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05/09/2026 ore 16.14
Cronaca

Caporalato nella Sibaritide, il gip di Castrovillari non convalida il fermo per 10 indagati: tornano liberi - NOMI

Secondo il giudice non vi erano i presupposti per gli arresti: «È passato molto tempo dai reati contestati e i riferimenti alla strage di Amendolara sono solo suggestioni»

di Alessia Truzzolillo

Il gip di Castrovillari Carmen Lodovica Bruno ha emesso un’ordinanza nei confronti di dieci tra i 20 indagati tratti in stato di fermo lo scorso mercoledì dalla Dda di Catanzaro. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla riduzione in schiavitù, sfruttamento del lavoro, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I fatti contestati sarebbero stati compiuti tra il 2019 e il 2025/26.

Il gip non ha convalidato il fermo e ha ordinato l’immediata liberazione di Adnan Afzal, Zeeshan Ahmad, Jawad Ali, Raza Ali, Sher Dil, Basharat Hussain, Bilal Mushtaq, Naveed Hussain, Zain Subhani e Sultan Zahid. Gli indagati sono difesi di fiducia dagli avvocati Andrea Ponzo e Andrea Garofalo.

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Il gip Bruno ha poi dichiarato la propria competenza funzionale disponendo la trasmissione degli atti al pm competente.
Tra le ragioni che hanno spinto il giudice a non convalidare il fermo dei 10 indagati vi è il fattore tempo: «il lungo periodo di tempo trascorso dalla commissione dei fatti agli stessi rispettivamente ascritti, il requisito della attualità del pericolo appare insussistente». Secondo la giurisprudenza, riporta il gip, per incorrere nell’attualità del pericolo «non è sufficiente la sola gravità del fatto o i precedenti penali». «Il tempo trascorso dai fatti – continua il giudice – non è stato colmato da indici oggettivi di persistenza del rischio né risulta individuabile un’occasione prossima per condotte della stessa specie».

«La Procura, invero – prosegue il gip –, non ha rappresentato nella richiesta che gli indagati siano ancora attivi nel campo della intermediazione illecita del lavoro e neppure che svolgano attività lavorativa in ambito agricolo, sicché appare arduo sostenere che vi sia il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato».
Infine il giudice fa un severo richiamo alle correlazione riportate nel fermo tra i fatti contestati e la strage di Amendolara: «Il richiamo ai gravi fatti di Amendolara, in assenza di qualsivoglia elemento di collegamento tra gli odierni fermati e gli autori del plurimo omicidio, costituisce una mera suggestione inidonea a giustificare l’emissione della misura cautelare; invero non si vede come un condotta posta in essere da persone diverse dai fermati possa rappresentare “riscontro” al pericolo di reiterazione del reato da parte dei predetti (gli indagati di questo procedimento, ndr) accomunati ai primi (gli indagati di Amendolara, ndr) dalla sola nazionalità».