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23/06/2026 ore 11.49
Cronaca

Calabria disarmata davanti al prossimo ciclone: un solo cantiere concluso su 19, bocciata la richiesta di 60 milioni al Pnrr

La risposta della Regione all'interrogazione di Ernesto Alecci (Pd) fotografa anni di ritardi nella difesa dall'erosione costiera. I fondi europei 2014-2020 sono scaduti, tredici interventi cercano ancora coperture finanziarie e una proposta è stata respinta. Intanto il mare continua ad avanzare

di Pablo Petrasso

C'erano 65 milioni di euro, diciannove interventi programmati e l'obiettivo dichiarato di mettere in sicurezza alcuni dei tratti più fragili del litorale calabrese. Oggi, a distanza di quasi un decennio dall'assegnazione delle risorse, il bilancio restituisce un'immagine molto diversa: un solo intervento completato, dieci opere ancora in progettazione esecutiva, sei ferme addirittura alla fase di individuazione degli interventi da realizzare e tredici cantieri che non dispongono più di una copertura economica certa.

È il quadro che emerge dalla risposta della Giunta regionale all'interrogazione del consigliere Ernesto Alecci sullo stato della difesa costiera in Calabria, una vicenda che racconta non soltanto i ritardi della macchina amministrativa, ma anche le difficoltà di una regione chiamata a confrontarsi con un fenomeno che accelera anno dopo anno sotto la spinta dei cambiamenti climatici.

La storia parte nel 2017, quando il Programma operativo Fesr 2014-2020 destina circa 65 milioni di euro a un pacchetto di diciannove opere di protezione costiera. Le procedure vengono avviate formalmente nel 2020, ma l'avanzamento reale procede con estrema lentezza. Nel frattempo è arrivata anche la scadenza delle risorse europee, fissata al 31 dicembre 2023, lasciando molti interventi in una sorta di limbo amministrativo e finanziario.

Ad oggi, la Regione afferma di avere garantito nuove coperture soltanto per cinque interventi, attraverso la programmazione comunitaria 2021-2027, per un importo complessivo di circa 35 milioni di euro. Tutti gli altri attendono ancora l'individuazione di finanziamenti compatibili, in un contesto aggravato dall'aumento generalizzato dei costi delle materie prime e delle lavorazioni.

Ma il dato forse più significativo riguarda una strada che avrebbe potuto alleggerire almeno in parte il problema delle risorse.

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La richiesta (bocciata) di 60 milioni dal Pnrr

Il Dipartimento regionale aveva infatti quantificato un fabbisogno aggiuntivo di circa 60 milioni di euro da candidare al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una proposta che, però, non ha superato il vaglio degli «organismi competenti» (la risposta all’interrogazione non specifica quali, ndr) e non è stata finanziata. Una decisione che ha lasciato scoperto un segmento importante della programmazione, costringendo l'amministrazione a cercare altre fonti economiche in una fase nella quale i costi delle opere risultano ormai sensibilmente superiori a quelli previsti nei quadri economici originari.

La Regione attribuisce buona parte delle difficoltà a procedure autorizzative complesse, che coinvolgono pareri paesaggistici, ambientali e archeologici, soprattutto nei tratti costieri ricadenti in aree sottoposte a tutela.

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Accanto alla burocrazia, però, emerge una criticità molto concreta e meno nota: la Calabria rischia di non avere più i materiali necessari per costruire le proprie opere di difesa.

Le cave regionali di prestito risultano in molti casi chiuse, esaurite o incapaci di fornire quantitativi adeguati di massi ciclopici. Per realizzare scogliere e pennelli diventa quindi necessario approvvigionarsi in altre regioni, con trasporti che possono avvenire anche via mare. Una scelta obbligata che, secondo gli uffici tecnici, può determinare incrementi di costo fino al cinquanta per cento rispetto alle stime iniziali, imponendo continue revisioni progettuali e alimentando il rischio di contenziosi con le imprese appaltatrici.

Nel frattempo, gli eventi estremi continuano a mettere sotto pressione un sistema già fragile.

Ciclone Harry, il nuovo Piano 

Il passaggio del ciclone Harry, a partire dal 18 gennaio scorso, ha reso necessario predisporre un Piano speditivo per la gestione dei sedimenti, approvato soltanto a metà maggio 2026. Lo strumento consente di utilizzare i depositi fluviali per interventi urgenti di ripascimento delle spiagge maggiormente danneggiate dalle mareggiate. Contestualmente è stata prevista la definizione di un piano dedicato al cosiddetto "rischio residuo", con l'obiettivo di censire infrastrutture, attività economiche e beni esposti ai fenomeni erosivi.

Anche la pianificazione di lungo periodo appare ancora incompiuta.

Master Plan approvato nel 2014 in fase di revisione

Il Master Plan delle coste, approvato nel 2014, è oggi in fase di revisione da parte dell'Autorità di Bacino dell'Appennino Meridionale. La Regione lo definisce un documento «aperto» e caratterizzato da una «progettazione dinamica», capace di adattarsi ai mutamenti del quadro conoscitivo e agli effetti del cambiamento climatico. Una definizione che, però, lascia ancora senza risposta la domanda principale: quando sarà disponibile una nuova strategia organica e aggiornata per la protezione del litorale calabrese?

Resta poi il nodo della trasparenza.

Da circa un anno è in fase di implementazione un database destinato a cartografare opere esistenti, livelli di rischio e criticità dei diversi tratti costieri. Tuttavia il sistema non è ancora consultabile dai cittadini e la sua pubblicazione avverrà soltanto attraverso «step progressivi», una volta completata la raccolta delle informazioni.

È l'immagine di una regione che continua a inseguire le emergenze. Con risorse scadute, progetti incompleti, occasioni di finanziamento perdute e un mare che, nel frattempo, continua lentamente a guadagnare terreno.