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10/01/2026 ore 15.07
Cronaca

Can Yaman arrestato per droga a Istanbul, ma andrà in onda a C’è posta per te: il caso che imbarazza la tv italiana

Fermo nella notte in una retata antidroga tra vip e locali notturni: l’attore di Sandokan finisce al centro di un’inchiesta pesante. E in Italia va comunque in prima serata: Mediaset conferma la presenza: puntata registrata prima, ma la domanda resta una sola, ed è scomoda

di Luca Arnaù

La notizia arriva nella notte, con la brutalità di quelle cose che non si riescono a “gestire” con un comunicato e due sorrisi. Can Yaman, volto simbolo del successo turco in Italia e protagonista di Sandokan, è stato arrestato a Istanbul nell’ambito di un’indagine che, secondo quanto riportano i media turchi, riguarda traffico e consumo di sostanze stupefacenti in un circuito che coinvolgerebbe personaggi famosi, giornalisti e vip della metropoli sul Bosforo. Una vicenda già enorme di suo, che però in Italia diventa ancora più esplosiva per un motivo preciso: Mediaset conferma la sua presenza a C’è posta per te e manda in onda il segmento come se nulla fosse.

Can Yaman, l’attore di Sandokan arrestato in Turchia: coinvolto in un’inchiesta su un traffico di droga 

Ed è qui che la cronaca giudiziaria si trasforma in questione morale. Perché non stiamo parlando di un pettegolezzo da backstage o di una scivolata di immagine. Si parla di accuse e ipotesi di reato che, sempre secondo le ricostruzioni della stampa turca, ruotano attorno a droga e a un’indagine più ampia che comprende anche contestazioni gravissime come l’agevolazione dell’uso di sostanze e, nel perimetro dell’inchiesta, perfino aspetti legati alla prostituzione e alla messa a disposizione di luoghi. In un contesto del genere, la scelta di far comparire comunque una celebrità in prima serata non è solo “palinsesto”: è un segnale. È un modo di dire al pubblico che lo spettacolo viene prima di tutto, persino quando le notizie che arrivano da fuori dicono il contrario.

Secondo quanto diffuso dai giornali turchi, il fermo sarebbe avvenuto durante una retata scattata dopo la mezzanotte e concentrata su nove locali notturni di Istanbul. L’operazione avrebbe portato ad arresti tra pusher, gestori e persone presenti nei club, con il fermo di sette persone nel gruppo in cui sarebbe finito anche Yaman. Tra gli arrestati viene citata anche l’attrice Selen Gorguzel, oltre ad altre figure legate al mondo dei locali e del web. Gli arrestati, sempre secondo quanto riportato, starebbero effettuando test presso l’Istituto di medicina forense per verificare se e quali sostanze siano state assunte.

Un dettaglio, però, viene sottolineato dalla stampa turca: Can Yaman non sarebbe stato destinatario di un ordine di arresto specifico nell’ambito dell’indagine. Il fermo, si legge, sarebbe scattato in flagranza dopo il ritrovamento di alcune dosi durante il controllo nel locale in cui si trovava. Si parla anche di una soffiata che avrebbe indirizzato gli agenti. Elementi che non assolvono nessuno e non condannano nessuno, ma che dicono una cosa semplice: la storia è in movimento, e proprio per questo richiederebbe cautela, misura, senso del limite.

In Italia, quella cautela sembra dissolversi dentro la logica della tv evento. Can Yaman qui non è un attore “qualsiasi”: è un fenomeno mediatico. Ha costruito un rapporto fortissimo con il pubblico italiano, anche grazie a un italiano perfetto e a una presenza costante tra fiction, spot e ospitate. È passato dalle serie che lo hanno reso popolare a produzioni di maggiore peso, fino al titolo più delicato di tutti: Sandokan, un personaggio che in Italia non è solo intrattenimento, ma memoria televisiva, mito popolare, nostalgia nazionale. Ed è proprio questa aura a rendere l’arresto più rumoroso: non cade un uomo, cade un’immagine.

Ed eccoci al punto: cosa fa la televisione italiana quando il mito si incrina? Secondo quanto comunicato, Mediaset non cambia programmazione e conferma la messa in onda di C’è posta per te con Can Yaman, motivando la scelta con il fatto che la puntata è stata registrata nei giorni scorsi, prima dell’arresto. Tecnicamente, è una giustificazione: non si può tornare indietro nel tempo, il contenuto era già pronto. Ma sul piano etico è un’altra cosa, perché la tv non è un archivio che manda “solo” un file: è un dispositivo che decide ogni sera che cosa è opportuno, che cosa è accettabile, che cosa è “normale” da vedere e applaudire.

In un Paese in cui si invoca spesso il rigore, in cui si condannano con facilità gli “esempi sbagliati”, in cui si pretende morale pubblica da chiunque finisca sotto i riflettori, l’idea che un volto coinvolto in un’inchiesta per droga vada comunque in onda, in prima serata, dentro uno dei programmi più familiari e trasversali della televisione generalista, suona come una stonatura clamorosa. Non perché una persona vada condannata in anticipo: il garantismo non è un optional. Ma perché esiste un’altra responsabilità, diversa da quella penale, che è responsabilità editoriale. E quella sì, la si esercita in tempo reale.

La sensazione, spiacevole, è che il sistema funzioni sempre allo stesso modo: quando la celebrità porta ascolti, la prudenza diventa un dettaglio. Il pubblico, invece, resta con due messaggi contraddittori in mano. Da una parte, la gravità delle accuse riportate e l’immagine di un arresto nella notte di Istanbul; dall’altra, la patina rassicurante dello studio televisivo, la musica, l’applauso, la normalità confezionata. Come se la realtà fosse solo una notifica sul telefono e non qualcosa che dovrebbe incidere sulle scelte di chi fa informazione e intrattenimento.

La vicenda di Can Yaman, al momento, è ancora tutta da definire nei suoi sviluppi giudiziari. Ed è giusto che sia così: prima i fatti accertati, poi le conclusioni. Ma sul piano morale la domanda è già sul tavolo e non riguarda lui soltanto. Riguarda noi, riguarda la tv, riguarda il modo in cui decidiamo cosa merita visibilità e cosa no. E soprattutto riguarda una frase non scritta, ma chiarissima, che certe scelte finiscono per consegnare allo spettatore: qualunque cosa accada, lo show deve andare avanti. Anche quando il prezzo è far finta di non vedere.

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