Estorsioni a Vibo, la Procura generale sfida l’ordinanza che ha bloccato il processo: «Obbligo digitale solo dal 2027»
Secondo il pg di Catanzaro, il vincolo di deposito telematico per le Corti d'Appello scatterà solo tra un anno: sarebbe valido, dunque, l’appello del procedimento sulle vessazioni ai danni dell'imprenditore Farfaglia
Resta al momento congelato il processo contro le cosiddette "nuove leve" della criminalità organizzata vibonese. Il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Raffaela Sforza, ha infatti presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza emessa lo scorso 15 luglio dalla Corte d’Appello (presieduta dal giudice Antonio Battaglia). Il provvedimento impugnato aveva dichiarato inammissibile l'appello della Procura contro le assoluzioni di primo grado, accogliendo l'eccezione sollevata dai difensori degli imputati, gli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzé.
Il nodo della discordia: carta contro bit
Al centro della contesa giuridica vi è l’applicazione della Riforma Cartabia e le modalità di deposito degli atti d'impugnazione. Secondo la Corte d'Appello, l'appello proposto dal Pubblico Ministero il 21 novembre 2025 sarebbe inammissibile poiché presentato in formato cartaceo anziché tramite il portale telematico. I giudici di secondo grado hanno sostenuto che, a partire dal 1° gennaio 2025, per i procedimenti ordinari definiti in primo grado sussista l'obbligo esclusivo del deposito digitale, pena l’inammissibilità.
La tesi della Procura Generale
La Procura Generale contesta radicalmente questa interpretazione, parlando di "erronea applicazione della legge". Nel ricorso di sei pagine, il pg Raffaela Sforza ricostruisce il complesso sistema di "regole-eccezioni" introdotto dai decreti ministeriali che porteranno verso il processo penale telematico. Secondo la tesi accusatoria, il legislatore avrebbe previsto una transizione progressiva: se è vero che per alcuni uffici l'obbligo è scattato nel 2025, per le impugnazioni dinanzi alla Corte d'Appello il termine per il deposito esclusivamente telematico sarebbe stato posticipato prima al 1° gennaio 2027 e, infine, al 1° luglio 2027. Di conseguenza, il deposito cartaceo effettuato dalla Dda di Catanzaro nel novembre 2025 dovrebbe essere considerato perfettamente legittimo e tempestivo.
Il processo e le accuse
L'impasse burocratica blocca un procedimento importante che riguarda diversi casi di estorsione, aggravati dal metodo mafioso, che vedono coinvolti, tra gli altri, Domenico Macrì, Michele Manco e Francesco Antonio Pardea (assolti in primo grado). Le accuse riguardano in particolare le vessazioni ai danni dell’imprenditore Gregorio Farfaglia.
Dagli atti emerge un quadro di pesanti minacce per ottenere il "pizzo" su vari cantieri, come quello per la ristrutturazione di un condominio a Vibo Valentia o per i lavori del nuovo ospedale cittadino. In un episodio contestato a Michele Manco, un operaio sarebbe stato avvicinato con la frase: «Dì al tuo capo che si è dimenticato degli amici».
La palla passa alla Cassazione
Ora spetterà ai giudici della Suprema Corte stabilire se la "rivoluzione digitale" della giustizia italiana debba travolgere l'appello della Procura o se, come sostenuto dal pg Sforza, le vecchie modalità cartacee fossero ancora valide per la fase transitoria. Una decisione che peserà non solo sulle sorti degli imputati del clan vibonese, ma che costituirà un importante precedente per l'applicazione delle nuove norme procedurali in tutta Italia.