Da cantante neomelodico e trapper al narcotraffico: Niko Pandetta arrestato (ancora) nell’inchiesta che porta anche in Calabria
Le carte dell’indagine della Dda di Catania attribuiscono a Vincenzo "Niko" Pandetta un ruolo di collegamento tra fornitori e acquirenti di cocaina: il suo ruolo sarebbe stato svelato da una videochiamata. Ecco le accuse dei pm
Maresciallo non ci prendi, dice il ritornello di un suo pezzo. E invece lo hanno preso. Per anni il suo nome è stato associato soprattutto alla musica neomelodica e, successivamente, alla scena trap. Oggi, però, Vincenzo Pandetta, conosciuto dal pubblico come Niko Pandetta, torna al centro delle cronache per vicende che nulla hanno a che fare con la carriera artistica.
Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania che ha svelato un ponte per la droga tra Sicilia e Malta con indagati anche in Calabria, il cantante catanese viene indicato dagli investigatori come una figura attiva all'interno di un presunto sistema di traffico di sostanze stupefacenti riconducibile agli ambienti del clan Cappello-Bonaccorsi.
Secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza del gip, Pandetta non avrebbe avuto un ruolo marginale. Gli inquirenti gli attribuiscono infatti la funzione di promotore e facilitatore nelle operazioni di approvvigionamento e distribuzione della cocaina, agendo come punto di collegamento tra fornitori e destinatari finali della droga.
Droga e armi tra Sicilia e Malta, sequestri per 700mila euro e arresti anche a Cosenza e Reggio Calabria – NOMIIl rapporto con Antonino Vasta
Nell'inchiesta compare il rapporto tra Pandetta e Antonino Vasta, conosciuto negli ambienti investigativi con il soprannome di "Ninuzzo".
Vasta viene descritto come uno dei principali referenti per l'approvvigionamento della cocaina, incaricato di gestire le trattative con i fornitori e coordinare i rapporti con gli altri soggetti coinvolti nel traffico.
Pandetta, invece, avrebbe svolto un ruolo differente ma ritenuto altrettanto importante: creare i collegamenti tra chi forniva la droga e chi doveva riceverla. Secondo l'accusa, il cantante avrebbe favorito i contatti tra Vasta e diversi acquirenti. Le intercettazioni raccolte dagli investigatori documentano numerosi contatti tra i due.
In una videochiamata dell'8 ottobre 2022, captata dagli investigatori mentre Vasta si trovava nel Siracusano, il presunto fornitore informa Pandetta della presenza di altri sodali e rinvia una successiva conversazione all'arrivo di Johnny Pezzinga, altro soggetto ritenuto coinvolto negli affari illeciti.
Altre conversazioni mostrano come il cantante fosse spesso al centro dei dialoghi tra gli indagati. In un'intercettazione ambientale del 17 ottobre 2022, ad esempio, Vasta e Orazio Finocchiaro discutono delle vicende giudiziarie che stavano interessando Pandetta.
La cocaina e il ruolo di intermediario
Le contestazioni mosse dalla Procura riguardano diversi episodi di traffico di stupefacenti.
Tra questi figura una presunta cessione di cocaina avvenuta tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023, oltre a una fornitura più consistente contestata nel giugno 2023.
Secondo l'accusa, Pandetta avrebbe contribuito a promuovere un'operazione relativa a circa 670 grammi di cocaina, mettendo in contatto le persone coinvolte e favorendo la conclusione dell'affare.
Gli investigatori ritengono che la sua attività fosse funzionale agli interessi del clan Cappello-Bonaccorsi, circostanza che ha portato all'applicazione nei suoi confronti della misura della custodia cautelare in carcere.
Le accuse contenute nell'ordinanza rappresentano la ricostruzione della Procura e dovranno essere sottoposte al vaglio del processo nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Il caso Baby Gang e la presunta videochiamata dal carcere
Il nome di Niko Pandetta è finito al centro delle cronace, mesi fa, anche per un episodio avvenuto durante l'One Day Music Festival di Catania.
Lo scorso primo maggio, durante la propria esibizione, il trapper Zaccaria Mouhib, conosciuto come Baby Gang, ha mostrato al pubblico il display del proprio smartphone sostenendo di essere collegato con Pandetta, che in quel momento era detenuto in Calabria.
La scena, ripresa da numerosi spettatori e diffusa sui social network, ha immediatamente attirato l'attenzione degli investigatori, creando un caos mediatico e portando all’apertura di un’inchiesta. La vicenda aveva fatto scalpore e fatto scattare una perquisizione nel carcere in Calabria dove Pandetta era detenuto e dove agenti della polizia penitenziaria, su input della Procura e della Squadra mobile della Questura di Catania, trovarono dei cellulari.
La parabola giudiziaria di Pandetta
Nato a Catania nel 1991 e nipote dello storico boss mafioso Salvatore "Turi" Cappello, Pandetta ha costruito negli anni una notevole popolarità nel panorama musicale neomelodico e trap. La sua carriera artistica si è però intrecciata più volte con vicende giudiziarie.
Niko Pandetta sta scontando una condanna a quattro anni e cinque mesi di reclusione per spaccio di droga ed evasione. Era stato arrestato il 19 ottobre del 2024 dalla polizia a Milano in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dal Tribunale di Catania dopo che otto giorni prima la Cassazione aveva respinto il suo ricorso, rendendo definitiva la condanna. E' tra gli indagati nell'inchiesta della Dda di Palermo su un traffico di cellulari e droga nel carcere Pagliarelli.