Catanzaro in lutto, l’addio ad Anna e ai suoi piccoli Nicola e Giuseppe: «Ferita incancellabile nel cuore»
VIDEO | Alla basilica dell’Immacolata si sono celebrati i funerali delle tre vittime. Presenti anche i rappresentanti delle autorità locali. Nella sua omelia l’arcivescovo Maniago ha evidenziato il valore del silenzio. «Costruire società dove sia sempre più difficile sentirsi soli»
Silenzio e commozione hanno accolto i feretri sul sagrato della basilica dell’Immacolata a Catanzaro. Familiari, conoscenti e amici si sono riuniti davanti la chiesa in attesa dell’arrivo dei carri funebri. Le bare di Anna Democrito, 46 anni, e dei suoi due figli, Nicola e Giuseppe, di quattro mesi e quattro anni, hanno attraversato la navata e sono state collocate davanti all’altare, dinnanzi all’arcivescovo, Claudio Maniago, che ha officiato la messa.
Una intera città si è stretta al dolore di una famiglia, piegata da una tragedia inaspettata. Per l’intera giornata è stata infatti proclamato il lutto cittadino. Ai funerali hanno partecipato anche rappresentati delle autorità locali. Da Genova ha fatto rientro a Catanzaro anche Francesco Trombetta, marito e padre delle tre vittime, imbarcato nei giorni scorsi sull’aereo militare che ha trasportato la figlia, unica sopravvissuta, all’istituto pediatrico Gaslini. Quando le bare sono state tolte dai carri funebri è partito un applauso spontaneo, quella in cui giace il piccolo Nicola è stata portata in spalla dal padre.
Catanzaro in lutto, allestita la camera ardente per Anna Democrito e i piccoli Nicola e Giuseppe
Nella sua omelia il vescovo ha evidenziato il valore del silenzio dinnanzi ad una simile tragedia. «In questa celebrazione vogliamo affidare al cuore del Padre queste vite spezzate, e insieme pregare per chi resta: in particolare per Francesco che in un attimo ha perso la moglie e due figli ed è al capezzale della piccola Maria Luce che lotta fra la vita e la morte. Ci stringiamo a loro due con tutto l’amore di cui siamo capaci, perché ci auguriamo che sentano di non essere soli in questo momento così tragico».
La tragedia di Catanzaro: «Anna era stanca». Catechista, amata dai bambini della parrocchia, poi il buio del salto con i tre figliManiago ha aggiunto che sono tanti gli interrogativi che oggi si affollano davanti alle bare di Anna, Nicola e Giuseppe. In particolare, cercare di comprendere «la dinamica dell’incidente che li ha uccisi, le sue cause, cosa sia passato dalla testa e dal cuore di Anna in quel momento. Ma tutti sentiamo con chiarezza quanto fastidiosi siano questi interrogativi di fronte a un dolore così grande».
L’arcivescovo ha quindi evidenziato: «Non possiamo negare lo smarrimento e lo sconcerto che questo fatto ha prodotto in noi, e non possiamo negare che questo sconcerto abita il nostro cuore come una fonte amara, capace di avvelenare pensieri e sentimenti. Una volta di più ci siamo accorti quanto sia fragile la nostra vita: in un momento una misteriosa e imprevista eclissi nella nostra mente, può interrompere quell’avventura così grande che è un’esistenza umana fatta di affetti, di sentimenti, di progetti, di sogni. È un trauma che toglie per un attimo anche la capacità di pensare».
La piccola Maria Luce ricoverata a Genova, il primario: «Sottoposta a sofisticati monitoraggi»Un pensiero quindi Maniago l’ha rivolto al marito e padre delle vittime e alla piccola Maria Luce, ricoverata al Gaslini di Genova. «Sappiamo bene – ha detto il vescovo - che la morte delle persone che amiamo produce una ferita incancellabile nel cuore e quindi immaginiamo le ferite che state soffrendo in questo momento. Vorremmo esservi così vicini – con la preghiera e l’affetto – da lenire almeno un poco la vostra sofferenza.
Vorremmo che non vi sentiste soli nel vostro dolore, ma sapeste che la comunità cristiana vi è vicina, che la città vi è vicina, che tante persone di questo nostro paese condividono il vostro dolore e vi sono vicine. Il ricordo dei vostri cari defunti, vi spinga ad amarvi ancora di più, a rinnovare la fede in Dio e la speranza nella vita.
Carissimi, queste bare questa sera ci chiedono un rispettoso silenzio di fronte a una tragedia assoluta – ha quindi concluso l’arcivescovo -, ma al tempo stesso ci chiedono di non lasciar passare invano questo dolore, ma di trasformarlo in una attenzione più concreta e una maggior cura reciproca, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella nostra società. Ci domandano di fermarci a guardare meglio le nostre fragilità, i nostri figli, i nostri anziani, ma anche i nostri amici, i nostri vicini..…cercando di costruire insieme una società più accogliente, dove sia sempre più difficile sentirsi soli».