«Cerchiamo solo di regalare un sorriso»: a Sibari gli angeli del fango e la solidarietà di una comunità ferita che non si arrende
Cassano reagisce ai danni del maltempo con una mobilitazione senza precedenti. Volontari e scout gestiscono aiuti record in un silenzio operoso, trasformando la fatica in speranza concreta
Il fango ha il colore della resa, ma le braccia che lo spalano hanno il colore della speranza. Mentre il fiume Crati prova a riprendersi i suoi spazi, invadendo case e ricordi, la marea della solidarietà, opposta e silenziosa, sta risalendo la corrente.
Il sindaco Iacobini li ha definiti, con un misto di commozione e orgoglio, gli "angeli del fango". Sono giovani, meno giovani, residenti e persone arrivate dai comuni limitrofi, tutti uniti per strappare alla melma ciò che resta di una vita quotidiana bruscamente interrotta. Ma l’emergenza non si combatte solo in strada con gli stivali di gomma e le pale.
Un sostanziale aiuto arriva dal Centro Congressi di Sibari, trasformato in poche ore in un centro di raccolta e smistamento che viaggia a ritmi frenetici. Attraverso una sinergica collaborazione tra Comune, Caritas e Scout di Cassano, il centro è un viavai di mezzi e uomini. Qui, lontano dal rumore delle idrovore, si consuma un’altra battaglia, fatta di organizzazione e logistica.
Abusando, forse qui ci sono “angeli scaffalisti”, volontari che accettano e ripartiscono. Decine di volontari lavorano instancabilmente tra cataste di vestiti, pacchi di viveri e prodotti per l'igiene. Le donazioni che arrivano ad un ritmo impressionante generano un flusso di beni di prima necessità che ha superato ogni più rosea aspettativa, andando oltre l'immaginabile.
Ogni scatola o busta che arriva viene sezionata. Non c'è spazio per il caos, la priorità è far arrivare l'aiuto giusto alla famiglia giusta nel minor tempo possibile. Ciò che colpisce osservando il viavai nel centro congressi è il silenzio operativo. È una corsa contro il tempo che non lascia spazio alla commozione. Occhio vigile, gentile e accogliente, quello che cattura ogni sfumatura di aiuto, l’assessore Ottavio Marino è sempre presente come un papà che guida i figli nel tragitto della fatica.
Chi lavora qui racconta di non aver ancora avuto il tempo di piangere o di farsi scoraggiare dalla vista dei danni. «Non abbiamo tempo per commuoverci, ci penseremo dopo. Adesso c'è solo da fare» – sussurra Annalisa, una volontaria, mentre prepara, scarica, imbusta per l'ennesima “spedizione a domicilio”.
Lui è Andrea, scout da una vita, se non di più. Rigorosamente in tenuta, foulard e pantaloncino d’ordinanza che, solo in nel caso degli scout, non cozza contro l’eleganza con annessi scarponi. «La raccolta è in una prima fase di emergenza – ci dice Andrea - ma verrà ben strutturata nei prossimi giorni. Dall’Agesci, sia Calabria che nazionale, stiamo ricevendo tantissima solidarietà».
Poco lontano, tra gli indumenti da sistemare e quelli da catalogare, ecco lei, Giulia, che con serafica calma (apparente) è in prima linea sin dall’immediatezza dell’emergenza, che si concede una pausa giusto per parlare con noi: «Devo pensare a chi sta molto, ma molto, peggio di noi – confessa Giulia -, per cercare di regalare un sorriso, una speranza perché tutto si risolva nel miglior modo possibile e in breve tempo. Questo è quello che spinge tutti noi a fare volontariato – conclude allontanandosi per spacchettare altra merce - voler vedere di nuovo il sorriso sul volto di tutti quelli che adesso hanno perso tanto».
E potremmo continuare a sentire i pensieri di altri, di tanti altri, diventerebbe una impresa ciclopica perfino leggere tutto.
La stanchezza è visibile sui volti segnati dalle ore di lavoro, ma viene prontamente messa a tacere da un nuovo carico in arrivo o da una richiesta di aiuto che giunge dalle zone più colpite. Questa emergenza sta restituendo un’immagine potente del territorio: una comunità che, nel momento del bisogno, sa farsi corpo unico, unico strumento reale per ripartire. La furia del Crati ha distrutto molto, ma ha anche innescato una macchina della solidarietà che dimostra quanto la vicinanza umana sia più forte di qualsiasi esondazione. Sibari è ferita, è vero, ma le "tante braccia" tese verso chi ha perso tutto raccontano una storia di rinascita che è già iniziata.