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23/01/2026 ore 10.23
Cronaca

Ciclone Harry, associazioni e sindacati puntano il dito contro la politica: «Territori devastati e prevenzione assente»

Dalla costa alle aree interne della Calabria si spalano fango e macerie dopo l’ondata di maltempo annunciata. Le realtà territoriali in una nota congiunta chiedono interventi immediati, risorse per le famiglie colpite e un piano strutturale per la sicurezza del territorio

di Redazione Cronaca

Con le mani e i piedi nel fango, a Locri come a Catanzaro Lido, nelle aree interne e lungo le coste. È la fotografia della Calabria di queste ore che emerge dalla presa di posizione congiunta di associazioni, collettivi e sindacati calabresi, impegnati direttamente sui territori colpiti dal ciclone Harry. Un evento naturale atteso da giorni, tutt’altro che improvviso, che ha prodotto danni devastanti e riportato al centro il tema delle responsabilità politiche e dell’assenza di prevenzione.

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«Il ciclone Harry, come fenomeno naturale, non è conseguenza del maltempo, ma dei cambiamenti climatici che stanno interessando anche il Mediterraneo; la devastazione e il dramma sociale ed economico a cui stiamo assistendo in queste ore, invece, sono solo ed esclusivamente conseguenza dell’inazione della classe politica di ieri e di oggi».

Gli eventi estremi, sottolineano le realtà firmatarie, non sono più eccezioni: «Con il passare degli anni diventeranno la normalità, sono già una normalità». Una condizione che chiama direttamente in causa chi governa e chi ha governato il Paese e la Regione, colpevoli di non aver mai messo in campo «l’unica cosa che serve: un piano di investimenti pubblici per la cura e la messa in sicurezza del territorio, della nostra Calabria».

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Nel mirino finisce anche una gestione dell’emergenza: «Poi sono pronti a indossare la felpa della Protezione Civile e a fare appelli alla responsabilità e all’attenzione. Ma qui gli unici con senso di responsabilità siamo noi calabresi, che la mattina ci alziamo per andare a lavorare, mentre a Roma come alla Cittadella si ostinano a seguire priorità distanti dai nostri bisogni».

La Calabria reale, denunciano, chiede ben altro: «Ospedali, acqua corrente, trasporti efficienti, servizi nei piccoli comuni, una transizione energetica giusta». Le risposte, invece, sarebbero sempre le stesse: «Il rilancio del progetto fallito del Ponte sullo Stretto e miliardi su miliardi per il riarmo».

Sui territori, intanto, si continua a contare i danni e a spalare fango: «Siamo impegnati a capire come risollevarci economicamente dal dramma provocato da una classe dirigente inadeguata e colpevole».

Un passaggio netto è dedicato alle responsabilità politiche più alte: «Non dimentichiamo le immagini di queste ore. Meloni e Occhiuto, nei fatti negazionisti della crisi climatica, devono dare risposte qui e ora, risorse per le famiglie colpite e investimenti per la messa in sicurezza del territorio. Da queste priorità non si scappa».

L’appello finale è alla mobilitazione collettiva: «Non possiamo affidarci alla speranza o alla buona volontà di chi ha già dimostrato, e continua a dimostrare, di disinteressarsi alle esigenze dei calabresi». Eventi come questi, si legge, si legano ai processi di spopolamento ed emigrazione già in atto nei territori, aumentandone l’impatto sulla società. «Siamo chiamati oggi, più che mai, a rafforzare presenza, denuncia e mobilitazione sociale nei nostri piccoli paesi e nelle nostre città».

I firmatari della nota:  La Base – Cosenza, Addunati – Lamezia Terme, Le Lampare – Cariati, No ponte Calabria, CSC Nuvola Rossa – Reggio Calabria, USB – Catanzaro, Colpo – Paola, Equosud – Reggio Calabria, Colli Attivi – Catanzaro, Movimento Terra e Libertà – Calabria, Associazione culturale «I Sognatori», Rinascita per Cinquefrondi, Coordinamento Locride per la Palestina.

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