Caso Festival di Spoleto, Oliverio: «Ignorate le sentenze penali e i risultati ottenuti. Ricorrerò in Cassazione»
Dopo la condanna definitiva per danno erariale, l’ex presidente della Regione Calabria difende la scelta promozionale e parla di un evidente errore da correggere: «Sono letteralmente allibito dalla lettura del provvedimento della (in)giustizia contabile»
L’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, annuncia ricorso in Cassazione contro la sentenza definitiva della Corte dei Conti che lo ha condannato al risarcimento del danno erariale nell’ambito della vicenda legata alla partecipazione della Regione al Festival dei Due Mondi di Spoleto. In una nota, Oliverio si dice «allibito» per la decisione della magistratura contabile, richiamando le due sentenze assolutorie ottenute in sede penale e sostenendo la piena legittimità delle scelte compiute per la promozione dell’immagine della Calabria.
Oliverio condannato in via definitiva: danno erariale dell’ex presidente della Regione Calabria per il caso Festival di Spoleto«Sono letteralmente allibito dalla lettura del provvedimento della (in)giustizia contabile, che ha condannato alla refusione delle spese legittimamente sostenute dalla Regione Calabria per la promozione della stessa nel contesto di un evento, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, di portata, appunto, mondiale. Ben due sentenze del Giudice Penale mi hanno mandato assolto con la formula più ampia del non aver commesso il fatto, dopo aver valutato le condotte come “cristalline”, ineccepibili dal punto di vista formale e sostanziale».
«Due sentenze (in primo grado e in appello) chiare, esaustive, riepilogative di fatti, elementi, prove documentali di notevole incremento delle presenze turistiche negli anni successivi nella nostra Regione – continua Oliverio – , passando da meno di 7 milioni a 9 milioni e 500 mila. Di tanto, ai sensi di legge e di giurisprudenza consolidate, avrebbe dovuto prender atto la giurisdizione contabile. Non è accettabile una sentenza che sembra voler sindacare nel merito le scelte politiche di sviluppo, ignorandone i benefici concreti per il territorio. Per queste ragioni, con la serenità di chi ha sempre operato nell’esclusivo interesse dei calabresi, annuncio che ricorrerò in Cassazione. La verità dei fatti, la cristallinità e legittimità del nostro operato, già nettamente acclarati dalle sentenze del Giudice Penale, meritano di essere riaffermate fino in fondo. L’evidente errore sarà portato all’attenzione della Suprema Corte di Cassazione che saprà, presto e bene, emendarlo».