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18/02/2026 ore 18.37
Cronaca

Diga di Tarsia, cosa è successo il giorno dell’alluvione? Emergono contraddizioni dalle versioni ufficiali

Resta alta la tensione sulla gestione dell’invaso che potrebbe avere amplificato i danni della piena. Occhiuto difende la Protezione Civile mentre dalle dichiarazioni di Consorzio di Bonifica e ProCiv risultano versioni contrastanti. Interviene anche il decano Unical Veltri: «Calcolati male orari della piena»

di Francesco Rende

Tra ordinanze di sgomberi, lavori sugli argini, visite di autorità e politici (oggi è stato il turno della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein) continua a tenere banco la polemica sull’utilizzo della Diga di Tarsia durante le ore più difficili della piena. C’è chi, come Stasi, l’ha definita un’onda anomala, chi invece come Occhiuto difende la scelta o chi ancora come il Consorzio di Bonifica si tira fuori dalla contesa precisando che la gestione è in mano alla Protezione Civile. Emergono, però, le prime contraddizioni tra le versioni.

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Mentre si fanno i conti con il fango i primi cittadini intervengono sulla questione. Le posizioni, per ovvi motivi, sono diverse sia nella forma che nella sostanza. C’è chi attacca a spada tratta, chi invece mostra posizioni più morbide senza per questo chiedere chiarezza su quanto successo. Uno di questi ad esempio è Giampaolo Iacobini, sindaco di Cassano allo Jonio e uomo forte del centrodestra cosentino: nelle ore immediatamente successive all’evento, intervistato dalla trasmissione “Dentro la notizia”, non si è tirato indietro sulla questione della diga ed ha risposto con prontezza alla domanda di Salvatore Bruno. «Pur essendo un sindaco istituzionalmente giovane, in carica da 8 mesi, ho maturato un profondo rispetto delle istituzioni: mi dicono che non c’è stato alcun rilascio selvaggio, anzi che le misure adottate avrebbero contenuto la forza delle acque, ma chiederemo contezza anche di questo. La cognizione popolare dice che è successo tutt’altro, ma a livello istituzionale non posso dire altro».

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Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, è invece stato molto più diretto: dopo aver parlato apertamente di “onda anomala” e di attività ancora da chiarire, ha espresso chiaramente il suo pensiero. «Abbiamo visto una diga che è stata chiusa e che poi ha scaricato in maniera molto anomala, all’improvviso, l’acqua che doveva essere chiusa nell’invaso proprio mentre arrivava la vera piena. L’impressione è che, se doveva essere chiusa anche leggermente in un determinato momento, quel momento è stato totalmente sbagliato. Io credo che su Cassano allo Jonio e su Corigliano Rossano sia arrivata non solo la piena ma anche l’acqua che la diga aveva invasato. Qualcuno dovrà spiegare cosa è successo, perché qui c’è gente che ha perso tutto».

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Intanto, anche nelle posizioni degli enti istituzionali iniziano ad emergere alcuni distinguo: sin da subito, dopo i primi articoli, il Consorzio di Bonifica della Calabria retto da Giovinazzo ha rilasciato una nota nella quale ha precisato il ruolo del Consorzio e soprattutto la responsabilità delle manovre effettuate sulla diga. «Su istanza della Protezione Civile – ha spiegato la lunga nota - al fine di scongiurare danni a cose e persone, dopo il confronto con il Ministero competente e la Prefettura, si è deciso di intervenire chiedendo al Consorzio di Bonifica, la possibilità di modulare i volumi d’acqua in ingresso. Si specifica che le paratoie della traversa di Tarsia […] sono state movimentate esclusivamente con una funzione di regolazione e attenuazione dei volumi in ingresso».

