Duplice omicidio al centro ippico di Catanzaro, familiari e amici delle vittime smentiscono lo stalliere: «Mai stato maltrattato»
La Corte d’Assise d’Appello ha ridotto nuovamente la pena nei confronti del cittadino pakistano accusato di aver ucciso a colpi di zappa due persone nel 2021. «Tanta amarezza, lo abbiamo sempre aiutato»
«Voglio che venga restituita la vera essenza dell'anima di mio fratello, anche a coloro che non l'hanno conosciuto. Era una persona umile, generosissimo, viveva per amore degli altri. Ha fatto molto per questo signore: lo portava in giro, gli faceva fare la spesa, lo portava dovunque cercando di dargli dignità». A pochi giorni da una nuova sentenza sul duplice omicidio al centro ippico Valle dei Mulini, parla la sorella di Giuseppe Sestito, una delle due persone aggredite a morte il 9 settembre del 2021 da Saleem Masih, lo stalliere di origini pakistane che ha ucciso a colpi di zappa Vincenzo Marino e Giuseppe Sestito.
La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, decidendo su rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, lo ha condannato a 13 anni e 6 mesi. Alla base dell’aggressione, secondo le dichiarazioni rese, ci sarebbe stata una lite scaturita dai continui insulti che gli sarebbero stati più volte rivolti. Con le sue parole di Raffaella Sestito intende riabilitare la memoria del fratello Giuseppe. «Questa sentenza rinnova il dolore per le famiglie vittime di questa tragedia» spiega ricordando come il fratello si fosse speso con atti di generosità nei confronti dello stalliere, impiegato al centro ippico. «Lo ha aiutato tantissimo. Sentire ripetere che lo maltrattavano o che era maltrattato non risponde al vero. Non era nel dna di mio fratello che ci ha insegnato a vivere per amore».
Sestito ricorda anche il gesto di altruismo compiuto dalla famiglia: «Sapevamo che a mio fratello era rimasto poco tempo. Con i miei familiari abbiamo deciso di dare un senso di amore a questa morte, lo stesso senso che aveva guidato la sua vita e abbiamo deciso per la donazione degli organi». Simili precisazioni arrivano anche da Armando Priamo, frequentatore del centro ippico e amico di Giuseppe Sestito: «Io personalmente l’ho sempre aiutato quando aveva bisogno di medicine, gli ho fatto più volte la spesa e dato soldi per comprare vestiti» ha chiarito smentendo le dichiarazioni di Masih, secondo cui sarebbe stato vittima di epiteti ingiuriosi.
«Non ho mai avuto preoccupazioni quando mia figlia si recava al centro ippico e restava da sola in sua presenza. Non lo abbiamo mai maltrattato: né io né Sestito». Amarezza è stata inoltre espressa da Raffaella Sestito a seguito della recente inaugurazione del centro ippico. «Non ci saremmo aspettati gesti eclatanti, ma un piccolo gesto di amore. Qualche anno dopo la grande tragedia, alla riapertura, nessuno dei presenti ha nominato le due vittime o si è soffermato per un ricordo, non ci si è fermati nemmeno per portare un fiore. Questo è stato un altro grande dolore».