Breaking Bad alla crotonese, l’impresa familiare dello spaccio di droga a Isola Capo Rizzuto: ecco i ruoli e le accuse
Stop ai traffici dalla Locride dopo il blitz della Dda di Catanzaro. Le intercettazioni tra i fratelli Gualtieri e le perquisizioni che hanno svelato il sistema. Il linguaggio in codice degli indagati che smerciavano stupefacneti anche mentre si trovavano ai domiciliari
Cento agenti in campo dall’alba, 10 misure cautelari, 22 indagati e un freno al traffico di droga dalla Locride al Crotonese. La Dda di Catanzaro ha sgominato una gang che riforniva di cocaina, marijuana e hashish Isola Capo Rizzuto al termine di due anni circa di approfondimenti investigativi.
Le attività avviate a inizio 2024 dalla Squadra Mobile di Crotone si sono concentrate sui fratelli Raffaele e Paolo Gualtieri, ritenuti al centro della gestione di un vasto traffico di sostanze stupefacenti a Isola Capo Rizzuto. Gli inquirenti hanno ricostruito l’esistenza di un gruppo organizzato a conduzione familiare, dedito allo spaccio di cocaina e hashish, con base operativa nell’abitazione di Raffaele Gualtieri.
Il gruppo familiare e lo spaccio al minuto
Secondo quanto emerso dalle indagini, Raffaele Gualtieri sarebbe stato a capo di un sodalizio composto dal fratello Paolo, dalla moglie Giuseppina Muto, dal cugino Francesco Bruno alias Pocket Coffee e da altri soggetti con ruoli operativi minori, tra cui Gaetano Maesano e Damiano Mellace. Questi ultimi si occupavano dello spaccio al minuto, vendendo quotidianamente ingenti quantitativi di droga a una vasta platea di assuntori.
Canali di approvvigionamento della cocaina e dell’hashish
Gli investigatori hanno accertato che la cocaina sarebbe stata fornita principalmente da Francesco Laratta “Checco”, coadiuvato da Domenico Soda alias Dodò. Altri canali di rifornimento erano rappresentati da Armando Bevilacqua, detto Bacco, e da Massimo Mazzaferro, fornitore con radici nella Locride. Proprio Mazzaferro, in un’occasione, avrebbe consegnato un chilogrammo di cocaina, poi sequestrato il 30 luglio 2024.
L’hashish, invece, proveniva – sempre secondo l’accusa – da Armando Bevilacqua, soggetto noto alle forze dell’ordine e residente nel cosiddetto rione zingari di Crotone.
Il blitz del 27 marzo e il sequestro di droga e armi
Il 27 marzo 2024, la Guardia di Finanza di Crotone ha effettuato un controllo presso l’abitazione di Raffaele Gualtieri, sorprendendo i due fratelli mentre confezionavano sostanza stupefacente. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 524,5 grammi di cocaina, 2.438 grammi di hashish e una pistola revolver calibro 45. I due sono stati arrestati e successivamente sottoposti agli arresti domiciliari.
Spaccio attivo anche durante i domiciliari
Nonostante la misura cautelare, l’attività di spaccio non si sarebbe mai arrestata. Secondo gli investigatori, presso l’abitazione di Raffaele Gualtieri continuavano ad arrivare quotidianamente numerosi clienti, ai quali lo stesso o i suoi familiari cedevano cocaina, dimostrando l’esistenza di un’organizzazione strutturata e ben collaudata.
Ruoli e compiti all’interno dell’organizzazione
Francesco Bruno alias Pocket Coffee si sarebbe occupato delle consegne sul territorio di Isola Capo Rizzuto, mentre Giuseppina Muto si sarebbe occupata della preparazione delle dosi e alla gestione della contabilità. Altri familiari, tra cui la madre Daniela Bruno, sarebbero stati coinvolti in attività di supporto logistico. Gaetano Maesano avrebbe svolto anche il ruolo di pusher, mentre Damiano Mellace sarebbe stato incaricato di testare la qualità della sostanza stupefacente.
Nuovi arresti e coltivazioni di marijuana
Il 5 maggio 2024 è stato arrestato Domenico Soda mentre trasportava 160,05 grammi di cocaina destinati, sempre secondo l’accusa, a Raffaele Gualtieri. Il 30 luglio 2024, quest’ultimo è stato nuovamente arrestato con oltre 1,2 chilogrammi di cocaina nascosti in un garage.
Le indagini hanno inoltre svelato un gruppo dedito alla coltivazione di marijuana, che sarebbe stato gestito da Vincenzo e Giuseppe Verterame, entrambi indagati a piede libero, con il supporto di altri soggetti. Sono state individuate e sequestrate due piantagioni, una da 72 e l’altra da 165 piante.
Intercettazioni e linguaggio in codice
Il monitoraggio delle utenze telefoniche ha permesso di documentare un linguaggio esplicito e privo di particolari cautele. Gli indagati utilizzavano il termine “minuti” (da cui Last Minute, nome dato all’inchiesta) per indicare il valore economico della droga richiesta.
Ecco uno dei dialoghi intercettati:
Gualtieri: Cugino mio! – Uomo: Ohi cugì "20 minuti" buoni buoni eh? – Gualtieri: Devi chiamare all'altro numero, sono già a casa io non sai!
La gestione delle consegne e dei pagamenti
Le conversazioni dimostrano anche la stretta collaborazione tra i fratelli Gualtieri nella gestione delle consegne:
Raffaele: 25 euro a zio Raffaele glieli hai portati? – Paolo: no, gliene devo mandare 1… 1 è pagato già – Raffaele: ah 1 è pagato, ciao – Paolo: 1 lo ha pagato a me, ora ne deve avere un altro, se andate a portarglielo non gli dobbiamo dare nulla più – Raffaele: sta andando.
Video-riprese, sequestri e intercettazioni confermerebbero, per gli inquirenti, la continuità e l’organizzazione dell’attività di spaccio.