Cicloni Harry e Jolina, Calabria travolta da fango e alluvioni: agricoltura in ginocchio e stagione turistica a rischio
Corigliano, Mirto e Cariati devastate da nubifragi record. Dopo il disastro di Sibari, il maltempo distrugge sogni e attività minacciando l'estate 2026. L’emergenza climatica non è più un’eccezione e i ristori parziali non bastano: serva un piano di messa in sicurezza
Il 2026 si sta delineando come un anno spietato per la fascia ionica cosentina, colpita da una sequenza di eventi meteorologici estremi che stanno mettendo a durissima prova la resilienza di un intero territorio. Dopo l’alluvione che solo un mese fa ha messo in ginocchio la Piana di Sibari, le ultime ore hanno visto il fango travolgere nuovamente i centri di Corigliano-Rossano, Mirto-Crosia e Cariati. Queste ferite aperte sollevano seri interrogativi non solo sulla sicurezza immediata del suolo e sulla tenuta delle infrastrutture, ma soprattutto sul futuro della prossima stagione turistica, asset fondamentale per l’economia locale.
Mirto devastata dal maltempo, il grido d’aiuto dei residenti: «Abbiamo paura, serve intervenire subito»L’emergenza attuale è figlia di una furia naturale difficilmente contenibile, alimentata dal passaggio del ciclone Jolina tra il 16 e il 17 marzo 2026. In meno di quarantotto ore sono caduti oltre 200 mm di pioggia, un volume d'acqua impressionante che ha trasformato le fiumare, solitamente secche o ai minimi termini, in torrenti inarrestabili capaci di trascinare detriti e speranze. La situazione più drammatica si è registrata a Mirto-Crosia, dove l'esondazione del fiume Trionto e della Fiumarella ha invaso le zone urbane e le marine con una rapidità spaventosa. Il sindaco è stato costretto a disporre l'evacuazione immediata di circa ottanta persone, mentre nel centro storico una frana di ampie proporzioni ha minacciato la stabilità di diverse abitazioni popolari, gettando nel panico i residenti.
Non meno critica è la condizione di Corigliano-Rossano, dove l'intero territorio è rimasto letteralmente paralizzato per ore. L'esondazione del torrente Muzzolito e il massiccio allagamento della Statale 106 in località Toscano hanno isolato il Basso Ionio, creando code chilometriche e scene di panico con automobilisti costretti ad abbandonare i propri mezzi sommersi per mettersi in salvo a piedi. Anche la rete ferroviaria ha subito interruzioni pesanti, con i binari letteralmente inghiottiti dall'acqua a Corigliano, rendendo impossibile ogni collegamento su rotaia. Scendendo verso sud, a Cariati e Pietrapaola, si registrano allagamenti diffusi e pericolosi smottamenti che hanno colpito duramente sia le attività produttive che le abitazioni private, confermando la fragilità di un sistema idraulico ormai saturo e incapace di assorbire ulteriori sollecitazioni. Questi nuovi eventi si sommano a una ferita ancora sanguinante che sembrava appena iniziare a rimarginarsi.
Esattamente un mese fa, il 14 febbraio 2026, l'esondazione del fiume Crati aveva devastato Contrada Lattughelle e l'esclusiva area dei Laghi di Sibari. In quell'occasione, un vero e proprio muro d'acqua di oltre un metro aveva sommerso case e campi, obbligando i soccorritori a intervenire con i gommoni tra le villette. La sensazione tra i cittadini è quella di una lotta impari contro una natura che non concede tregua e una politica del territorio che sconta purtroppo decenni di mancata manutenzione degli alvei e degli argini.
Frane, allagamenti, fiumi esondati e 80 persone evacuate: cosa lascia il ciclone JolinaL'impatto di questo anno nero va ben oltre i danni materiali immediati a mobili, elettrodomestici o strutture murarie. La fascia ionica vive simbioticamente di agricoltura e di turismo, due settori che oggi appaiono in ginocchio. I lungomari danneggiati, l'erosione costiera che ha subito un'accelerazione spaventosa e le strutture balneari spazzate via dalle mareggiate, già flagellate a gennaio dal ciclone Harry, rendono la preparazione della stagione estiva 2026 una corsa contro il tempo quasi impossibile da vincere. Oltre ai danni fisici, pesa l'impatto della reputazione poiché le immagini del fango che invade i porti e le marine rischiano di allontanare i flussi turistici, pilastro economico indispensabile per migliaia di famiglie che basano il proprio sostentamento sui mesi caldi.
L'emergenza non può più essere considerata un'eccezione, ma sembra essere diventata una tragica costante. Come denunciato con forza da sindacati, associazioni locali e residenti nelle zone colpite, la mancanza di una programmazione strutturale per la pulizia dei fiumi e la difesa della costa sta trasformando questa parte della Calabria in un'area “usa e getta” dal punto di vista ambientale e sociale. La comunità ionica, pur dimostrando una dignità immensa e una solidarietà corale nel soccorrersi a vicenda, si ritrova ora a un bivio esistenziale.
Non basta più lo stanziamento di fondi post-emergenza o il ristoro parziale dei danni; serve pretendere un piano straordinario di messa in sicurezza che metta fine a questo ciclo di distruzione, prima che l'abbandono e la rassegnazione prendano il sopravvento sulla voglia di resistere.