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17/06/2026 ore 07.06
Cronaca

Novecento tonnellate di materiale inerte prelevato dalla fiumara, arresti nella Locride

Due persone ai domiciliari e tre sottoposte all'obbligo di dimora nell'operazione scattata questa mattina. Tra gli indagati due fratelli imparentati con una nota famiglia di 'ndrangheta

di Redazione Cronaca

Due persone agli arresti domiciliari e tre sottoposte all'obbligo di dimora sono state raggiunte da misure cautelari nell'ambito dell'operazione "Golden River", eseguita dai carabinieri della Compagnia di Locri con il supporto dei militari della Compagnia di Bianco e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Locri.

I provvedimenti sono stati eseguiti nei comuni di Bianco, Bovalino e Benestare nei confronti di cinque soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e di furto aggravato. Tra gli indagati figurano due fratelli legati da vincoli di parentela con una nota famiglia di 'ndrangheta della Locride.

L'indagine, condotta dalla Stazione Carabinieri di Bovalino e scaturita dalle attività di monitoraggio dei cantieri pubblici e privati del territorio e dai controlli in materia ambientale, ha consentito di ricostruire un presunto sistema illecito legato all'estrazione e alla commercializzazione di materiale inerte prelevato abusivamente dalla fiumara Bonamico, in contrada Ricciolio del comune di Benestare.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, svolti nel secondo semestre del 2024 attraverso l'analisi di documentazione amministrativa e il confronto con dati telematici e informativi, sarebbero state estratte illegalmente circa 900 tonnellate di materiale. Gli investigatori hanno ricostruito tutte le fasi del ciclo, dal prelievo al trasporto, fino alla lavorazione e alla successiva vendita del prodotto.

Il materiale, una volta trasferito presso una ditta edile individuata dagli investigatori, sarebbe stato sottoposto a processi di frantumazione, lavaggio e trasformazione in sabbia e pietrisco, rendendone difficile l'identificazione e l'accertamento della provenienza illecita. Il prodotto finito, spesso destinato alla produzione di calcestruzzo, sarebbe stato successivamente reimpiegato in attività imprenditoriali della zona, generando consistenti profitti economici.

L'attività investigativa avrebbe inoltre consentito di delineare l'esistenza di una struttura organizzata e stabile finalizzata alla commissione di reiterati reati contro il patrimonio.

Le accuse contestate sono attualmente al vaglio dell'autorità giudiziaria. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.