David Rossi, i verbali secretati: punti di contatto e contraddizioni tra i testimoni che tirano in ballo Mussari
A confronto le rivelazioni di Saverio Giampà e il resoconto di un detenuto anonimo. Tra pestaggi nel Van, il ruolo dei calcianti del calcio fiorentino, chiavette USB scomparse e i 50 milioni della 'Ndrangheta. Ecco cosa non torna nella pista seguita dalla Commissione d’inchiesta
L'indagine sulla scomparsa di David Rossi, il capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dal suo ufficio il 6 marzo 2013, si arricchisce di due tasselli documentali fondamentali acquisiti dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta dall'Onorevole Gianluca Vinci.
Si tratta di due atti d'indagine distinti ma sovrapponibili per ampiezza di scenari: da un lato i verbali d'escussione di Saverio Giampà, dall'altro un'annotazione di Polizia Giudiziaria che ricostruisce il drammatico colloquio con un testimone protetto da omissis, attualmente detenuto.
Entrambi i racconti descrivono la morte del manager senese non come un gesto volontario, ma come un'azione intimidatoria degenerata in tragedia, svelando un retroscena in cui s'intrecciano criminalità organizzata, esponenti del calcio storico fiorentino e flussi finanziari milionari.
Il racconto di Saverio Giampà: il blitz nell'ufficio e la caduta dal davanzale
Nelle sue dichiarazioni rese alla Commissione, Saverio Giampà traccia una ricostruzione dettagliata di quanto sarebbe avvenuto all'interno del Monte dei Paschi la sera del 6 marzo 2013.
Secondo Giampà, l'accesso ai locali della banca da parte degli aggressori sarebbe stato agevolato dall'interno: un piano coordinato da dirigenti MPS che avrebbe consentito di entrare e uscire senza lasciare traccia e senza essere ripresi dalle telecamere. Giampà indica l'allora presidente di MPS, Giuseppe Mussari, come la figura che avrebbe fatto da "tramite". Mussari — sostiene Giampà — conoscendo i legami con ambienti della 'ndrangheta (in particolare la cosca di Nicolino Grande Aracri), voleva gestire direttamente la situazione per evitare che a Rossi venisse fatto del male.
Giampà afferma che la sera dei fatti non fu Gabriele Ceccherelli (detto "Lo Zena", già capitano della squadra azzurra del calcio storico fiorentino) a salire nell'ufficio di Rossi, bensì due calcianti della medesima squadra. L'obiettivo iniziale non era l'omicidio, ma un'azione intimidatoria volta a piegare il manager.
Una volta all'interno dello studio, i due assalitori avrebbero dapprima malmenato lievemente Rossi, per poi sbattergli la faccia contro il davanzale della finestra facendogli vedere la strada sottostante e minacciando di precipitarlo se non avesse assecondato le loro richieste. Di fronte al rifiuto di Rossi di piegarsi, i due lo avrebbero sospeso a testa in giù fuori dalla finestra, afferrandolo per l'orlo dei pantaloni. Durante la colluttazione, mentre Rossi continuava a divincolarsi per rientrare, la posizione del corpo si sarebbe invertita: trattenuto per le braccia da uno degli assalitori e spinto dall'altro, il manager sarebbe infine scivolato dalla presa, cadendo nel vuoto.
L'annotazione di polizia giudiziaria: il Van a noleggio, le chiavette Usb e la reazione del detenuto
L'annotazione redatta dal tenente colonnello Adolfo Gregori restituisce un quadro visivo e psicologico di estrema tensione. Durante il colloquio confidenziale, alla sola pronuncia di un determinato nome da parte dell'ufficiale verbalizzante, il detenuto si è bloccato di scatto, portandosi le mani al volto e nascondendo la testa tra le gambe, sopraffatto dal terrore e incredulo che gli inquirenti fossero a conoscenza di dettagli da lui mai confidati prima. Il testimone ha definito quel soggetto come una figura «molto potente e molto pericolosa», capace di condizionare chiunque.
Nel merito dei fatti, il testimone anonimo fornisce una versione logistica diversa rispetto all'aggressione.
Rossi sarebbe stato infatti fatto salire su un Van a noleggio (allestito sul retro con quattro poltrone vis-à-vis) parcheggiato in piazza Salimbeni, di fronte all'ingresso principale di MPS. All'interno del veicolo il manager sarebbe stato preventivamente malmenato.
Successivamente, Rossi sarebbe salito nel suo ufficio scortato da tre persone, passando dall'ingresso principale (di cui il testimone descrive accuratamente la postazione del portiere) per farsi consegnare e recuperare alcune chiavette USB contenenti informazioni informatiche sensibili.
Interrogato sull'ambiente del calcio fiorentino, il detenuto ha mimato il gesto di sferrare pugni, confermando che un soggetto incline alla violenza legato a quel mondo era presente, ma precisando che non era salito nell'ufficio, rimanendo invece ad attendere nel Van.
Il mezzo si sarebbe poi spostato all'imbocco di via dei Rossi, dove due uomini sono discesi per sbarrare l'accesso al vicolo. Il testimone annota un dettaglio: subito dopo la caduta di Rossi, solo uno dei due uomini posti a guardia del vicolo possedeva un telefono cellulare.
