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06/08/2026 ore 12.31
Cronaca

Catanzaro, chiuse le indagini sul crac di Fondazione Betania: 12 indagati per bancarotta, dissesto e autoriciclaggio - NOMI

Contestati il depauperamento del patrimonio, debiti fiscali e previdenziali per oltre 21 milioni di euro e trasferimenti di quasi 5 milioni

di Alessia Truzzolillo

La Procura di Catanzaro ha notificato a 11 persone fisiche e una persona giuridica, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell'ambito dell'inchiesta sul dissesto finanziario di Fondazione Betania Onlus, dichiarata in liquidazione giudiziale il 14 luglio 2023.
La conclusione indagini contempla tre nuovi indagati: Salvatore Cognetti, Giovanni Lacaria e Nicola Rotundo. Si tratta di membri del consiglio di amministrazione che nel corso del tempo avrebbero compartecipato al dissesto della società.
Il provvedimento firmato dal procuratore aggiunto Giulia Pantano e dai sostituti procuratori Saverio Sapia e Francesca Delcogliano delinea un quadro d'accusa che comprende i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione, dissesto cagionato da operazioni dolose, fino all’autoriciclaggio.

Gli indagati

Le indagini vedono coinvolti i vertici storici della Fondazione e l'amministratore delegato della controparte societaria. Tra le persone fisiche raggiunte dall'avviso di garanzia figurano Biagio Amato e Pietro Puglisi, entrambi in epoche diverse presidenti del consiglio di amministrazione dell'ente assistenziale catanzarese. Insieme a loro, sono indagati i consiglieri d'amministrazione Salvatore Cognetti, Antonio De Marco, Vincenzo Arturo Grillo, Giovanni Lacaria, Giuseppe Leone, Cesare Vincenzo Pelaia, Ivan Rauti e Nicola Rotundo. Nel registro degli indagati è iscritto anche Marco Zummo, nella sua veste di amministratore delegato di Karol spa e di Kbss srl, mentre sul piano societario la contestazione per la responsabilità amministrativa degli enti tocca direttamente la società Karol Betania Strutture Sanitarie srl.

Bancarotta fraudolenta

La prima contestazione mossa dagli inquirenti riguarda il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e chiama in causa Puglisi, De Marco, Grillo, Leone, Pelaia, Rauti e Zummo. Secondo l'ipotesi accusatoria, i vertici avrebbero distratto l'intero complesso aziendale della onlus in favore della neonata Karol Betania Strutture Sanitarie S.r.l., controllata al 51% da Karol spa e partecipata al 49% dalla stessa Fondazione. L'operazione di spoliazione si sarebbe concretizzata inizialmente il 15 giugno 2022 con la stipula di contratti di affitto di quindici rami d'azienda per un canone annuo di 200mila euro e di locazione degli immobili strumentali per 1,2 milioni di euro all'anno. Meno di un anno dopo, l'8 marzo 2023, un accordo integrativo privo di apparente giustificazione economica avrebbe esonerato totalmente la società beneficiaria dal pagamento dei canoni d'affitto per i primi tre anni e dei canoni di locazione per i primi quattro anni. Questa operazione avrebbe privato la Fondazione delle sue uniche fonti di sostentamento economico, determinando un danno patrimoniale quantificato in via prudenziale in almeno 7.200.000 euro.

In parallelo all'operazione di svuotamento dei rami d'azienda, la Procura contesta il reato di dissesto cagionato da operazioni dolose a carico di quasi tutti i componenti del consiglio d'amministrazione, inclusi Amato, De Marco, Grillo, Leone, Pelaia, Puglisi, Rauti, Lacaria, Rotundo e Cognetti. L'accusa in questo caso si concentra sul sistematico e massiccio inadempimento delle obbligazioni tributarie e previdenziali nel corso degli anni, che avrebbe provocato un accumulo di debiti erariali e previdenziali per la cifra monstre di 21.111.029 euro. A questo si sarebbero poi aggiunti sanzioni, interessi e oneri accessori per ulteriori 4.856.586,48 euro, un sovraccarico doloso che avrebbe trascinato irreversibilmente la Fondazione Betania verso il collasso finanziario.

L’autoriciclaggio

La terza accusa formulata dai magistrati è quella di autoriciclaggio ed è diretta nei confronti di Marco Zummo. Secondo la ricostruzione contabile della Guardia di Finanza, l'amministratore delegato, dopo aver cooperato nella distrazione del patrimonio della Onlus, avrebbe impiegato le risorse aziendali nell'attività economica di Karol Betania Strutture Sanitarie S.r.l. Successivamente, per ostacolare l'identificazione della provenienza illecita dei fondi, Zummo avrebbe trasferito a favore della controllante Karol spa la somma complessiva di 4.960.739,44 euro. Questi flussi finanziari sarebbero avvenuti attraverso due distinte modalità: oltre 3,9 milioni di euro tramite bonifici e registrazioni contabili con causali generiche (come anticipi, crediti o giroconti) in assenza di contratti o fatture giustificative, e poco più di un milione di euro registrato abusivamente nel conto dei crediti verso clienti terzi senza alcuna reale operazione commerciale.

Infine, le accuse colpiscono la società Karol Betania Strutture Sanitarie srl, chiamata a rispondere dell'illecito amministrativo dipendente dal reato di autoriciclaggio contestato a Zummo, in quanto le condotte criminose sarebbero state compiute nel diretto interesse e a vantaggio della società stessa.

Gli indagati hanno, ora, 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive e chiedere di essere ascoltati dagli inquirenti.
Nel collegio difensivo gli avvocati Giovanni Merante, Vincenza Matacera, Antonella Montesano, Francesco Iacopino, Antonino Matina, Nazzareno Latassa, Vittoria Trapasso, Alessia Mazza, Vincenzo Zummo e Fabio Ferrara.