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08/07/2026 ore 09.16
Cronaca

Fallimento pilotato di un'azienda del calcestruzzo nel Crotonese, due arresti e sequestri per 400 mila euro

Contestato un passivo di circa un milione di euro. Sequestrate le quote di tre società e i compendi aziendali di due imprese considerate strumentali alla presunta frode

di Redazione

Due imprenditori del Crotonese sono stati posti agli arresti domiciliari con l'accusa di bancarotta fraudolenta nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone e condotta dalla Guardia di finanza. Il provvedimento cautelare personale e reale è stato eseguito questa mattina dai militari del Comando provinciale su disposizione del Gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura guidata da Domenico Guarascio.

Secondo l'ipotesi investigativa, i due avrebbero provocato il dissesto di una società operante nel settore della produzione del calcestruzzo, accumulando tra il 2012 e il 2024 debiti erariali superiori a 650 mila euro e depauperando progressivamente il patrimonio aziendale, fino a determinarne il fallimento.

Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria avrebbero accertato che denaro e beni della società sarebbero stati trasferiti a due nuove imprese costituite appositamente e riconducibili agli stessi indagati. L'operazione avrebbe provocato un passivo fallimentare di circa un milione di euro. Contestualmente agli arresti, le Fiamme gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 400 mila euro. Il provvedimento riguarda le quote delle tre società coinvolte e i complessi aziendali delle due nuove imprese, entrambe con sede a Roccabernarda e attive nello stesso settore della società fallita. Secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate come strumenti per proseguire l'attività sottraendo risorse all'erario e ai creditori. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato un sistema basato sulla sistematica evasione di imposte e contributi previdenziali, con il coinvolgimento di alcuni familiari degli indagati. A questo si sarebbero aggiunte operazioni di svuotamento dei conti correnti della società fallita attraverso prelievi e bonifici ritenuti privi di giustificazione economica e finalizzati a interessi personali. La Guardia di finanza sottolinea che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel successivo contraddittorio processuale.