Corruzione al Comune di Reggio, le mazzette riprese con le telecamere e il sistema che va avanti «da 50 anni» – NOMI
La Procura di Reggio Calabria: «Nessun coinvolgimento politico, l’inchiesta riguarda la struttura tecnica». Intercettazioni, videoriprese e sequestri al centro dell’indagine su affidamenti, pagamenti e lavori pubblici. Ecco gli appalti al centro dell'inchiesta
Un sistema fatto di presunte accelerazioni nelle procedure amministrative, affidamenti diretti, informazioni riservate e somme di denaro consegnate in cambio di favori nella gestione degli appalti pubblici. È il quadro delineato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e dalla Squadra Mobile nel corso della conferenza stampa convocata dopo l’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di due dipendenti del Comune di Reggio Calabria e due imprenditori reggini.
La misura cautelare della custodia in carcere è scattata nei confronti di Arturo Arcano, misura degli arresti domiciliari con divieto di comunicare con soggetti diversi dai conviventi nei confronti di Cama Demetrio, Cutrupi Giancarlo e Scopelliti Antonio.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura e condotta dalla Polizia di Stato con il supporto del nucleo investigativo della Polizia Municipale, ruota attorno alla figura di Arturo Arcano, destinatario della misura della custodia cautelare in carcere. Secondo gli investigatori, il dipendente comunale avrebbe avuto un ruolo centrale in una serie di presunti episodi corruttivi legati alla gestione di lavori pubblici e autorizzazioni amministrative.
Nel corso dell’incontro con la stampa, il procuratore Giuseppe Borrelli ha chiarito subito un punto ritenuto fondamentale dagli investigatori: «Quando parliamo del Comune di Reggio Calabria ci riferiamo esclusivamente alla struttura tecnica. Le indagini non hanno evidenziato il coinvolgimento di alcuna figura politica dell’amministrazione».
L’indagine si è concentrata in particolare sull’accelerazione delle procedure per la liquidazione degli stati di avanzamento dei lavori. «Sono stati contestati delitti di corruzione in relazione a una pluralità di affidamenti diretti», ha spiegato Borrelli, soffermandosi sul primo filone investigativo relativo agli affidamenti alla Ecolog, società riconducibile a Demetrio Cama.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, tra ottobre 2022 e settembre 2025 sarebbero stati eseguiti cinque affidamenti diretti riguardanti il settore dei rifiuti, i lavori al lido comunale, la gestione dei cimiteri e la pulizia della discarica di Longhi-Bovetto. «Dalle attività investigative sono emerse anomalie e soprattutto l’assenza di controlli sui lavori», ha spiegato il procuratore.
Arcano, secondo l’accusa, si sarebbe adoperato per accelerare il pagamento delle fatture e per evitare che alcuni pagamenti venissero bloccati dall’Agenzia delle Entrate a causa della situazione debitoria della società coinvolta. Le intercettazioni avrebbero inoltre documentato presunte dazioni di denaro. «Le somme corrisposte ad Arcano sarebbero state destinate anche a esigenze economiche del figlio, impegnato in un’attività imprenditoriale in difficoltà», ha aggiunto Borrelli.
Un secondo episodio contestato riguarda Giancarlo Cutrupi, altro dipendente comunale coinvolto nell’inchiesta. Le accuse si fondano anche in questo caso su intercettazioni audiovisive che avrebbero documentato la consegna di mille euro a fronte dell’accelerazione di un iter autorizzativo.
Altro capitolo centrale dell’indagine riguarda la riqualificazione dell’ex cinema Orchidea, progetto da oltre due milioni di euro affidato alla As Costruzioni Srl di Antonio e Antonino Scopelliti. Secondo la Procura, Arcano avrebbe fornito agli imprenditori informazioni riservate non ancora ufficializzate dalla stazione appaltante, intervenendo inoltre per sollecitare gli uffici competenti all’emissione degli stati di avanzamento lavori e dei mandati di pagamento.
Gli investigatori contestano anche pressioni relative a varianti in corso d’opera e la ricezione di somme di denaro superiori ai 5mila euro. In una circostanza, il 22 maggio 2025, sarebbe stata videoripresa la consegna di circa duemila euro in banconote da cinquanta euro, successivamente contate dallo stesso Arcano davanti alla telecamera installata dagli investigatori.
Un ulteriore filone riguarda i rapporti tra Arcano e Fortunato Vazzana, architetto destinatario di incarichi professionali. Il gip, pur ritenendo fondata l’ipotesi accusatoria, non ha disposto misure cautelari nei confronti del professionista. Secondo gli investigatori, le intercettazioni avrebbero consentito di ricostruire «un sistema» nel settore lavori pubblici e grandi opere, nel quale gli affidamenti sarebbero stati subordinati a rapporti privilegiati o alla corresponsione di somme di denaro.
Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche il procuratore aggiunto Walter Ignazitto, che ha definito «dolorosa» una delle intercettazioni raccolte durante le indagini, nella quale un imprenditore afferma: «Sono cinquant’anni che lavoro a Reggio Calabria, so come vanno le cose».
«Questa attività si inserisce in un quadro investigativo più ampio», ha spiegato Ignazitto, sottolineando come la Procura abbia rafforzato negli ultimi anni il lavoro sui reati contro la pubblica amministrazione. «Oggi è necessario un focus investigativo specifico su questi fenomeni», ha aggiunto, lanciando anche un appello agli imprenditori: «Chi incontra ostacoli o forme ostruzionistiche nella pubblica amministrazione denunci».
Il procuratore aggiunto ha inoltre ringraziato il nucleo della squadra mobile per il contributo fornito alle indagini. «È un segnale importante – ha detto – perché dimostra che all’interno dell’amministrazione esistono anche risorse sane che non hanno avuto remore a intervenire».
A ricostruire il lavoro investigativo è stato infine il dirigente della Squadra Mobile Giuseppe Minissale, che ha parlato di «sette mesi di attività tecniche» attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e audiovisive. «Le indagini hanno consentito di documentare non solo le consegne di denaro, ma anche le motivazioni delle dazioni e quindi il vero e proprio accordo corruttivo», ha spiegato.
Secondo Minissale, gli investigatori hanno registrato numerose comunicazioni attraverso social network e piattaforme alternative ai canali tradizionali, modalità ritenute funzionali a eludere eventuali controlli. «Sono emersi comportamenti che andavano oltre la normale dialettica tra pubblico e privato», ha aggiunto.
Tra gli episodi ricostruiti anche quello relativo a un controllo della Guardia di Finanza negli uffici comunali. In quell’occasione, secondo gli investigatori, il tecnico coinvolto avrebbe avvisato preventivamente la parte privata permettendole di predisporre documentazione che in quel momento sarebbe risultata carente.
Minissale ha inoltre evidenziato come all’interno degli uffici comunali vi fossero anche funzionari che «si attenevano scrupolosamente alle regole», ma che sarebbero stati ostacolati dall’indagato principale. «Questo dà l’idea di un sistema consolidato nel tempo», ha concluso il dirigente della Squadra Mobile.
L’inchiesta resta aperta. La Procura ha confermato ulteriori approfondimenti sul settore grandi opere e lavori pubblici del Comune di Reggio Calabria, mentre il gip ha disposto anche il sequestro preventivo delle società coinvolte, ritenute strumentali rispetto alle presunte attività corruttive contestate.