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Se quella del Consorzio di Bonifica è apparsa, sin da subito, come un tentativo di prendere le distanze da quanto successo e specificare che ogni operazione è stata gestita dalla Protezione Civile, il presidente della Regione Occhiuto ha difeso la scelta: «Il dirigente della Protezione civile secondo me ha fatto bene, perché altrimenti ci sarebbe stata un'esondazione del Crati ben più consistente e di notte, che avrebbe provocato con ogni probabilità delle vittime, per cui io credo che vadano a ringraziarti quelli che hanno avuto il coraggio di fare una manovra che forse altri non avrebbero avuto il coraggio di fare. Hanno evitato che ci fossero delle vittime e io gli sono molto riconoscente».

Più di una difesa d’ufficio, da parte di Roberto Occhiuto che era stato il primo nelle ore precedenti la piena a dire che la Diga di Tarsia era stata usata per mitigare la piena, parlando apertamente di una raccolta di 8 milioni di metri cubi: nella difesa, però, spiega chiaramente di chi è stata la responsabilità e la paternità della scelta, ovvero il dirigente della Protezione Civile Costarella.

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Da più giorni in prima fila, Costarella è stato il volto della risposta della Regione ai vari cicloni ed ha anche spesso sostituito il presidente Occhiuto quando questi si trovava fuori dalla Calabria per impegni istituzionali. La sua versione dei fatti sul rilascio delle acque l’ha affidata all’ANSA: «Un intervento – ha affermato Costarella - che probabilmente è stato fondamentale per evitare vittime. Nei giorni successivi si è poi provveduto ad un rilascio molto ma molto lento. Adesso alla diga si trova il commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Calabria Giacomo Giovinazzo mentre io seguo la situazione dalla sala operativa della Protezione civile regionale».

Diga di Tarsia, ma quando è stata rilasciata l’acqua?

È qui che si gioca la questione: quanta acqua è stata rilasciata e a quale velocità? È vero, come afferma Costarella, che solo nei giorni successivi si è provveduto ad un rilascio lento? Qui le versioni si discostano.

All’ANSA infatti Costarella afferma che il carico accumulato nella diga è stato rilasciato “nei giorni successivi” ed è stato un rilascio “molto ma molto lento”, mentre la nota del Consorzio di Bonifica dice tutt’altro. «Si specifica che le paratoie della traversa di Tarsia – recita il comunicato rilasciato il 15 febbraio - non sono state chiuse completamente, ma le stesse sono state movimentate esclusivamente con una funzione di regolazione e attenuazione dei volumi in ingresso, nei limiti della quota massima di invaso autorizzata dal Ministero. […] Tutta l’acqua caduta in questi ultimi giorni, che i terreni ormai saturi non sono riusciti ad assorbire, è stata regolata dall’infrastruttura, consentendo un deflusso, per quanto possibile, graduale verso valle».

A questo punto la domanda è d’obbligo: l’acqua della Diga di Tarsia si è aggiunta quindi alla piena in arrivo o no? La diga è stata liberata lentamente solo nei giorni successivi o nelle ore della piena come detto dal Consorzio di Bonifica?

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Intanto nelle scorse ore è intervenuto sul tema anche Paolo Veltri, professore ordinario di Ingegneria Idraulica dell’Università della Calabria ed a lungo a capo della facoltà di ingegneria dello stesso ateneo. «La diga di Tarsia – spiega il docente - è nata per finalità legate all’irrigazione. Col tempo però, la normativa ha stabilito che tutte le dighe, comprese quelle realizzate per produrre energia elettrica, devono poter assicurare un volume di ritenuta utile per la cosiddetta laminazione delle piene. Vuol dire che la diga deve essere dotata di una capacità di invaso tale che, se arriva una piena, essa sia in grado di trattenerla, in tutto o anche soltanto in parte».

«Io non devo assegnare responsabilità – prosegue - lo farà chi indaga, ma io dico cosa va fatto: bisogna fare in modo che l’invaso sia il più possibile vuoto. Si è riempito il lago quando la piena era a Cosenza, ma per scendere a Tarsia, vista la velocità e i valori, la piena impiega non meno di 7-8 ore. Si è intervenuti troppo presto riempiendo l’invaso».

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