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09/02/2026 ore 16.45
Cronaca

Giuseppe Calabrò, gli incontri con il futuro pentito di ’ndrangheta a Milano: «Capii che era un pezzo da novanta»

Il racconto di Antonio Randisi ai pm antimafia: «Pranzammo con Caminiti e due siciliani in un ristorante aperto solo per noi». L’affare per la marijuana “scadente” e i contatti sul telefono criptato: «Avevo il suo nickname»

di Pablo Petrasso

Si è presentato ai pm da “uomo libero”: Antonio Randisi è un ex esponente delle cosche di ’ndrangheta di Archi. Un uomo di fiducia del boss Luigi Molinetti alias la Belva. A lui e al suo bagaglio di conoscenze la Dda di Milano si rivolge per tratteggiare, almeno in parte, la figura di Giuseppe Calabrò “Dutturicchiu”, condannato all’ergastolo in primo grado per il delitto Mazzotti e fermato nei giorni scorsi prima di imbarcarsi su un aereo per Reggio Calabria. Per i magistrati antimafia c’è il rischio che faccia perdere le proprie tracce: il gip oggi ha fatto sua questa osservazione anche sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia.

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Randisi dice di conoscere Calabrò e di averlo incontrato in due occasioni a Milano «in un periodo precedente al Covid». L’incontro sarebbe avvenuto tramite Pino Caminiti, calabrese coinvolto negli affari a San Siro e finito nelle inchieste della Dda di Milano per via dei suoi presunti legami con la ’ndrangheta. Randisi parla di un pranzo (in un ristorante «che era stato aperto solo per noi») con Caminiti, Calabrò e un paio di siciliani che erano stati detenuti assieme ai due: «Calabrò mi è stato presentato da Caminiti come un “amico”, ovvero come un affiliato come noi alla ’ndrangheta».

Il pentito dice di aver discusso di quella conoscenza milanese con Carmine De Stefano, alto cognome da gotha dei clan calabresi. «De Stefano – racconta ai pm – mi disse che Calabrò era un soggetto di grosso calibro criminale e nello specifico della ’ndrangheta. De Stefano è rimasto stupito del fatto che avessi conosciuto Calabrò perché era strano per lui che io, giovane, avessi avuto l’occasione di incontrare un soggetto di quel calibro».

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Secondo incontro: Randisi arriva in una traversa di corso Buenos Aires. L’appuntamento è stato concordato usando un telefono criptato. A detta del collaboratore, lui e Calabrò si sentivano attraverso dispositivi Sky Ecc: «Ci siamo incontrati per discutere di una “partita” di circa 50 chilogrammi di marijuana di scarsa qualità di cui lui aveva la disponibilità. Mi chiese di aiutarlo a cedere tale sostanza e quindi ne acquistai un chilogrammo a 1.600 euro circa».

Per Randisi non ci sono dubbi, Calabrò è «un pezzo da novanta», un uomo noto per la sua riservatezza che avrebbe dato al futuro pentito il proprio nick name per dialogare su un telefono criptato. È un dettaglio che stupisce De Stefano («la persona più potente e influente dal punto di vista ‘ndranghetistico nell’ambito del mandamento Reggio Centro»), un «gesto inusuale di Calabrò che è conosciuto come una persona riservata, come un “invisibile”».

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