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03/09/2026 ore 18.07
Cronaca

Gioia Tauro, il sindaco Scarcella: «Non sono mai stata condizionata dalla mafia. Chi vuole lo scioglimento del Comune?»

Il primo cittadino rompe il silenzio in un video social e annuncia nuove iniziative nelle sedi istituzionali: «Non mi lascerò intimidire»

di Giuseppe Mancini

«Chi ha interesse a far sì che il Comune di Gioia Tauro venga sciolto per infiltrazioni mafiose?». È questa la domanda che attraversa l’intervento del sindaco di Gioia Tauro, Simona Scarcella, deciso a fare chiarezza su una vicenda che intreccia intimidazioni, scontro politico e ricostruzioni giornalistiche. Il sindaco respinge con forza l’ipotesi di un’amministrazione condizionata dalla criminalità organizzata e rivendica il lavoro svolto sul fronte della trasparenza e della legalità. «Io non sono mai stata condizionata dalla mafia», sostiene, affermando di aver collaborato con la Commissione di accesso e di aver consegnato documentazione e segnalazioni su fatti che, a suo giudizio, meritano di essere approfonditi.

«Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane»: ennesima intimidazione al sindaco di Gioia Tauro Simona Scarcella

«L’intimidazione l’ho subita io»

È però il tema delle minacce a occupare una parte centrale dell’intervento. Il sindaco racconta due episodi che considera particolarmente gravi: uno risalente al dicembre 2025, quando sarebbero stati recapitati proiettili, e un secondo episodio, datato 25 agosto 2026, relativo a un messaggio contenente una minaccia nei confronti dei suoi figli. «Chi è stato intimidito a Gioia Tauro è il sindaco», afferma, contestando alcune ricostruzioni apparse sulla stampa e sottolineando che, a suo dire, l’attenzione mediatica avrebbe finito per rappresentare diversamente la vicenda. Il sindaco denuncia inoltre quella che considera una mancata risposta adeguata da parte delle istituzioni e torna a chiedere perché, dopo le minacce denunciate, non sia stato convocato il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.


«Ho documentato tutto»

Nel corso del suo intervento, il sindaco afferma di avere raccolto e depositato documentazione relativa alle vicende che denuncia.
Riferisce di aver consegnato i propri atti a un legale e a un notaio, affinché rimanga traccia delle informazioni e delle circostanze che sostiene di aver rappresentato anche alla Commissione di accesso. Il suo timore, dice, non riguarda soltanto la propria persona, ma soprattutto la sicurezza della famiglia.
«Sono due ragazzi innocenti», afferma riferendosi ai figli, raccontando una situazione familiare che, secondo la sua versione, sarebbe profondamente cambiata dopo le minacce.

Lo scontro politico

L’intervento non risparmia critiche all’opposizione. Il sindaco contesta in particolare l’attività politica di alcuni consiglieri e respinge l’idea che accuse e segnalazioni possano essere utilizzate come strumento di delegittimazione dell’amministrazione.
Rivendica invece il diritto di difendere il lavoro della propria amministrazione e sostiene di aver assunto decisioni finalizzate a garantire trasparenza, legalità e controllo dell’attività comunale. Nel suo ragionamento torna quindi il tema dello scioglimento per infiltrazioni mafiose: secondo il sindaco, una decisione di tale gravità non può basarsi su sospetti o contrapposizioni politiche, ma deve poggiare su elementi concreti, univoci e rilevanti.

«Non mi fermerò»

La conclusione è un vero e proprio appello alle istituzioni. Il sindaco annuncia che intende portare la vicenda all’attenzione degli organismi competenti, citando la Commissione parlamentare Antimafia, il Ministero dell’Interno e, se necessario, anche le istituzioni europee. Il messaggio politico è netto: non intende arretrare davanti alle intimidazioni né alle polemiche.