Entra in pronto soccorso con una frattura, esce dall’ospedale con una gamba amputata: condannato medico dell’Asp di Crotone
L’azienda sanitaria si è rivalsa sul dipendente dopo aver risarcito il paziente. L’ingresso in ps a seguito di una aggressione, l’infezione e poi il trasferimento a Bologna per l’aggravarsi delle condizioni. I giudici: «Grave sottovalutazione del rischio»
Un ortopedico è stato condannato per responsabilità amministrativa al risarcimento di un danno erariale di 30mila euro in favore dell’Asp di Crotone. A sancirlo è la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti che ha emesso una sentenza di condanna nei confronti del medico, in servizio all’azienda sanitaria, per un caso di malpractice sanitaria avvenuto tra il febbraio e il luglio 2017 nello stesso ospedale.
L’accesso al pronto soccorso
Il paziente ha infatti subito l’amputazione della gamba destra a seguito di una infezione determinata da una presunta errata pratica medica poi “sottovalutata” fino a determinare una necrosi. In particolare, l’uomo aveva fatto accesso al pronto soccorso per una lesione subita durante un’aggressione. L’ortopedico aveva diagnosticato la frattura composta del perone destro, ingessando l’arto. Durante la successiva visita di controllo il paziente aveva lamentato fastidio e dolore e la presenza di un edema. Il medico aveva ingessato nuovamente l’arto.
Le dimissioni e il ricovero fuori regione
Il 24 febbraio veniva nuovamente ricoverato per febbre e vomito, con una diagnosi di tromboembolia polmonare. I successivi controlli facevano emergere un peggioramento della ferita con la comparsa di flittene, edema e, infine, di una fistola risultata positiva allo stafilococco aureo. Dopo nuovi ricoveri e due interventi chirurgici all’ospedale di Crotone, il paziente decideva quindi di dimettersi volontariamente per farsi ricoverare al policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna dove, nonostante le cure e i successivi ricoveri, il 31 luglio gli veniva amputata la gamba destra.
Il giudizio civile
Il giudizio contabile scaturisce da una segnalazione dell’ex commissario straordinario dell’Asp di Crotone alla procura contabile. Una pec del 15 luglio 2025 contenente l’atto transattivo con la definizione del pagamento del sinistro. A fronte di una condanna del Tribunale di Crotone, l’Asp aveva stipulato un accordo liquidando al paziente 100mila euro per il danno cagionato. Per il collegio la domanda merita accoglimento perché la Procura ha fornito prova della responsabilità amministrativa. In particolare, «l’amministrazione che abbia risarcito il terzo del danno cagionato dal dipendente si rivale agendo contro quest’ultimo».
Sottovalutazione dei sintomi
Per la Corte dei Conti, la «condotta gravemente colposa» sarebbe consistita «nell’avere del tutto ignorato un sintomo espressamente lamentato dal paziente. Se il convenuto – si legge in sentenza - avesse diligentemente sottoposto il paziente agli appropriati esami diagnostici, anziché re-immobilizzarlo con l’apparecchio gessato rinviando l’ulteriore controllo a due settimane, quest’ultimo avrebbe sicuramente avuto maggiori chance di prevenire l’infezione e, quindi, l’amputazione della gamba destra».
Le consulenze e l’email all’ufficio legale
La circostanza sarebbe stata infatti confermata da due ctu medico-legali depositate agli atti del giudizio civile ma anche in una email inviata dal direttore dell’unità di medicina legale dell’Asp di Crotone all’ufficio legale della stessa azienda. Si legge: «Non vi era una ratio scientifica che potesse giustificare l’operato dell’ortopedico che a fronte del suo stesso riscontro del flittene sul malleolo esterno del piede e deficit dello SPE, riposizionava il gesso chiuso e rinviava il paziente al successivo controllo dopo 13 giorni».
«Non ho quindi ravvisato una possibile strategia difensiva anche perché quel flittene evolverà in fistola infetta e in fascite necrotizzante fino all’amputazione dell’arto proprio a causa di quel ritardo di 13 giorni» scriveva il medico legale. Per i giudici contabili il medico deve essere condannato per «colpa grave per l’evidente sottovalutazione del rischio di insorgenza dell’infezione».