Cosenza, accesso ispettivo in carcere. Dubbi sul decesso di un detenuto in sedia a rotelle
Mobilitazione della Camera Penale dopo le gravi criticità sollevate dalla garante Emilia Corea. Insieme agli avvocati anche i parlamentari Orsomarso e Loizzo ed i vertici dell’amministrazione comunale
L’ultimo decesso risale alla notte tra il 3 ed il 4 maggio scorso. Le cause della morte di un detenuto recluso all’interno della casa circondariale di Cosenza sono ancora tutte da chiarire. L’ipotesi è quella di un aggravamento delle sue condizioni di salute, già fortemente precarie tanto che l’uomo era costretto su una sedia a rotelle. Circostanza denunciata da Emilia Corea. La garante dei detenuti nominata dall’amministrazione comunale di Palazzo dei Bruzi, già nel mese di marzo aveva segnalato le gravi criticità e le condizioni di degrado del carcere cittadino intitolato a Sergio Cosmai, determinate dal sovraffollamento, dalle carenze igieniche, dalla mancanza del personale di vigilanza. Un rapporto contenente elementi tali da suscitare l’indignazione dei vertici della Camera Penale e l’interesse delle istituzioni.
Iniziativa della Camera Penale
Questa mattina ai cancelli della struttura, su input proprio della Camera Penale, si è presentata una delegazione comprendente anche i parlamentari Fausto Orsomarso, esponente di Fratelli d’Italia, e Simona Loizzo, rappresentante della Lega. «Non una visita di protesta – ha precisato il senatore cosentino – ma di piena consapevolezza delle problematiche del sistema carcerario avvertite non solo a Cosenza, ma in tutto il Paese. Sono allo studio del Governo dei provvedimenti per alleggerire le pene detentive e diminuire la pressione determinata dal sovraffollamento. Naturalmente la casa circondariale è una propaggine della vita sociale, di persone che hanno commesso degli errori e devono scontare la giusta pena. Per cui è giusto che anche su questi aspetti vi sia l’attenzione istituzionale. È il motivo – ha spiegato Orsomarso – per cui siamo qui responsabilmente non solo per una supervisione ma anche per formulare delle proposte in coordinamento con gli altri soggetti interessati».
Le perplessità della garante
Sulla questione del decesso del maggio scorso, Emilia Corea ha espresso forti perplessità: «Ho chiesto se fosse presente il medico di guardia, se quindi i soccorsi siano stati tempestivi, ma soprattutto ho chiesto come mai un uomo con plurime patologie ed impossibilitato a muoversi, si trovasse in uno stato di detenzione intramuraria e perché non fossero state attivate le misure alternative compatibili con le fragilità di questa persona. Al momento non mi ha risposto nessuno. Oggi – ha ricordato la garante - in tutti i penitenziari della penisola registriamo una percentuale di sovraffollamento addirittura superiore a quella che nel 2013 portò alla condanna dell'Italia nella famosa sentenza Torreggiani. E in questa situazione di celle sovrappiene il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha pensato bene di introdurre 55 nuovi reati».
Lo svuota carceri non è una soluzione
La deputata leghista Simona Loizzo frena sulla ipotesi di un provvedimento cosiddetto svuota carceri: «Sarò in controtendenza – esordisce – ma ci sono reati che non possiamo derubricare e che richiedono necessariamente la detenzione. Poi naturalmente bisogna insistere laddove possibile, sul reinserimento sociale dei detenuti condannati per reati minori. Ed investire negli strumenti tecnologici che consentono la detenzione domiciliare attraverso il controllo a distanza. Dispositivi però che devono garantire altissima affidabilità, perché un eventuale loro malfunzionamento potrebbe avere conseguenze anche piuttosto gravi».
Murati vivi, questa è tortura
Sollevata inoltre la questione dell’applicazione di lastre di plexiglas alle finestre per limitare il rischio di comunicazioni con l’esterno. La schermatura però impedisce anche il ricambio d’aria nelle celle, sollevando dubbi sulla legittimità del loro utilizzo. Durissimo il commento del presidente della Camera Penale di Cosenza Roberto Le Pera: «Siamo qui con deputati, senatori, con il sindaco Franz Caruso e la vicesindaca Maria Lucanto anche per chiedere la rimozione di queste barriere – ha affermato Le Pera – Qualsiasi siano le motivazioni che ne hanno determinato l’installazione, sono certamente meno rilevanti del rispetto della dignità umana. Queste barriere sono per lo Stato italiano una vera e propria ignominia e per i detenuti una tortura. E la tortura in Italia non può essere consentita».