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21/05/2026 ore 19.03
Cronaca

Droga e cellulari nel carcere di Catanzaro, in appello l’accusa invoca 12 condanne per detenuti, familiari e agenti - NOMI

Secondo l’accusa, all’interno della struttura erano sorti due gruppi criminali, uno dedito allo spaccio di stupefacenti nella casa circondariale e uno dedito allo smercio di sim card e telefonini

di Alessia Truzzolillo

Il pm Veronica Calcagno, applicata come pg in Corte d’appello, ha invocato 12 condanne nell’ambito del processo d’appello, proveniente dal rito abbreviato, Open Gates, che contempla l’esistenza di un sistema criminale sorto nel carcere di Catanzaro.

Secondo l’accusa, all’interno della struttura erano sorti due gruppi criminali, uno dedito allo spaccio di stupefacenti nella casa circondariale e uno dedito allo smercio di sim card e telefonini. Il tutto avveniva, sostengono gli inquirenti, con la complicità di operatori della polizia penitenziaria e anche di parenti dei detenuti che provvedevano a fornire droga e telefonini.

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L’accusa ha chiesto condanne a 20 anni di reclusione nei confronti di Maurizio Corasaniti (8 anni, 2 mesi e 20 giorni in primo grado), di Catanzaro, assistente capo della polizia penitenziaria, accusato di essere attivo con entrambe le organizzazioni; Giada Pino, di Cosenza (4 anni in primo grado), accusata di procurare schede sim e telefonini in carcere al compagno Riccardo Gaglianese.
Chiesti 14 anni nei confronti di Domenico Sacco, di Catanzaro (assolto in primo grado), assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria.
Chiesti 6 anni di reclusione nei confronti dei coniugi Rosalia Orlando, di Palermo (assolta in primo grado), accusata di aver introdotto beni vietati nel carcere di Catanzaro a favore del marito Francesco Paolo Clemente, di Palermo (assolto in primo grado).
L’accusa ha poi chiesto la conferma delle condanne comminate in abbreviato nei confronti di Riccardo Gaglianese, di Cosenza (20 anni), accusato di essere capo e organizzatore di entrambe le associazioni; Michael Stephen Castorina, di Mazzarino (2 anni e 6 mesi), accusato di cedere cellulari a terze persone; Domenico Catalano, di Locri (8 mesi), accusato di aver ricevuto e utilizzato sim card nel carcere; Domenico Cicero, di Cosenza (2 anni), accusato di acquistare e introdurre cellulari e sim; Sandra Santino, di Mazzarino (un anno e 4 mesi), accusata di introdurre cellulari e sim a favore del compagno Castorina; Francesco Soliberto, di Brindisi (un anno e 6 mesi), detenuto; Francesco Viapiana, di Cosenza (7 anni e 9 mesi), accusato di rifornire i detenuti di sim e telefonini; Salvatore Zinno, di Napoli (10 mesi), accusato di aver acquistato e utilizzato telefonini in carcere.