Diga del Melito incompiuta, nessun colpevole per i 259 milioni di euro “sprecati”: va tutto in prescrizione
La Corte dei Conti per la Calabria definisce il procedimento contro il Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese e due dirigenti dopo anni di contenziosi: lo stop al finanziamento del 2019 non conta, i ritardi erano noti da molti anni
La Corte dei Conti per la Calabria ha chiuso il procedimento per responsabilità contabile nei confronti del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese in liquidazione e dei dirigenti Flavio Alfredo Talarico e Pietro Filippa, dichiarando la prescrizione del credito avanzato dalla Procura regionale.
La vicenda riguardava un presunto danno erariale di oltre 259 milioni di euro, legato alla gestione del progetto di realizzazione della diga sul fiume Melito, opera originariamente deliberata nel 1982 dalla Cassa per il Mezzogiorno e poi giudicata «non più realizzabile».
La causa sulla diga del Melito
Il procedimento era stato avviato dalla Procura regionale della Corte dei Conti, che chiedeva il risarcimento del danno erariale così ripartito: 70% a carico del Consorzio e 30% a carico dei singoli dirigenti.
Il Consorzio, rappresentato dall’avvocato Massimiliano Carnovale, Talarico dall’avvocato Giacomo Carbone e Filippa dall’avvocato Giuseppe Spadafora, avevano contestato integralmente le accuse, mettendo in dubbio la sussistenza del danno, il nesso causale e la stessa configurabilità della responsabilità erariale. I legali avevano inoltre sollevato eccezioni di prescrizione dell’azione.
Diga sul Melito, danno erariale da quasi 260 milioni di euro per la mancata realizzazioneLe problematiche legate alla diga del fiume Melito
Secondo la Procura, la revoca del finanziamento al 31 dicembre 2019 derivava da presunta cattiva gestione amministrativa e tecnica del progetto e dalla lacunosità della rendicontazione, considerata indice di colpa grave.
La realizzazione dell’opera era stata caratterizzata da numerosi problemi: contestazioni con le società appaltatrici e sospensione dei lavori; vertenze con i Ministeri dei Beni Culturali e dei Lavori Pubblici in merito alla valutazione di impatto ambientale; riserve e contenziosi delle imprese, incluso il blocco dell’ultima società per un’informativa antimafia nel 2010; sospensione del finanziamento da parte del Ministero nel 2011, per adeguamenti alle nuove norme di sicurezza delle dighe.
Questi fattori avevano ritardato per anni l’esecuzione dell’opera, rendendo complesso individuare il momento in cui il danno fosse effettivamente maturato.
La decisione della Corte dei Conti
Nella camera di consiglio del 16 dicembre 2026, la Corte dei Conti ha accolto l’eccezione di prescrizione sollevata dai legali dei convenuti.
Secondo la sentenza, l’azione di responsabilità erariale non poteva decorrere dalla revoca del finanziamento del 31 dicembre 2019, perché le criticità del progetto e i numerosi contenziosi avevano reso evidente il danno già da tempo all’amministrazione e alla Procura contabile. Di conseguenza, il procedimento si è concluso senza condanna.