Il testimone fa infine riferimento a tracce di sangue nel bagno del piano dell'ufficio di Rossi mai repertate né analizzate, oltre a ipotizzare un passaggio della vittima attraverso un'area della banca interessata da lavori edili in corso.
David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei mandanti: nella bufera l’avvocato calabrese Giuseppe Mussari, ex presidente MpsIl movente economico: la pista 'Ndrangheta e i conti di Muto
I due documenti trovano un punto di convergenza nell'individuazione dello sfondo economico che avrebbe determinato l'aggressione a Rossi.
Giampà si lascia andare a rivelazioni e insinuazioni – anche in questo caso si tratta di dettagli da riscontrare e confermare –: dice che David Rossi gestiva conti correnti riservati per conto di Nicolino Grande Aracri e di esponenti a lui vicini (tra cui cita il cognome Muto, identificabile in Antonio Muto). Rossi avrebbe movimentato denaro liquido trasferendolo su vari conti, convertendolo in criptovalute (Bitcoin) e riconvertendolo in contanti per renderlo non tracciabile. Tra le operazioni citate figura l'invio di fondi all'impresa di Muto per la ristrutturazione dello stadio di Viadana. Inoltre, Giampà collega le minacce a Rossi al blocco imposto da MPS a un finanziamento destinato a una società sportiva (forse di pallacanestro) riconducibile a interessi della criminalità organizzata, sul quale il manager avrebbe rilevato irregolarità.
Dal canto suo, il testimone anonimo citato nell'annotazione conferma il coinvolgimento della 'Ndrangheta e la presenza di ingenti masse finanziarie, affermando che Rossi era in grado di movimentare fino a 50 milioni di euro con un semplice click dal computer.
Punti di contatto e incongruenze tra i racconti
I due verbali, pur delineando il medesimo contesto di intimidazione finita in tragedia con la regia di ambienti criminali e complicità interne, presentano importanti convergenze ma anche profonde discrepanze strutturali.
| Elemento d'indagine | Verbale Saverio Giampà | Annotazione P.G. (Testimone Anonimo) |
|---|---|---|
| Matrice dell'evento | Intimidazione degenerata in omicidio. | Intimidazione/recupero dati sfociato nella caduta. |
| Sfondo finanziario | 'Ndrangheta (Grande Aracri, Muto), riciclaggio in criptovalute, blocco fondi MPS a società sportive. | 'Ndrangheta, movimentazione di 50 milioni "con un click" dal PC. |
| Luogo del pestaggio | Nell'ufficio: Rossi viene percosso e sbattuto contro il davanzale della finestra. | Nel Van: Rossi viene malmenato all'interno di un veicolo a noleggio in piazza Salimbeni prima di salire. |
| Oggetto della visita | Piegare il manager affinché sbloccasse le pratiche o tacesse sulle anomalie. | Consegnare/recuperare specifiche chiavette USB con dati sensibili. |
| Uomini del Calcio Fiorentino | Due calcianti salgono direttamente nell'ufficio di Rossi; Ceccherelli resta fuori. | Un soggetto violento del calcio fiorentino attende nel Van e non sale nell'ufficio. |
| Dinamica della caduta | Descrizione dettagliata: Rossi appeso a testa in giù per i piedi, posizioni invertite, trattenuto per le braccia, scivola e cade. | Non descrive la presa fisica alla finestra; si concentra sulla copertura esterna (uomini a guardia del vicolo). |
| Copertura logistica | Ingresso organizzato da dirigenti MPS/Mussari per evitare le telecamere. | Van posizionato a sbarrare via dei Rossi; passaggio da aree di cantiere e tracce ematiche nel bagno. |
Giampà vs Mister X: le contraddizioni fondamentali tra i due racconti
La discrepanza più evidente risiede nella cronologia del pestaggio. Per Giampà l'aggressione fisica avviene integralmente dentro lo studio di Rossi, sul davanzale della finestra. Per il testimone anonimo, invece, la violenza fisica ha inizio all'esterno, nel retro di un Van a noleggio, e l'accesso all'ufficio avviene successivamente al solo scopo di prelevare i supporti informatici (le chiavette USB).
Sarebbero differenti anche gli obiettivi dell’aggressione. Mentre Giampà parla di un'intimidazione verbale e fisica legata al blocco dei finanziamenti e alle anomalie riscontrate da Rossi sui conti della 'Ndrangheta, l'annotazione di P.G. incentra la spedizione sul recupero fisico di dati digitali contenuti in chiavette USB in possesso della vittima.
Diverso anche il posizionamento dei calcianti che avrebbero contribuito all’intimiazione. Entrambi i testimoni concordano sul fatto che Gabriele Ceccherelli non sia salito nell'ufficio. Tuttavia, Giampà sostiene che nello studio siano saliti altri due calcianti della squadra azzurra, mentre il testimone anonimo afferma che l'uomo del calcio fiorentino presente rimase costantemente ad attendere all'interno del Van.