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02/07/2026 ore 06.15
Cronaca

Cocaina, marijuana e ketamina: la mappa delle droghe in Calabria (che resta hub della polvere bianca)

Nella Relazione al Parlamento 2026 spiccano l’analisi delle acque reflue a Catanzaro e Vibo Valentia e lo screening dell’aerosol atmosferico a Cosenza: ecco la diffusione delle sostanze stupefacenti dal Pollino allo Stretto. Continuano i sequestri record ai narcos mentre la regione zoppica sulle strutture

di Antonio Clausi

L'immagine di una Calabria che funge da principale porta d’ingresso per il narcotraffico europeo, specialmente per la cocaina ad alta potenza che nel mercato dello spaccio italiano ha ormai raggiunto una purezza media del 73-75%. La Relazione al Parlamento 2026, curata dal Dipartimento per le Politiche contro la droga (Presidenza del Consiglio), analizza in modo dettagliato la diffusione delle dipendenze in Italia durante l'anno precedente, evidenziando una crescente complessità nei modelli di consumo.

Il documento mette in luce il ruolo dominante di cannabis e polvere bianca, quest'ultima in forte aumento per sequestri e impatto sulla mortalità. Particolare attenzione è rivolta anche ai giovani, tra i quali cresce l'uso di sostanze stimolanti. La Relazione delinea per la Calabria un profilo complesso e dai tratti peculiari. La regione raggiunge picchi di sequestri di cocaina senza eguali nel resto del Paese, a fronte di un sistema di assistenza che soffre di una carenza strutturale di servizi di primo livello. 

La Calabria come hub della cocaina: i numeri dei sequestri

Il dato più eclatante riguarda il ruolo strategico delle infrastrutture portuali. Il porto di Gioia Tauro mantiene la sua centralità come «storico crocevia del narcotraffico internazionale», favorito dalla posizione lungo le rotte verso l’Europa. Nel 2025, in questo scalo sono state sequestrate circa 3 tonnellate di cocaina. Rapportando i sequestri alla popolazione residente (fascia 15-74 anni), la Calabria svetta su tutte le altre regioni italiane.

Se la media nazionale è di 125 kg di sostanze intercettate ogni 100mila abitanti, la Calabria raggiunge il picco di 470 kg: soltanto la Sardegna è avanti con 550 Kg. Entrando nello specifico della cocaina, il divario è ancora più netto: a fronte di una media italiana di 32 kg ogni 100mila residenti, la Calabria registra il valore record di 318 kg, superando di tre volte la Toscana (100 kg) e di quasi cinque volte la Liguria (68 kg).

Coltivazioni di marijuana e droghe sintetiche: mercato diversificato

La regione non è solo un luogo di transito. Le condizioni climatiche favorevoli rendono la Calabria, insieme a Sicilia e Sardegna, uno dei poli principali per la coltivazione outdoor di cannabis. Le operazioni mirate hanno portato al sequestro di una quantità massiccia di piante con foglie a sette punte: circa 3170 ogni 100mila abitanti, un dato enormemente superiore alla media nazionale di 466. Anche il tasso di marijuana sequestrata è significativo, con 140 kg ogni 100mila residenti (la media in Italia è di 46 kg).

Un elemento di novità è rappresentato dalle droghe sintetiche. Sebbene il consumo di queste sostanze sia spesso associato ai grandi centri urbani del Nord, la Calabria ha fatto registrare nel 2025 il 21% dei sequestri nazionali di sostanze sintetiche sotto forma di dosi o compresse.

Le metodologie di rilevamento: acque reflue e aerosol

Per comprendere il consumo reale, oltre ai sequestri, la Relazione al Parlamento 2026 si avvale di metodologie scientifiche avanzate che superano il limite delle sole segnalazioni giudiziarie o sanitarie. Si tratta in particolare dell’Epidemiologia delle acque reflue (WBE) e Analisi dell'aerosol atmosferico (Progetto PSICO).

La tecnica dell’Epidemiologia delle acque reflue analizza i residui metabolici delle sostanze scaricati negli impianti di depurazione urbani. Tra il Pollino e lo Stretto, nel 2025 il monitoraggio ha coinvolto città come Catanzaro e Vibo Valentia. I dati mostrano contrasti interessanti: la cittadina tirrenica registra consumi minimi di cannabis (10 dosi giornaliere ogni mille abitanti) e cocaina (2-3 dosi), mentre Catanzaro ha evidenziato un aumento nel consumo di polvere bianca rispetto al 2024, a fronte di una diminuzione di quello di cannabis.

