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13/03/2026 ore 19.38
Cronaca

Bimbo morto dopo il trapianto a Napoli, riflettori su liti e casi sospetti nel reparto gestito dal calabrese Oppido

La Procura indaga su un contesto ampio: dal 2015 a oggi solo altri due interventi su pazienti al disotto dei 10 anni con entrambi i bimbi morti. La mancanza di trasparenza verso i genitori del piccolo Domenico avrebbe causato la sospensione dei medici

di Pablo Petrasso

La tragedia del piccolo Domenico Caliendo, morto a due anni e cinque mesi dopo un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli, continua a scuotere il mondo sanitario e legale della Campania. La Procura di Napoli, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e con il sostituto Giuseppe Tittaferrante al lavoro sul fascicolo, sta esaminando un contesto complesso che va ben oltre l’errore medico isolato, cercando di ricostruire procedure, responsabilità e dinamiche interne al centro trapianti pediatrico.

Al centro c’è il reparto guidato dal medico calabrese Guido Oppido, originario di Cosenza, indagato e al momento sospeso dalle proprie funzioni. Secondo quanto emerge dai documenti acquisiti dai carabinieri del Nas, già dal 4 febbraio scorso, prima che la vicenda diventasse di dominio pubblico, il Monaldi aveva trasmesso una relazione dettagliata al Centro Regionale Trapianti e all’Ufficio Tutela della Salute. La nota evidenziava i punti centrali della vicenda: il cuore trapiantato in anticipo, la gestione del ghiaccio secco che avrebbe deteriorato l’organo e possibili incomprensioni tra l’équipe napoletana e quella giunta da Bolzano. La stessa relazione conteneva una richiesta straordinaria: la sospensione immediata del servizio di trapianto di cuore pediatrico.

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Il ghiaccio secco e la catena di eventi

Al centro delle indagini c’è il ghiaccio secco, utilizzato per trasportare l’organo donato. Gli inquirenti vogliono capire se il cuore sia stato compromesso dalla gestione impropria del materiale refrigerante. Allo stesso tempo, emergono dubbi sulla presenza di acqua contaminata nelle sale del Monaldi, ipotesi che viene attentamente valutata nel corso delle verifiche ministeriali.

Le indagini affrontano anche la tempistica dell’espianto e del trapianto, con il cuore prelevato in anticipo rispetto alle procedure standard. Tutto ciò si inserisce in un contesto di pressione estrema sulle equipe mediche, costrette a operare “contro il tempo”, come dichiarato dai chirurghi coinvolti.

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Deontologia e silenzi: la mancata trasparenza

L’inchiesta non si limita agli aspetti tecnici. La Procura indaga anche sul silenzio nei confronti dei genitori, ritenuto una possibile violazione del rapporto di fiducia medico-paziente. L’istruttoria disciplinare ha portato alla sospensione dei chirurghi Gabriella Farina (espianto a Bolzano) e Guido Oppido (trapianto a Napoli). Secondo quanto emerge dagli atti, la sanzione sarebbe legata soprattutto alla mancata trasparenza verso i genitori dopo l’episodio del ghiaccio secco.

Le difese hanno sottolineato che i medici hanno operato nel rispetto delle regole e delle procedure, in uno scenario già segnato dall’errore nel trasporto dell’organo. Tuttavia, la vicenda ha sollevato interrogativi sul programma trapianti pediatrici del Monaldi e sulle dinamiche interne tra le varie équipe.

Frizioni interne e contesto storico

Il fascicolo della Procura si inserisce in un quadro più ampio: dagli anni 2015 al 2025, la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi ha eseguito pochissimi trapianti. I dati indicano tre interventi significativi, tutti conclusi tragicamente per complicanze post-operatorie, culminando con la morte di Domenico nel 2025.

Tra il 2019 e il 2024, la Regione aveva organizzato i trapianti pediatrici su tre fasce d’età: Guido Oppido per i bimbi da 1 mese a 10 anni, Andrea Petraio da 10 a 17 anni e Ciro Maiello per trapianti complessi e assistenza meccanica. Successivamente, la seconda fascia è stata assorbita da Oppido, evento accompagnato da voci di attriti interni e rivalità professionali, elementi che potrebbero aver influenzato la gestione dei casi più delicati.

Le dimissioni del chirurgo pediatrico

La Procura – come ricorda il Mattino – esamina un contesto ampio: che va dalle dimissioni date dal chirurgo pediatrico Giuseppe Caianiello del Monaldi, che in una lettera infuocata parla di «programmazione inconcludente, se non ottusa, della direzione strategica» a un’interrogazione presentata al presidente della Giunta regionale dalla ex consigliera Valeria Ciarambino che fa riferimento alle percentuali di bambini sopravvissuti agli interventi di trapianto cardiaco, sostenendo che ci sarebbe stato un aumento esponenziale dei decessi. Atti datati che non riguardano né investono l’attuale gestione direttiva del Monaldi, ma che pur sempre testimoniano come malesseri e rancori interni al nosocomio napoletano avevano radici profonde.

Appello delle famiglie e richieste di trasparenza

Dopo la morte di Domenico, i genitori e altre famiglie coinvolte nel programma trapianti hanno lanciato, lo riporta sempre il Mattinoun appello al presidente della Regione Roberto Fico, denunciando mancanza di chiarezza nella gestione del centro: «Emergono in modo drammatico la disorganizzazione e la mancanza di trasparenza che circondano il Centro Trapianti del Monaldi. Chiediamo che venga inviata una figura terza a garantire trasparenza e gestione chiara del percorso trapiantologico».

L’inchiesta della Procura, insieme alle verifiche del Ministero e del Nas, mira a fare luce non solo sull’errore tecnico, ma sull’intero ecosistema trapianti pediatrici: dalla sicurezza dei materiali alla gestione delle équipe, fino al rispetto del rapporto medico-paziente.