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03/02/2026 ore 09.32
Cronaca

Carabiniere suicida a Lamezia, il mistero fitto e le lacrime di Acquafredda: «Battista sempre pronto ad aiutare tutti»

Nella piccola frazione in cui Mastroianni era tornato a vivere dopo essere cresciuto a Nord nessuno si capacita del suo gesto. La comunità è stretta attorno alla famiglia che cerca risposte dall’analisi del telefono della vittima. Oggi l’autopsia

di Alessia Truzzolillo

Ad Acquafredda nessuno riesce a credere che Battista Mastroianni, brigadiere di 39 anni morto la notte tra il 30 e il 31 gennaio, avesse in animo di togliersi la vita. Molti lo avevo salutato con la promessa di vedersi il giorno dopo. La piccola frazione collinare di Lamezia Terme si è stretta a lutto intorno ai genitori del militare. Come tante altre persone di Acquafredda anche i coniugi Mastroianni erano emigrati al nord per lavorare, e Battista, primogenito, era cresciuto con suo fratello in provincia di Alessandria. Aveva deciso di entrare nell'Arma e aveva inizialmente lavorato al Nord per poi spostarsi nella Locride e nel Reggino.

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Il Comune di Caulonia, guidato da Franco Cagliuso, ha fatto affiggere manifesti in sua memoria. «La notizia della sua improvvisa scomparsa ci addolora profondamente – ha commentato il primo cittadino – Battista Mastroianni è stato un uomo delle istituzioni capace di unire rigore e sensibilità, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo. La sua presenza discreta ma costante resterà un ricordo indelebile per tutta Caulonia».

Chi lo conosceva bene racconta che «la gente lo chiamava anche se non funzionava lo sportello del bancomat. E lui andava, perché Battista era una persona fondamentalmente molto buona e rispettosa, un gran lavoratore che con il suo modo di fare aveva conquistato l'affetto di tutto il paese».

Da qualche anno i genitori erano tornati ad Acquafredda e lui lì tornava dal servizio anche per prendersi cura del nonno novantenne.

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Su una strada periferica che, probabilmente, conduce alla frazione collinare, qualcosa è accaduto la notte tra il 30 e il 31 gennaio. Secondo fonti ufficiali, Battista Mastroianni è stato fermato, non si sa bene dove, dai carabinieri di Lamezia che lo hanno invitato a raggiungerli in caserma per chiarire «i motivi della sua presenza in quel determinato luogo».

Ma perché? E perché, se Mastroianni si è qualificato come collega, ma qualcosa non quadrava agli occhi dei militari che lo avevano fermato, è stato lasciato in possesso dell'arma di ordinanza? La stessa arma che ha usato pochi minuti dopo contro se stesso.

Battista Mastroianni, mentre seguiva i carabinieri verso la caserma, ha accostato la propria vettura a bordo strada, in via delle Terme, vicino al cimitero di Sambiase, e si è sparato.

La Procura di Lamezia ha aperto un'indagine. Oggi sarà eseguita l'autopsia, a Germaneto, ed è stato inoltre dato ordine di analizzare i cellulari della vittima in cerca di risposte. Anche la famiglia, assistita dagli avvocati Ilario Circosta e Giuseppe Calderazzo, cerca risposte. Per le analisi sui cellulari ha nominato come perito di parte Antonio Andrea Miriello. Si spera che qualche dato emerga e aiuti a fornire risposte a questo giallo.

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