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06/10/2026 ore 11.28
Cronaca

Botricello, minacce alla troupe de La Vita in Diretta che racconta l'omicidio Giglio: «Sparati due colpi, poi l’aggressione»

Giuseppe Di Tommaso racconta l’intimidazione durante il servizio sull’omicidio dell’uomo di Cutro: «Non ci fermiamo, continueremo il nostro racconto». Solidarietà da Fratelli d’Italia: «Atto vile»

di Redazione Cronaca

Minacce e momenti di paura per la troupe de La Vita in Diretta, impegnata in un servizio sull’omicidio di Salvatore Giglio. Il giornalista Giuseppe Di Tommaso e il videomaker Antonio Caligione sarebbero stati intimiditi mentre stavano svolgendo il loro lavoro sul caso che ha sconvolto la comunità. I fatti, secondo quanto riferito dal Cdr del Daytime Rai, sarebbero avvenuti a Botricello, nel Catanzarese.

A raccontare quanto accaduto è lo stesso inviato della trasmissione di Rai 1, che ha descritto una giornata particolarmente difficile. La troupe si trovava a Cutro per raccontare l’omicidio di Salvatore Giglio, per il quale gli inquirenti ipotizzano il coinvolgimento della moglie e del figlio della vittima.

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Due colpi d'arma da fuoco e poi l'aggressione

«Oggi è stata una giornata particolarmente difficile», ha raccontato Di Tommaso. Mentre la troupe era impegnata nelle riprese, sono stati esplosi due colpi d’arma da fuoco a breve distanza, sparati in aria.

Subito dopo, secondo il racconto del giornalista, la situazione è ulteriormente degenerata. «Poi una vera e propria aggressione che ci ha costretti a fuggire velocemente», ha spiegato Di Tommaso, descrivendo i momenti concitati vissuti durante il servizio.

Nonostante quanto accaduto, l’inviato ha ribadito la volontà di proseguire nel lavoro. «Questo non ci ha spaventati, anzi ci ha ancor di più motivato a continuare il nostro racconto», ha affermato, sottolineando l’obiettivo di fare luce su un caso di cronaca che ha profondamente colpito la comunità.

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La solidarietà di Fratelli d’Italia

All’indomani dell’episodio è arrivata la solidarietà dei componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Vigilanza Rai, che hanno espresso una ferma condanna per quanto accaduto alla troupe.

«Esprimiamo la più ferma condanna per la gravissima e intollerabile intimidazione subita dall’inviato de La Vita in Diretta Giuseppe Di Tommaso e dal videomaker Antonio Caligione», dichiarano i componenti della commissione.

«Esplodere colpi d’arma da fuoco e rivolgere minacce di morte a operatori dell’informazione che stanno svolgendo il proprio lavoro sul territorio è un atto vile», prosegue la nota, che esprime «totale e incondizionata solidarietà» a Di Tommaso, Caligione e all’intera redazione della trasmissione.

I rappresentanti di Fratelli d’Italia si dicono infine fiduciosi nell’operato delle istituzioni: «Siamo certi che le Forze dell’Ordine e la Magistratura faranno piena luce su questo gravissimo episodio, assicurando rapidamente alla giustizia i responsabili».

Cdr e Usigrai: «Le minacce non fermeranno la libera informazione»

Il Cdr del Daytime Rai e l'Esecutivo Usigrai esprimono piena solidarietà aI collega Giuseppe Di Tommaso de 'La vita in Diretta' e al videomaker Antonio Caligione, per la gravissima intimidazione subita nel territorio di Botricello, in provincia di Catanzaro.
«Dopo aver raccolto alcune testimonianze – si legge nella nota –, si erano fermati in un’area per ultimare il servizio quando hanno udito due colpi di arma da fuoco esplosi in aria. Subito dopo, da un’auto transitata ad alta velocità, sono stati rivolti contro di loro insulti e minacce, con l’intimazione di andarsene. Temendo che la situazione potesse ulteriormente degenerare, i colleghi si sono rifugiati nella propria auto».
Il Cdr e l'Usigrai condannano con fermezza quanto accaduto e chiedono che venga fatta piena luce sull’episodio e siano individuati i responsabili. È indispensabile garantire la sicurezza di chi lavora sul territorio per raccontare i fatti e assicurare ai cittadini il diritto ad essere informati.
A Giuseppe e Antonio va tutta la nostra vicinanza. Le minacce non possono silenziare la libera informazione della Rai né fermare il lavoro di chi, ogni giorno, svolge la missione del servizio pubblico.