Gioia Tauro, il dossier della sindaca alla Commissione antimafia: «Una lobby ha condizionato il Comune»
In quasi 20 pagine la prima cittadina denuncia una rete di relazioni, omissioni e presunte pressioni che avrebbero condizionato per anni l’amministrazione. Sullo sfondo (anche) alcune parentele con il clan Piromalli e un bene confiscato alla cosca e bloccato per anni
Sul tavolo della Commissione d’accesso antimafia chiamata a verificare la legittimità degli atti del Comune di Gioia Tauro (ed eventuali infiltrazioni mafiose negli uffici) i documenti non mancano. Il lavoro di controllo continua e si è arricchito, nei giorni scorsi, di un dossier (in due puntate) firmato dalla sindaca Simona Scarcella. In tutto quasi venti pagine nelle quali la prima cittadina ricorda ciò che ha trovato una volta messo piede nella casa comunale. Valutazioni che riguardano ovviamente anni precedenti al suo insediamento: segnalazioni che Scarcella riporta nella relazione dopo averle evidenziate ed denunciata passo per passo nel corso del proprio cammino amministrativo.
La sindaca: una lobby ha condizionato il Comune
Nel descrivere il quadro, la sindaca non utilizza mezzi termini. Si tratta ovviamente di sue valutazioni da sottoporre al vaglio di verifiche e – altrettanto ovviamente – consegnate all’occhio dei commissari. Scarcella parla di una «lobby» che avrebbe gestito il Comune di Gioia Tauro ed elenca rapporti con persone che sarebbero vicine o imparentate con settori della criminalità organizzata.
Dal documento emerge una rete di parentele e legami familiari da sottoporre alle opportune verifiche. Cognomi, anzi un cognome ricorrente: Piromalli. E relazioni più o meno dirette con il clan egemone nella Piana di Gioia Tauro. Cugini diretti o di affiliati, cognati: per la prima cittadina tra i corridoi del palazzo di città e in alcuni casi anche in rapporti con la politica, ci sono diverse situazioni anomale da segnalare.
Beni confiscati e licenze commerciali
Un passaggio che Scarcella sottolinea riguarda la gestione dei beni sottratti alle mafie. L'immobile "ex-Silo", confiscato a Pino Piromalli, è rimasto chiuso e inutilizzato per anni. Secondo il sindaco Scarcella (che lo ha incluso nel sistema di raccolta dei rifiuti come sito di conferimento), tale inerzia non era casuale ma avrebbe risposto alla volontà occulta di "non arrecare oltraggio alle 'ndrine", mantenendo i beni in uno stato di disponibilità di fatto per le cosche.
Criticità – anche queste segnalate nella relazione – emergono in altri settori dove vengono segnalate omissioni nei controlli su ditte i cui titolari sarebbero risultati in rapporto con alcuni clan del Reggino. Alcune attività commerciali, si sottolinea, avrebbero operato in regime di evasione totale dei tributi o addirittura senza licenza, beneficiando – secondo la sindaca – di una "protezione" burocratica che impediva la chiusura dei locali. Scarcella evidenzia la chiusura, da parte sua, di diverse attività commerciali che sarebbero risultate irregolari. E aggiunge la scelta di un dirigente di non procedere a una chiusura «in quanto dichiarava “di avere paura”» e persino l’ostruzionismo da parte di alcuni uffici comunali.
La ditta rimossa
La sindaca evidenzia poi un caso specifico per il quale la sua amministrazione avrebbe seguito un iter improntato alla legalità. Riguarda una delle ditte aggiudicatarie di appalti pubblici («ad opera della precedente amministrazione») che prevedeva una subfornitura a un’altra società che sarebbe stata tra le cause di scioglimento del Consiglio comunale nel 2017. L’amministrazione Scarcella avrebbe, in questa circostanza, intimato al direttore dei lavori, di revocare la subfornitura in quanto «la suddetta società risulta non gradita all’amministrazione comunale a causa della accertata carenza dei requisiti di moralità e di trasparenza richiesti anche in materia di anticorruzione»
Abusi edilizi e minacce
Il dossier cita anche il caso di abusi edilizi mai sanati che avrebbero inficiato persino la sicurezza del Cinema Politeama. Quando la nuova amministrazione ha avviato le procedure di demolizione e i controlli, la risposta – sostiene la prima cittadina – è stata violenta: il sindaco ha denunciato una "macchina del fango" culminata nell'invio di proiettili presso la propria abitazione. «Gioia Tauro merita di lavarsi dall'onta di città mafiosa», spiega Scarcella, formulando una esplicita richiesta di protezione personale per sé e per i propri familiari.