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03/10/2026 ore 13.49
Cronaca

«Con 600 euro al mese come si fa a mangiare?», la rabbia di Davoli contro i politici: «Avranno sorprese alle elezioni»

Al presidio sulla statale 106 la protesta contro il caro carburante diventa una denuncia sul costo della vita: «Siamo fermi da quattro giorni». Tra gas, scuola e spese quotidiane, le famiglie raccontano una situazione sempre più difficile

di Redazione Cronaca

«Parliamo di comparse, anche se siamo nella realtà». È questa una delle voci che arriva dalla protesta di Davoli contro il caro carburante e il caro vita, una mobilitazione nata dal disagio quotidiano di famiglie, lavoratori e imprenditori alle prese con prezzi sempre più difficili da sostenere.

Tra i manifestanti c’è chi non nasconde la rabbia per quella che viene percepita come una distanza sempre maggiore tra la politica e la vita reale. «Noi stiamo vivendo una realtà, un disagio vero, quotidiano, di tutti i giorni», racconta uno dei partecipanti, contestando l'eventuale presenza delle istituzioni alla manifestazione come una semplice «comparsa».

Il messaggio che arriva da Davoli è quello di una protesta che, nelle intenzioni dei partecipanti, deve continuare e allargarsi. «Le persone devono prendere esempio da quello che stiamo facendo, devono protestare civilmente, ma devono gridare il dissenso». L’obiettivo è quello di far arrivare la voce di chi non riesce più a sostenere l’aumento dei costi. E non manca un avvertimento per la politica: «Alle prossime elezioni ci saranno belle sorprese, sia per i politicanti di destra che per quelli di sinistra».

«Gas, luce e gasolio sono beni primari»

Tra le testimonianze c’è anche quella di una commerciante di gas, che punta il dito contro l'aumento dei costi delle materie prime e in particolare del propano. «Mi è arrivato ieri: il propano è aumentato di 10 centesimi al chilo da lunedì», racconta.

Una situazione che, secondo la manifestante, diventa ancora più difficile da spiegare ai clienti. «Come glielo spieghi a un cittadino? Il propano tu non lo puoi toccare, è un bene primario». Lo stesso ragionamento viene esteso a luce, gas e carburanti: «Sono beni primari che tu non puoi toccare, il gasolio non lo puoi toccare».

Il problema, dunque, non viene percepito soltanto come quello del prezzo alla pompa. L'aumento del costo dell'energia e dei carburanti finisce per pesare sull'intero bilancio familiare, aumentando il costo delle attività e delle spese quotidiane.

«Non bisogna fermarsi»

La protesta di Davoli, per alcuni partecipanti, non dovrebbe però esaurirsi nella manifestazione. «Non bisogna fermarsi, bisogna organizzare», è il messaggio. L'idea è quella di coinvolgere progressivamente categorie diverse, dagli imprenditori ai commercianti fino al settore dei trasporti.

«Non tutti i commercianti, non tutti gli imprenditori, non tutti i trasporti devono stare qua. Non si può», spiega uno dei manifestanti, ipotizzando anche una mobilitazione organizzata «a turni».

La richiesta è chiara: continuare a far sentire la propria voce. «Di certo da qui non ci si può muovere. Qualcosa bisogna fare, si devono svegliare».

«Siamo fermi da quattro giorni, ma lo facciamo per i nostri figli»

A pesare sulla protesta c'è anche il costo economico della mobilitazione stessa. Una delle persone presenti racconta di avere una cisterna di gas e di essere ferma da quattro giorni. «Questo vuol dire che soldi non ce ne sono, non ne girano, però lo dobbiamo fare».

La motivazione, spiega, va oltre il proprio interesse personale: «Lo dobbiamo fare per i nostri figli, per tutti quanti, per i pensionati».

Ed è proprio la condizione delle persone con redditi più bassi a rappresentare uno dei punti più sentiti della protesta. «Una donna con 600 euro paga l'affitto e va in farmacia: con che cosa deve mangiare? Con che cosa deve mangiare? Ditemelo voi».

«A settembre ho speso 1.800 euro per tre figli»

Il peso del caro vita emerge anche dalle spese legate alla scuola e alla crescita dei figli. «Io ho tre figli», racconta un'altra manifestante. «Nel mese di settembre ho tolto 1.800 euro».

Una cifra che comprende le spese necessarie per affrontare l'inizio dell'anno scolastico: «Tre libri, vestiario, quaderni, goniometro, astuccio, zaini, abbonamento».

Una lista di spese che, sommata al costo del carburante, del gas e delle altre necessità quotidiane, diventa per molte famiglie sempre più difficile da sostenere.

La protesta di Davoli nasce dunque da un malessere che i manifestanti descrivono come concreto e quotidiano. Non soltanto il prezzo della benzina e del gasolio, ma l'aumento complessivo del costo della vita e la difficoltà di arrivare alla fine del mese. E il messaggio che arriva dalla piazza è quello di una mobilitazione che, nelle intenzioni di chi vi partecipa, non dovrebbe fermarsi qui.