Denise Cosco, Colosimo: «La sua morte è una sconfitta dello Stato, per me è morta per mano della ’ndrangheta»
La presidente della Commissione parlamentare antimafia ricorda la figlia di Lea Garofalo: «Senza la sua testimonianza alcuni processi non si sarebbero potuti svolgere. La sua eredità è il coraggio»
«Il ruolo dei testimoni di giustizia è molto sottovalutato e poco raccontato. Ci sono processi che non si sarebbero potuti svolgere senza le loro testimonianze e questo è anche il caso di Denise Cosco che ha preso l'eredità della mamma. Denise era uscita dal servizio di protezione nel 2018 e aveva un nome di copertura e si era faticosamente ricostruita una vita. Credo che quanto è accaduto sia una sconfitta dello Stato. Se sono stati dati alcuni ergastoli è perchè lei ha testimoniato.
Lo Stato in verità ha messo a disposizione quello che poteva fare, le ha dato un lavoro, lei aveva trovato l'amore e fatto un figlio e io penso che un figlio guarisce quasi tutto, invece no. L'eredità che abbiamo da lei è il coraggio, il tempo del coraggio. Per me Denise è morta per mano della 'ndrangheta, la stessa che ha ucciso sua madre. I sensi di colpa di Denise vengono da quello che ha fatto il padre».
A dirlo, sul suicidio di Denise, la figlia di Lea Garofalo, morta suicida a 35 anni nei giorni scorsi, è Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, intervenuta a Fenix, la festa dei giovani di FdI.