Sezioni
Edizioni locali
24/04/2026 ore 08.41
Cronaca

«Falsa perizia» sulla morte di un bimbo calabrese di 2 anni a Roma: chiesto il processo per tre consulenti

Il piccolo Francesco Giacomo Saccomanno era nato con una grave patologia cardiaca. Dopo l’impianto di un pacemaker a Taormina il trasferimento a Roma con un aereo militare e il decesso il giorno dopo

di Franco Gemoli

Una consulenza tecnica che avrebbe cambiato il destino di un’inchiesta, orientandola verso l’archiviazione. E che oggi, a distanza di anni, finisce al centro di un nuovo fronte giudiziario. A Roma la Procura alza il livello dello scontro processuale sulla morte del piccolo Francesco Giacomo Saccomanno, due anni appena, deceduto il 3 gennaio 2019 durante un intervento cardiaco all’Ospedale Bambino Gesù.

I magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio per tre consulenti tecnici - un pediatra, un chirurgo e un medico legale - accusati di aver depositato una perizia ritenuta “mendace”. Un atto che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe inciso in modo determinante sull’andamento delle indagini, inizialmente chiuse con un’archiviazione e poi clamorosamente riaperte.

Bimbo calabrese di 2 anni morto al Bambino Gesù nel 2019, a processo cinque medici per omicidio colposo

Il cuore dell’accusa

Nel capo di imputazione, la Procura contesta ai tre professionisti di aver fornito un parere non veritiero sull’operato dei sanitari che ebbero in cura il bambino. Un documento che, sempre secondo i pm, avrebbe finito per scagionare i chirurghi, escludendo il nesso causale tra le loro condotte e la morte del piccolo.

Nessun movente indicato. Solo un dato: quella consulenza avrebbe orientato il procedimento in una direzione rivelatasi, successivamente, opposta rispetto a nuove valutazioni medico-scientifiche. L’udienza preliminare è fissata per settembre e segnerà un passaggio decisivo.

La storia clinica di Giacomo

La vicenda affonda le radici in una storia medica complessa. Giacomo nasce il 14 settembre 2016 a Taormina con un blocco atrioventricolare congenito. Il giorno successivo viene sottoposto all’impianto di un pacemaker presso la sede siciliana del Bambino Gesù, con un dispositivo destinato ad adulti ma inizialmente senza complicazioni evidenti.

Nel 2018 la famiglia si rivolge alla struttura romana per la sostituzione del dispositivo. Dopo una visita, il bambino viene dimesso. Ed è qui che, secondo l’accusa, si apre uno dei nodi cruciali: quelle dimissioni - sostengono i magistrati - avrebbero dovuto essere “protette”.

La famiglia torna in Sicilia per le festività natalizie. Le condizioni del piccolo peggiorano rapidamente. Il 31 dicembre il trasferimento urgente a Roma con un aereo militare. L’intervento chirurgico avviene il giorno successivo. Il 3 gennaio 2019, la morte.

Dall’archiviazione alla svolta

Nel settembre 2020 si svolge l’incidente probatorio. A maggio 2021 i tre consulenti nominati dal gip depositano una relazione che esclude responsabilità mediche. Su quella base, la Procura chiede e ottiene l’archiviazione.

Ma il caso non si chiude. Una rilettura critica della letteratura scientifica citata nella perizia, condotta dall’avvocato Jacopo Macrì e trasmessa al pm Daniela Cento, riapre il dossier. Secondo il pm Caterina Sgrò, quelle stesse fonti avrebbero dovuto portare a conclusioni diverse.

Da qui il cambio di rotta: il rinvio a giudizio per cinque medici dell’équipe per omicidio colposo e, oggi, la richiesta di processo anche per i tre consulenti.

Una verità ancora contesa

Il procedimento si sdoppia e si complica. Da un lato la responsabilità clinica dei medici, dall’altro l’attendibilità scientifica di chi avrebbe dovuto fare luce sui fatti.

Al centro resta una domanda che attraversa tutta la vicenda: quanto può pesare una perizia nel determinare il corso della giustizia?

Nel caso del piccolo Giacomo, la risposta non è solo giuridica. È una linea sottile che separa errore, interpretazione e verità. E che, a distanza di sette anni, continua a chiedere chiarezza.