Sezioni
Edizioni locali
05/09/2026 ore 08.52
Cronaca

Dal prestito da 8mila euro alle minacce, imprenditore nella spirale dell’usura a Lamezia: due indagati

Avrebbero applicato interessi fino al 16 per cento al mese e preteso ulteriori somme nonostante la vittima avesse già restituito 20mila euro. Chiesto il rinvio a giudizio

di Redazione Cronaca

Avrebbero prestato 8mila euro a un imprenditore in difficoltà, applicando interessi di mora ampiamente superiori ai limiti consentiti dalla legge, fino a trasformare le richieste di restituzione del denaro in vere e proprie minacce. È quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme al termine di un’articolata attività investigativa che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per due lametini, di 46 e 36 anni, accusati di usura in concorso ed estorsione.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura guidata dal procuratore Elio Romano e delegata ai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Lamezia Terme, è partita dalla denuncia di un imprenditore.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe cercato liquidità per far fronte a esigenze contingenti e, attraverso un conoscente, sarebbe entrato in contatto con uno dei due indagati. Tra dicembre 2024 e febbraio 2025, in tre distinte tranche, gli sarebbe stato concesso un prestito complessivo di 8mila euro in contanti.

L’accordo, secondo l’ipotesi accusatoria, prevedeva la restituzione del capitale in un’unica soluzione, con l’applicazione di interessi di mora particolarmente elevati per ogni mese di ritardo. Una situazione che, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe rapidamente fatto lievitare il debito.

Con il passare del tempo, la vittima non sarebbe più riuscita a rispettare le scadenze concordate. Le richieste di restituzione del denaro, a fronte degli interessi maturati, si sarebbero quindi trasformate in pressioni e minacce rivolte non soltanto all’imprenditore, ma anche ai suoi familiari.

Di fronte a una situazione diventata ormai insostenibile, l’uomo ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. Da quel momento sono partiti gli accertamenti che hanno consentito, secondo la Procura, di ricostruire i rapporti finanziari e le modalità con cui sarebbe stato richiesto il denaro.

L’attività investigativa ha riguardato, tra l’altro, accertamenti bancari, verifiche tecniche e l’analisi di dati informatici e telematici. Gli elementi raccolti avrebbero consentito di confermare l’esistenza del debito, l'applicazione di tassi ritenuti illeciti e le dinamiche estorsive contestate ai due indagati.

Particolarmente significativo il dato relativo alle somme già versate dalla vittima. A fronte degli 8mila euro inizialmente ricevuti, l’imprenditore avrebbe restituito complessivamente 20mila euro tra febbraio e dicembre 2025, continuando tuttavia a subire la richiesta di un’ulteriore rata mensile compresa tra il 13 e il 16 per cento, con un Taeg indicato nel 56 per cento.

Nonostante le somme già corrisposte, secondo quanto emerso dalle indagini, la vittima sarebbe stata persino costretta a noleggiare un’automobile da consegnare a quello che riteneva essere il proprio creditore, che avrebbe continuato a considerare il debito non ancora estinto.

Le indagini si sono concluse nel giugno scorso con la notifica dei relativi avvisi. Per i due uomini è stata quindi formulata la richiesta di rinvio a giudizio e fissata l’udienza preliminare.