Breaking bad alla calabrese: ad Ardore una raffineria per produrre cocaina con la ricetta dei chimici colombiani
Nell’inchiesta della Procura di Brescia i contatti tra reggini e sudamericani per avviare il laboratorio artigianale. I tecnici ospitati nella Locride prima del sequestro dei macchinari e di 34 chili di polvere bianca
di Pablo Petrasso
Il laboratorio clandestino per sfornare cocaina direttamente in Calabria è stato allestito nel 2023 in provincia di Reggio Calabria. A ciascuno il proprio ruolo: Giovanni Pizzata (62 anni, di San Luca) sarebbe il promotore dell’iniziativa, Renato Audino (62 anni, di Bovalino) il custode-installatore. I due chimici sarebbero invece i colombiani Antonny Fernando Benavides Delgado e Jorge Andres Acevedo Henao. La campagna del Reggino come la giungla amazzonica o il set di Breaking Bad: non è durata a lungo, la raffineria è stata sequestrata – assieme a 34 chilogrammi di polvere bianca – il 27 aprile 2023. Per Audino e Acevedo Henao quello stop coincide anche con l’arresto.
Maxi traffico di droga a Brescia, il ruolo della ’ndrangheta e la raffineria clandestina con tecnici colombiani in Calabria – NOMI«Tu capisci italiano?»: l’ospite colombiano ad Ardore
«Tu non capisci italiano?». «No, spagnolo». «Ah, Spagna?». «Io ti lascio le chiavi di casa». Sono le intercettazioni a mettere gli investigatori sulla strada del patto tra calabresi e colombiani. Dall’ascolto delle conversazioni salta fuori che Audino, su indicazioni di Pizzata, ospita nella propria casa di Ardore un cittadino colombiano.
L’ospite sudamericano arriva a casa e si riposa: il giorno dopo i due andranno a comprare una Sim card italiana per rendere più facili le comunicazioni. Serve un telefono: «Domani sera te lo porto – dice Audino – domani poi quando viene lui, lui vede cosa ti serve». Lui sarebbe proprio Giovanni Pizzata che, in effetti, in quel momento si trova a Roma.
Gli investigatori continuano ad ascoltare: per loro è chiaro che Audino e il colombiano «stessero montando un’apparecchiatura meccanica in attesa di iniziare un lavoro su indicazione di una terza persona che sarebbe giunta la sera del giorno seguente».
Il lavoro non è semplice perché quel macchinario è diverso da quello utilizzato nel suo paese dal cittadino sudamericano. L’acquisto della Sim serve anche per permettere al tecnico di comunicare con un suo “collega” in Colombia e venire a capo delle difficoltà tecniche. È questo il passaggio in cui – grazie al trojan inoculato nel telefono di Audino – viene identificato Benavides Delgado che fornisce come luogo di residenza un indirizzo che coincide con quello di Audino.
Il laboratorio artigianale della cocaina ad Ardore
Il trojan fornisce altre informazioni: una volta tornati a casa, i due avrebbero parlato delle «fasi propedeutiche all’allestimento del laboratorio artigianale per lavorazione della cocaina e, in particolare», con tanto di riferimenti al materiale mancante perché il dispositivo potesse essere definitivamente operativo. Benavides spiega che la macchina (cioè la pressa idraulica) è già montata mentre gli mancherebbero «un paio di cosette»: la «polvere che si deve aggiungere», poi «le ragazze» e «il taglio».
La traduzione degli inquirenti è che Benavides chiedeva di accelerare con le operazioni di preparazione della raffineria perché voleva rientrare al più presto in Sudamerica. Restano più a lungo in Italia avrebbe gettato a mare due progetti già avviati in Colombia.
Fervono i preparativi per acquistare il materiale mancante e avviare la produzione: arrivano uno scatolone bianco e rosso con l’effigie di un forno a microonde, una bacinella in acciaio, una bacinella in plastica di colore blu e uno scatolone bianco e verde. Si tratta – evidenzia il gip di Brescia nell’ordinanza di custodia cautelare – dello stesso materiale fotografato il 27 aprile 2023 durante il sequestro operato dalla Polizia ad Ardore.
Nei giorni in cui prosegue l’installazione della raffineria di coca, Audino si preoccupa che Benavides non si faccia vedere da nessuno: «Non ti devono vedere… persone non devono vedere te».
Il nuovo tecnico arrivato dalla Colombia
La lavorazione della cocaina può iniziare ma il tecnico colombiano deve tornare in patria: Audino si occupa della logistica e acquista un biglietto con destinazione Roma Tiburtina. Intanto Pizzata rientra in Calabria: secondo l’accusa lo fa per verificare che il laboratorio artigianale per la lavorazione della cocaina funzioni e per pianificare fasi successive dell’attività. La fase due dell’operazione – lo ipotizzano i magistrati ascoltando le conversazioni – sarà affidata a un altro colombiano, un sostituto di Benavides che arriva qualche giorno dopo.
Appena mette piede ad Ardore, l’uomo chiede ad Audino se ha a disposizione dell’ammoniaca per verificare la percentuale di purezza della cocaina.
Il blitz ad Ardore e il sequestro
L’attività riprende ma non dura molto. Gli investigatori vivono in dirette quei momenti e decidono di intervenire quanto Audino arriva con due grosse borse in plastica telata «del tutto simili a quelle rinvenute, successivamente, all’interno dello stabile (durante il sequestro, ndr) e contenenti ciascuna 6 panetti di cocaina da 1 chilogrammo ciascuno». Nella casa di campagna di Audino, appunta il gip, «era stato effettivamente approntato un vero e proprio laboratorio artigianale idoneo per le fasi di raffinazione, lavorazione, taglio e confezionamento della cocaina». Le manette scattano ai polsi di Audino e del nuovo tecnico colombiano, sorpresi mentre erano intenti a lavorare un «ingente» quantitativo di droga.
È la fine del Breaking Bad alla calabrese con la coca al posto delle metamfetamine. I verbali di sequestro parlano di 34 chili di cocaina, 11 circa di sostanza da taglio, 250 litri di acetone, una pressa idraulica di grosse dimensioni, frullatori, un forno a microonde, bilance e altre attrezzature tutte funzionali alla realizzazione delle fasi di raffinazione e lavorazione della polvere bianca. C’è anche la ricetta con le proporzioni da seguire per ottenere il prodotto perfetto: è scritta a mano su preziosissimo un foglietto rinvenuto in casa.