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22/01/2026 ore 07.06
Cronaca

Blitz antidroga tra Macerata e Cosenza: 9 arresti e 60 carabinieri in azione contro un vasto traffico di cocaina

Al vertice del gruppo criminale, secondo gli inquirenti, un pregiudicato di origini calabresi, finito in carcere assieme al fratello e alla moglie. Sequestrate anche tre armi con matricola abrasa

di Redazione Cronaca

Operazione contro il traffico di droga, scattata all'alba e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. Sessanta i carabinieri in azione nelle province di Macerata e Cosenza per l'esecuzione di misure cautelari emesse dal gip di Ancona, nei confronti di un gruppo criminale. Contestato il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Mobilitati i militari dell'Arma del Comando provinciale di Macerata, coadiuvati da personale dei Comandi provinciali di Ancona, Fermo e Cosenza, dal Nucleo Cinofili di Pesaro e dal 5 Nucleo Elicotteri carabinieri di Pescara.

Sgominata un’associazione tra Potenza Picena e Civitanova Marche, nel Maceratese. Nove arresti eseguiti dai carabinieri.

L'operazione "Potentia" - dal nome antico di Potenza Picena - è scattata nelle prime ore della mattinata su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ancona, su richiesta della Procura di Ancona (Direzione distrettuale antimafia) in collaborazione con la Procura di Macerata.

Le indagini dell'aliquota operativa della compagnia di Civitanova Marche, condotte da marzo 2024 a settembre 2025, sono partite dalla denuncia di una madre esasperata per le continue richieste di denaro del figlio tossicodipendente. Il capo del gruppo l'aveva contattata direttamente per intimidirla e costringerla a pagare i debiti contratti dal ragazzo.

Gli inquirenti hanno ricostruito una vasta rete di spaccio di cocaina che riforniva consumatori abituali, tra cui comuni cittadini e insospettabili professionisti, nelle movimentate zone costiere di Potenza Picena e Civitanova Marche. Al vertice un pregiudicato di origini calabresi, ben radicato sul territorio, la cui famiglia si trasferì a Porto Potenza Picena negli anni Novanta: il padre era affiliato alla 'ndrangheta.

Insieme a lui sono finiti in carcere il fratello, con ruolo di coordinamento, e la moglie, titolare di una nota tabaccheria, che fungeva da collettore dei proventi dello spaccio. Altri sei pregiudicati avevano funzioni di organizzazione, esecuzione, custodia dello stupefacente e rifornimento.

Gli spacciatori utilizzavano la tecnica dello spaccio itinerante, cambiando luoghi di incontro e usando WhatsApp con linguaggio in codice. Avevano individuato quattro canali di approvvigionamento riconducibili a persone di origine albanese, nordafricana e alla criminalità organizzata campana. Il gruppo, secondo gli inquirenti, esercitava un controllo serrato del territorio, conosceva le targhe dei veicoli civetta delle forze dell'ordine e poteva contare su fiancheggiatori pronti a dare l'allarme.

Le indagini hanno portato a cinque arresti in flagranza, al sequestro di 300 grammi di cocaina e due chili tra hashish e marijuana, alla contestazione di circa 200 cessioni di stupefacente. È stato anche sventato un tentativo di furto con esplosivo a un bancomat di Recanati (Macerata). Durante le operazioni sono state sequestrate tre armi con matricola abrasa: due fucili, un revolver e una pistola Beretta calibro 9x21 con 80 proiettili. 

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