Caro benzina, la rabbia dei calabresi: «15 euro per 7 litri e mezzo. Non ce la facciamo più»
Fare il pieno è diventato un lusso. In Calabria il caro carburanti pesa sempre di più sulle tasche degli automobilisti, costretti a ridurre gli spostamenti e a fare i conti con prezzi che rendono anche un normale rifornimento una spesa difficile da sostenere
«Sono davvero arrabbiato, non ce la facciamo più. La gente è esasperata». È la voce di uno degli automobilisti alle prese con il prezzo della benzina. Per molti, ormai, il problema non è soltanto quanto costa riempire il serbatoio, ma decidere quali spostamenti siano davvero necessari.
«Gente esasperata, rassegnata, che ogni giorno deve decidere cosa tagliare. È insostenibile la cosa, specialmente per noi che lavoriamo con i mezzi, che andiamo in giro, non si può andare avanti così».
Poi mostra il rifornimento appena effettuato: «Questa macchina qui va a benzina, ho fatto 15 euro».
Una cifra che, con i prezzi attuali, permette di percorrere appena pochi chilometri. «Come potete vedere, guardate i litri, sono 7 litri e 50, ok? 1,99 la benzina, per non parlare del diesel».
Il carburante resta però una necessità difficile da evitare, soprattutto per chi deve utilizzare l'auto per lavoro o per percorrere lunghe distanze.
«Dobbiamo comunque farla, sennò non è che possiamo camminare a piedi, per andare a lunghe distanze. Bisogna limitarsi proprio, giusto, la macchina non si prende per le esigenze».
«Al mare non ci va più nessuno»
Il caro carburanti finisce così per incidere anche sulle abitudini estive. Per alcune famiglie, anche una giornata al mare diventa una spesa da valutare con attenzione.
«Purtroppo sono dovuto venire per forza, no, si evita. Al mare chi ci va, non ci va più nessuno. Sono al 100% arrabbiato per questo scandalo che stanno facendo per la benzina».
Dietro la rabbia c'è la sensazione di non avere alternative: l'auto serve per lavorare, per raggiungere i luoghi di studio, per fare la spesa o semplicemente per muoversi fuori dai centri urbani. Ma ogni viaggio significa mettere mano al portafoglio.
Anche i benzinai finiscono nel mirino
A pagare le conseguenze della situazione sono anche i titolari degli impianti di distribuzione. I benzinai si trovano infatti tra gli aumenti dei prezzi e la protesta degli automobilisti, spesso riversata direttamente sui gestori.
«I prezzi sono prezzi imposti dalla compagnia petrolifera, non c'è nessun sciacallaggio, ecco».
Una precisazione che nasce dalla necessità di chiarire un equivoco: secondo i gestori, il prezzo alla pompa non dipende da una decisione autonoma del singolo benzinaio.
«La cosa che dispiace tanto è che molti automobilisti arrabbiati non riescono nemmeno a capire che i benzinai non c'entrano nulla».
Anzi, spiegano gli operatori, l'aumento dei prezzi sta producendo un effetto negativo anche sulla loro attività.
«Anzi, noi stiamo lavorando di meno, perdiamo vendite ogni giorno, la situazione è tragica davvero, le persone sono stanche».
Una spirale che sembra non arrestarsi e che alimenta la frustrazione tanto tra chi deve fare rifornimento quanto tra chi gestisce un distributore.
«Una corsa al rialzo che non si ferma, la gente stanca, rassegnata, resta solo da guardare il contatore girare, sperando che il mese prossimo vada meglio».
Ed è proprio quel contatore a raccontare, più di qualsiasi altra cosa, l'impatto del caro carburanti: pochi litri, tanti euro e la necessità di scegliere ogni giorno se e quando utilizzare l'auto.