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07/10/2026 ore 07.18
Cronaca

Dieci piantagioni di marijuana scoperte nel Reggino, sequestrate oltre 4.500 piante: avrebbero fruttato 7 milioni di euro

Blitz della Guardia di finanza tra Caulonia, San Luca e Ghorio di Roghudi. Le coltivazioni era nascoste in aree impervie e dotate di sistemi di irrigazione automatizzati

di Redazione Cronaca

Dieci piantagioni di marijuana, per un totale di oltre 4.500 piante, sono state scoperte dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria nell’ambito di un’attività di contrasto alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti.

L’operazione è stata condotta dal Gruppo di Locri, in sinergia con le componenti specialistiche del Corpo, attraverso un mirato dispositivo di controllo del territorio finalizzato a contrastare la produzione di cannabis indica, favorita dalle caratteristiche morfologiche e dalle condizioni climatiche dell’area.

Nel corso delle attività, i finanzieri hanno individuato cinque piantagioni nel territorio di Caulonia, quattro nell’area di Polsi, nel territorio di San Luca, e una nei pressi dell’antico borgo abbandonato di Ghorio di Roghudi, nella valle della fiumara Amendolea.

Le piantagioni erano state realizzate in zone particolarmente impervie e isolate, lontane dai centri abitati e occultate dalla fitta vegetazione. Le caratteristiche dei luoghi, caratterizzati da una difficile accessibilità, hanno reso particolarmente complessa la loro individuazione e il successivo raggiungimento dei siti.

L’attività - svolta sotto la direzione delle Procure della Repubblica di Reggio Calabria e Locri - ha consentito di indirizzare gli interventi dei finanzieri sui luoghi interessati dalle coltivazioni, che sono stati raggiunti a piedi, percorrendo boschi e sentieri particolarmente scoscesi.

Al momento dell’intervento molte piante superavano i tre metri d’altezza, presentando già abbondanti e ricche infiorescenze.

Le coltivazioni erano strutturate in numerosi filari, serviti da moderni e complessi impianti di irrigazione a goccia collegati ad articolati sistemi di tubature. In diversi siti, l’afflusso dell’acqua era automatizzato tramite temporizzatori meccanici, capaci di garantire la piena autonomia della piantagione anche in assenza di manutenzione manuale sul posto.

Sono stati inoltre rinvenuti fertilizzanti professionali e recinzioni perimetrali, a testimonianza di una gestione stabilmente organizzata e accuratamente pianificata, finalizzata a massimizzare la resa produttiva.

L’odierna operazione ha impedito che l’ingente quantitativo di stupefacente che sarebbe stato ricavato dalle piantagioni venisse immesso sul mercato e nelle piazze di spaccio, dove, al dettaglio, avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali quasi 7 milioni di euro.