Sezioni
Edizioni locali
23/01/2026 ore 06.15
Cronaca

Ciclone Harry, fermi da dieci anni alla Regione i progetti che avrebbero potuto salvare la costa jonica

Fondi ministeriali del 2016 e un piano a protezione delle coste bloccato da anni nei cassetti dell’Autorità di Bacino prima e della Cittadella poi. Il caso emblematico del finanziamento che avrebbe potuto proteggere Siderno e la Riviera dei Gelsomini devastate in queste ore dalla furia delle onde

di Francesco Rende

Il giorno dopo è forse quello più duro: perché passata la tensione per la fase più dura, mentre il mare si ritira, sui litorali calabresi restano ferite pesantissime. Da Davoli a Siderno, da Melito a Locri passando per Ardore, Marina di Gioiosa, Bova, tutta la costa jonica ha pagato un prezzo pesantissimo: i litorali sono stati sostanzialmente spazzati via dalla furia delle onde, i chilometri di lungomare e passeggiate totalmente divelti, le strade e gli accessi alle spiagge cancellati. Se da un lato, come precisato dallo stesso capo della Protezione Civile Nazionale Ciciliano, il sistema di allertamento e prevenzione ha funzionato e nessuno in questi tre giorni di emergenza ha perso la vita, i territori pagano un prezzo altissimi in termini di infrastrutture totalmente azzerate.

Il capo della Prociv Ciciliano in Calabria dopo il ciclone Harry: «Sulle coste un muro d’acqua alto come un palazzo di 4 piani»

Qui, dunque, entra in gioco un altro elemento: quella della prevenzione e delle tante opere per l’erosione costiera fermi. Si sarebbe potuto fare altro? La risposta è si, tantissimo. Ma in molti casi, i progetti giacciono nei cassetti della Regione Calabria e non sono mai partiti.

Erosione costiera, la competenza regionale e i progetti fermi

Innanzitutto, si parte dalla competenza: gli interventi in materia di erosione costiera e di difesa delle coste e dei litorali sono di competenza regionale. Nel lontano 2014, ormai 12 anni fa, venne realizzato dall’Autorità di Bacino Regionale e dal Dipartimento competente un “Master plan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria”, i cui interventi sono stati oggetto dell’Accordo di Programma Quadro siglato tra la Regione Calabria, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente e della tutela del Mare. Nel 2016 è stato adottato il Piano Stralcio di Erosione Costiera (PSEC) e sono stati individuati gli interventi, che avrebbero dovuto proteggere 43 chilometri di costa più a rischio, da finanziare con i fondi POR. Chiusura dei lavori prevista? 2023. Quando sono iniziati i lavori? Mai.

Ciclone Harry, la notte più dura per la Locride: crolli e allagamenti sui lungomari 

Dalla loro attivazione, infatti, questi progetti (che sono ancora per la maggior parte nella fase di progettazione esecutiva) hanno avuto un percorso decisamente travagliato: sono tutte opere di cui c’era piena disponibilità finanziaria ma i lavori non sono mai partiti. Inizialmente, questi progetti erano in mano al Commissario delegato all’emergenza ambientale, salvo poi passare all’Autorità di Bacino Interregionale per poi tornare nei dipartimenti regionali e fermarsi lì in attesa di una buona sorte: nel 2022, inoltre, vi fu un’interrogazione in consiglio regionale a firma di Antonio Lo Schiavo senza però nessuna risposta. Una tipica storia calabrese: i soldi ci sono, i progetti pure, i lavori però non partono.

La difesa della costa locridea: nessun lavoro partito e il ciclone ha cancellato i litorali

Intendiamoci, un ciclone di questo tipo ha effetti difficili da prevedere: eppure, c’è da più parti la sensazione che con un lavoro propedeutico importante almeno parte dei disagi e dei crolli registrati in queste ore si sarebbe potuto evitare.

Prendiamo, ad esempio, il progetto “Interventi integrati per il completamento delle opere di difesa costiera (tra Foce Fiumara Torbido e Litorale di Brancaleone)”: si tratta nei fatti di gran parte dell’area aggredita e totalmente distrutta dal ciclone Harry. Un progetto da 4,5 milioni per realizzare delle opere di difesa della costa, in cui il soggetto attuatore è la Regione Calabria e i fondi per realizzarlo sono quelli del FESR 2014-2020: un’opera pubblica di importanza strategica, che avrebbe permesso di abbattere l’erosione costiera (aumentando quindi gli arenili e di conseguenza lo spazio a disposizione delle acque in caso di eventi intensi) e di mitigare il rischio proprio in occasioni come questa. Il fronte del progetto riguardava un lotto importante di comuni, con partenza da Siderno (una delle aree più colpite) fino ad arrivare ad Africo e Brancaleone.

L’inizio dei lavori era previsto per il 10 ottobre del 2019, la conclusione prevista al 31/12/2020. Secondo il sistema di monitoraggio OpenCoesione, sono stati rendicontati 1.313,70 euro su quattro milioni e mezzo disponibili e il progetto è totalmente fermo, mai partito. I risultati? Sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta ci si trova a dover piangere lacrime amare quando c’erano sia gli strumenti per mitigare il rischio, sia progetti e fondi già stanziati per compiere opere fondamentali. 

?>