Per ciò che concerne l’Analisi dell'aerosol atmosferico, il monitoraggio del particolato PM10 cerca marcatori di sostanze illecite nell'aria urbana. La prima campagna di supervisione, avviata nella primavera 2025 e conclusasi nell’inverno 2025-2026, ha coinvolto 17 siti distribuiti in 10 centri urbani selezionati secondo rigorosi protocolli tecnici. Tali siti sono stati individuati in quanto rappresentativi di vaste aree cittadine, escludendo zone note per spaccio o elevata criminalità e garantendo la disponibilità di almeno 20 campioni mensili. L’analisi di 246 campioni ha evidenziato una presenza diffusa di diverse sostanze psicotrope.

Tra i siti monitorati figura anche Cosenza con il centrale sito della Città dei Ragazzi. Questa metodologia ha permesso di ottenere una "fotografia puntuale" integrata nelle 24 ore, evidenziando come la cocaina sia ubiquitaria nell'aria di tutti i centri monitorati, con concentrazioni che spesso aumentano nei giorni feriali. Nella città dei bruzi, su 16 campioni positivi analizzati, tutti sono risultati positivi alla cocaina, nessuno al thc e 13 alla Ketamina.

Il sistema di assistenza, la richiesta di cura e l’anomalia deglli accessi in Pronto soccorso

Sul fronte sanitario, la Calabria assiste 3142 persone presso i Servizi per le Dipendenze (SerD) per uso di sostanze illegali. Il tasso di utenza è di 172 persone ogni 100mila abitanti, valore inferiore alla media italiana di 223.  Un ruolo particolarmente rilevante è svolto dai servizi di primo livello, a bassa soglia, come unità mobili, centri di prima accoglienza e drop-in, che rappresentano, spesso, il primo punto di contatto con l’utenza più difficile da intercettare attraverso i canali tradizionali e che, nello stesso tempo, garantiscono un primo supporto e interventi assistenziali specialistici di primo soccorso, di orientamento, supporto e accompagnamento, favorendo l’avvio verso percorsi di cura più strutturati.

Nel 2025, i servizi di primo livello attivi in Italia sono stati complessivamente 200, suddivisi in 125 unità mobili (per il 55% gestite da organizzazioni del Terzo Settore). La presenza di queste strutture sul territorio nazionale si attesta su livelli piuttosto contenuti, pari a circa 0,5 servizi ogni 100mila residenti di 15-74 anni, mostrando rilevanti differenze territoriali. Nelle regioni del Nord e del Centro, la rete risulta più sviluppata e diffusa, con valori che si avvicinano al dato di 0,6 strutture, mentre in Calabria si ferma a 0,1 e in altre parti del Mezzogiorno è assente.

Il secondo livello del sistema di offerta per le dipendenze è costituito dai servizi ambulatoriali pubblici (SerD), afferenti al Sistema Sanitario Regionale/Provinciale, oppure privati, sotto forma di Servizi Multidisciplinari Integrati (SMI) e, in alcuni contesti territoriali, sono anche strutturalmente definiti all’interno degli istituti penitenziari, servizi per le dipendenze intramurari. A livello nazionale, il sistema dei servizi dedicati alle dipendenze mostra una dotazione media pari a 1,4 servizi ogni 100mila residenti di 15-74 anni, mentre in Calabria è di 1,2. Per ciò che concerne le strutture terapeutiche, invece, in Calabria si contano 30 strutture tra residenziali e semi-residenziali (2,2 ogni 100mila abitanti), un dato di poco superiore alla disponibilità media nazionale di 2,1.

Un'anomalia riguarda gli accessi al Pronto Soccorso per motivi droga-correlati: la Calabria registra il tasso più basso d'Italia con soli 3,1 accessi ogni 100mila residenti (57 casi totali nel 2025), contro i 14 nazionali e i 51 di Bolzano. Tale discrepanza potrebbe derivare da una sottostima legata alle diverse modalità di codifica ospedaliera o da una gestione dell'emergenza meno centralizzata nelle strutture ospedaliere. Infine, un dato in controtendenza riguarda il sistema carcerario: negli istituti di pena calabresi, la quota di detenuti tossicodipendenti sul totale dei presenti è inferiore al 20%, uno dei valori più bassi a livello nazionale, dove la media è del 33%.