difesa dell’imputata affidata agli avvocati Gianluca Garritano e Teresa Gallucci.