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12/10/2026 ore 19.29
Cronaca

Duplice omicidio di Squillace, la Dda chiede il processo per Nicolino Grande Aracri e altri due imputati

Chiesto il rinvio a giudizio anche per Salvatore Abbruzzo e il collaboratore di giustizia Sandro Ielapi per l’uccisione di Giuseppe Bruno e della moglie Caterina Raimondi, assassinati nel 2013

di Ale. Tru.

La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di tre imputati ritenuti responsabili del duplice omicidio di Giuseppe Bruno e della moglie Caterina Raimondi, avvenuto a Squillace il 18 febbraio 2013. La richiesta, firmata dal sostituto procuratore Debora Rizza con il visto del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto, chiama in causa Salvatore Abbruzzo, 49 anni, il boss Nicolino Grande Aracri, 67 anni, e il collaboratore di giustizia Sandro Ielapi, 51 anni. Per i medesimi fatti si porcede separatamente nei confronti di Francesco Gualtieri (il giudizio pende davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro), indicato dagli inquirenti come esponente di vertice del clan.

Secondo le contestazioni formulate dai magistrati antimafia, l'agguato mortale sarebbe maturato nell'ambito di una sanguinosa faida tra cosche per il controllo del territorio compreso tra Borgia, Roccelletta di Borgia e zone limitrofe, e delle attività illecite.

Nello specifico, la Dda contesta a Salvatore Abbruzzo, quale promotore e organizzatore della cosca Catarisano, e a Francesco Gualtieri di aver partecipato a una riunione di 'ndrangheta a casa di Nicolino Grande Aracri. In quella sede, Grande Aracri, in qualità di vertice della cosca di Cutro e dell'organo superiore di coordinamento denominato Provincia, avrebbe dato il proprio benestare per eliminare Giuseppe Bruno, elemento di vertice del clan rivale di Vallefiorita.

La ricostruzione della Procura evidenzia come Abbruzzo abbia pianificato la fase esecutiva effettuando sopralluoghi preliminari e accompagnando sul posto i due esecutori materiali a bordo di un fuoristrada Pajero, garantendone successivamente la fuga. L'azione criminosa si sarebbe consumata con spietata ferocia: mentre Sandro Ielapi presidiava la zona armato di pistola, Francesco Gualtieri avrebbe esploso nove colpi con un fucile d'assalto kalashnikov contro Giuseppe Bruno, provocandone la morte, per poi sparare a distanza ravvicinata contro Caterina Raimondi.

Oltre al reato di omicidio plurimo, aggravato dalla premeditazione e dall'agevolazione delle attività mafiose, la Procura contesta a Sandro Ielapi e Francesco Gualtieri anche la ricettazione e il porto illegale dell'arma da guerra utilizzata per il delitto, un fucile d'assalto AK47 con matricola abrasa. Il quadro accusatorio include l'aggravante della recidiva specifica e reiterata per gli imputati, per i quali il giudice per le indagini preliminari Andrea Odierno ha già fissato l'udienza preliminare al 16 ottobre 2026 davanti al Tribunale di Catanzaro.