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13/05/2026 ore 14.57
Cronaca

Crotone capitale delle truffe online, il controllo stradale che ha svelato il sistema: incastrati dai telefoni lanciati dall’auto

Due cellulari gettati da un’auto durante un controllo dei carabinieri diventano la chiave dell’indagine della Procura su raggiri e falsi annunci. Dalle copie forensi dei telefoni emergono chat, documenti falsi e il sistema dei “money mules”. La prima truffa per un trattore e il caso del finto ginecologo

di Pablo Petrasso

Una centrale nazionale delle truffe online, dieci misure cautelari (cinque in carcere), più di 40 indagati e sequestri di Rolex e auto. L’esito del lavoro investigativo della Polizia, coordinata dalla Procura di Crotone, racconta i numeri di un sistema che avrebbe messo a segno 125 raggiri.

Tutto parte, però, da un normale controllo stradale. È il 17 novembre 2022 quando una pattuglia della Stazione dei Carabinieri di Cutro nota una Mercedes Classe B bianca che procede in modo irregolare tra le strade di Crotone. L’auto viene fermata poco dopo in via Firenze.

A bordo ci sono Armando Covelli, alla guida, e Davide Papandrea (non indagato), seduto sul lato passeggero. I due – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – appaiono nervosi, insofferenti ai controlli. I militari decidono così di procedere con una perquisizione personale e del veicolo. Apparentemente non emerge nulla. Ma pochi minuti dopo arriva la svolta.

La Centrale Operativa informa i carabinieri che un cittadino ha visto i due uomini lanciare dal finestrino due telefoni cellulari poco prima di essere fermati. I dispositivi vengono recuperati da un passante e consegnati a un negozio della zona. Quando i militari tornano sul posto trovano nuovamente Covelli e Papandrea intenti a cercare qualcosa tra le auto parcheggiate. Non sanno spiegare cosa stiano facendo.

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Le immagini delle telecamere e il sospetto degli investigatori

Nel negozio “Riparalo” i carabinieri recuperano i telefoni e acquisiscono le immagini di videosorveglianza. I filmati, secondo gli atti dell’inchiesta, mostrano chiaramente il passeggero mentre lascia cadere uno dei dispositivi dal finestrino.

I due uomini negano che quei telefoni appartengano a loro. Ma per gli investigatori la scena racconta altro: quei cellulari dovevano sparire prima del controllo.

Scatta così il sequestro dei dispositivi e prende forma un primo fascicolo per ricettazione. Nessuno immagina ancora che dentro quei telefoni ci sia il cuore di una gigantesca macchina delle truffe online.

La copia forense dei telefoni e la scoperta del sistema

La Procura dispone accertamenti tecnici irripetibili. Il 6 ottobre 2023 il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma esegue la copia forense dei dispositivi utilizzando il software “Cellebrite Physical Analyzer”. È a quel punto che l’indagine cambia dimensione.

Uno dei telefoni, un iPhone 6S, viene attribuito con certezza ad Armando Covelli grazie a chat, messaggi vocali, fotografie personali e documenti salvati nella memoria.

Il secondo dispositivo, un TCL 20Y con SIM Ho Mobile, risulta invece utilizzato sia da Covelli che da un suo congiunto. Dentro ci sono conversazioni, documenti d’identità fotografati, contatti e materiale che — secondo gli investigatori — dimostrerebbe il coinvolgimento diretto nelle attività fraudolente.

Gli inquirenti parlano apertamente di una “struttura criminale organizzata”.

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Le truffe online organizzate come un’impresa

Dalle indagini emerge un sistema definito “imprenditoriale” per continuità, organizzazione e capacità di muovere denaro.

Secondo la Procura, già dai primi mesi del 2022 sarebbero stati attivi gruppi criminali poi evoluti in tre distinte associazioni a delinquere specializzate nelle truffe online.

Il meccanismo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era sempre identico: venivano pubblicati annunci falsi su siti di e-commerce e creati portali web costruiti ad arte per simulare attività commerciali reali. Le offerte riguardavano soprattutto trattori, mini-escavatori, mezzi agricoli, pellet e piscine fuori terra. Per le trattative venivano usate utenze telefoniche intestate a prestanome o a soggetti inesistenti. Una volta ricevuto il bonifico, però, la merce non veniva mai spedita e i contatti sparivano nel nulla.

Falsi documenti, fatture inventate e siti clone

Per convincere gli acquirenti, il gruppo avrebbe inviato fotografie dei mezzi, video, documenti d’identità falsificati e persino fatture contraffatte realizzate con software professionali. In alcuni casi venivano creati anche siti internet apparentemente autentici per dare credibilità agli annunci.

Le vittime pensavano di acquistare mezzi agricoli a prezzi vantaggiosi. In realtà, secondo gli investigatori, dietro quei profili si muoveva una rete ben strutturata che aveva il solo obiettivo di incassare denaro.

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Il ruolo dei “money mules”

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda il reclutamento dei cosiddetti “money mules”, persone spesso fragili, tossicodipendenti o in difficoltà economica, convinte a prestare documenti e identità in cambio di compensi minimi.

Attraverso quei nominativi venivano aperti conti correnti e carte utilizzate per ricevere i bonifici delle vittime. Il denaro, subito dopo, veniva trasferito su altri conti ritenuti più sicuri per evitare eventuali blocchi antiriciclaggio e consentire il prelievo in contanti senza lasciare tracce immediate.

La prima truffa ricostruita: il trattore Kubota mai arrivato

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori c’è la presunta truffa ai danni del rappresentante di una cooperativa agricola.

L’uomo denuncia di aver trovato online un annuncio per un trattore Kubota pubblicato sul sito “trattoriusati.it”. Contatta il venditore, presentatosi come “Di Cara Leopoldo”, e conclude l’acquisto.

Il mezzo, gli viene spiegato, si troverebbe a Linosa.

Il 10 febbraio 2022 la vittima effettua un bonifico da 3.250 euro su un conto intestato a un presunto prestanome. Del trattore, però, nessuna traccia.

Il finto ginecologo e il mini-escavatore fantasma

Un secondo episodio riguarda invece la vendita inesistente di un mini-escavatore Yanmar.

La vittima racconta di aver trovato l’annuncio sempre sul sito trattoriusati.it. Dopo un primo contatto viene richiamato da un uomo che si presenta come “dottor Di Cara Leopoldo”, sedicente ginecologo e genero del proprietario del mezzo.

Anche in questo caso il macchinario sarebbe stato custodito a Linosa, circostanza usata per giustificare l’impossibilità di visionarlo di persona.

L’11 maggio 2022 la vittima versa 3mila euro su un conto corrente intestato a una donna coinvolta nell’inchiesta. Dopo il pagamento, il venditore sparisce.

Tre associazioni criminali e una rete sempre più estesa

Secondo la Procura di Crotone, i primi gruppi attivi nel 2022 sarebbero poi cresciuti fino a trasformarsi in tre vere associazioni a delinquere.

Ogni componente avrebbe avuto un ruolo preciso: c’era chi pubblicava gli annunci, chi gestiva le trattative con le vittime, chi procurava SIM telefoniche anonime, chi reclutava i prestanome e chi si occupava del trasferimento del denaro e delle operazioni di riciclaggio.

Una struttura ramificata, mobile e capace di adattarsi rapidamente ai controlli, tanto da spingere gli indagati — secondo gli inquirenti — a tentare di disfarsi dei telefoni durante quel controllo stradale apparentemente di routine.