Da Sibari la disperazione di un autotrasportatore: «Lo Stato ci ha messo in croce, ma qui il popolo non c’è»
Nel mirino Iva e accise sul carburante, ma anche politica, sindacati e associazioni di categoria. Una risposta potrebbe arrivare il 20 anziché il 27
Agricoltori e autotrasportatori sono in strada da venerdì sulla statale, all’altezza di Sibari, dove hanno organizzato un presidio contro il caro gasolio e il caro vita. Tra loro c’è Damiano Aiello, trasportatore e titolare di un’azienda di trasporti da 35 anni, che mette subito le cose in chiaro: «Noi trasportatori il gasolio lo possiamo pagare anche 5 euro, aumentiamo le tariffe del trasporto e siamo a posto così. Qua non siamo per il gasolio, qua siamo per il popolo».
Protesta di Tir e agricoltori a Crotone, ultimatum alla politica: «Pronti a bloccare Roma»Il prezzo alla pompa, dice, non è il punto. Le spese che le imprese di trasporto devono sostenere ogni mese restano però pesanti, e Aiello le elenca una per una: «Lo Stato ci ha messo in croce. Gli autisti prendono una miseria rispetto alle spese che ci sono oggi. Parliamo di aziende che abbiamo costruito con 40 anni di sacrificio e che ci stiamo bruciando così, tra rate di leasing, assicurazione, gomme, officine e tutto il resto».
Nemmeno questo, per lui, è il problema principale. Il vero peso sono le tasse sul carburante, e lo spiega con un viaggio che conosce bene: «Non è il prezzo del gasolio che è alto. Se lo Stato ci togliesse l’IVA e le accise, invece di spendere 3.000 euro di gasolio per andare con un camion a Trento e tornare ne spenderemmo 1.500, perché gli altri 1.500 vanno allo Stato. Questa è la cosa che non va bene, nel modo più assoluto».
Salvini pronto a incontrare le delegazioni degli autotrasportatori in protesta al Sud: «Convocherò un tavolo»È la stessa richiesta che arriva da tutti i presidi, agricoltori compresi. Le due categorie lavorano fianco a fianco ogni giorno: «Noi lavoriamo con i frigoriferi sulla frutta, quindi grazie all’agricoltore carichiamo l’insalata, le clementine, tutto quello che c’è. È una catena». Una catena che arriva fino al supermercato e quindi alle famiglie. Al presidio, però, le famiglie non si vedono. In strada ci sono solo agricoltori e trasportatori, e Aiello non lo nasconde: «Il popolo non ha capito nulla. Si preoccupano solo di dire che non ce la si fa più, però nessuno si impegna a fare un presidio, a fare qualcosa. Siamo noi buttati qua in mezzo alla strada». Chi protesta non ha intenzione di smobilitare prima di avere una risposta: «Quando una cosa si inizia si deve portare a una fine. Ci hanno comunicato che invece del 27 forse riusciamo a sapere qualcosa il 20. Però noi siamo qua e il popolo è totalmente assente».
Dalla protesta, secondo Aiello, devono restare fuori partiti, associazioni di categoria e sindacati: «La politica deve stare assolutamente lontano dai presidi, perché ci ha rovinato. E così le associazioni di categoria, che sono state la rovina del trasporto. Hanno pensato ai fatti loro e noi siamo rimasti abbandonati in mezzo alle strade».
Sui sindacati il giudizio è ancora più duro, e affonda le radici nelle mobilitazioni degli anni scorsi: «I sindacati? Peggio. Ci hanno promesso questo e quello, ci hanno fatto togliere i presidi e il secondo giorno eravamo messi peggio di prima». Lui, intanto, ha già fatto la sua scelta: «Ho strappato la tessera elettorale e non ho nessuna intenzione, fino a quando morirò, di dare più un voto a nessuno. I politici ti salutano quando gli interessa, poi a un certo punto diventi il loro nemico e non ti pensa più nessuno. Sono persone che non fanno per noi». E intanto non si muovono di un metro.