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18/02/2026 ore 16.13
Cronaca

Gli 8 barconi dispersi e la mappa dei cadaveri sulle coste di Calabria e Sicilia: il mare racconta la tragedia invisibile

Corpi a pezzi, bambini, uomini senza identità riemergono lungo le coste del Sud. I ritrovamenti riportano alla luce i naufragi avvenuti durante il ciclone Harry e centinaia di migranti dispersi: il primo allarme dato il 26 gennaio per le navi partite dalla Tunisia

di Pablo Petrasso

Di Anàs erano arrivate solo le gambette e il bacino: fu ripescato nella primavera del 2024 da un pescatore nel golfo di Sant’Eufemia, a Lamezia Terme. Aveva sei anni e per dargli un nome la Procura lavorò per tre mesi.

Due anni dopo altri cadaveri ancora senza nome sono stati restituiti dal mare nei giorni scorsi: una scia che rende manifesta la tragedia che va avanti da anni nel Mediterraneo. Lungo le coste occidentali di Sicilia e Calabria le onde portano a riva corpi senza vita. A volte in avanzato stato di decomposizione, a volte a pezzi.

Sono almeno 13 quelli di cui si ha notizia nella prima metà di febbraio. Gli ultimi quattro sono stati recuperati sul Tirreno, nel Cosentino e nel Vibonese. A Tropea un gruppo di studenti ha notato un punto nero tra le onde e chiamato i soccorsi. Il resto è la cronaca straziante di un recupero in più fasi, fino al gesto di un militare della Guardia costiera che ha sfidato le onde per riportare a riva il corpo. A Paola, Amantea e Scalea, nei giorni scorsi, il nastro ha delimitato lo spazio di altre tre tragedie consumate nel cimitero del Mediterraneo.

È il mare che rende visibile ciò che era rimasto confinato in pochi lanci di agenzia nei giorni del ciclone Harry. Sergio Scandura, giornalista di Radio Radicale, aveva documentato l’incipit di questa ennesima strage: circa 380 persone disperse dal 24 gennaio, quando una delle tempeste ha sconvolto l’area.

Cadavere in mare a Tropea, il racconto shock degli studenti che hanno visto per primi il corpo in balia delle onde: «Poi si è spiaggiato, è stato terribile»

I cadaveri restituiti dal mare: 8 barconi dispersi

Quattrocento vite in transito e un unico dispaccio di allerta a «tutte le navi in area», reso noto dal giornalista: ben otto casi Sar (Search and rescue, ricerca e soccorso) per otto imbarcazioni che nei giorni precedenti hanno preso il largo da Sfax, in Tunisia.

«Il dispaccio Sar – spiegava Scandura su X – trasmesso in data odierna sulla rete InmarSAT dal Centro di Coordinamento e Soccorso Itmrcc della Guardia Costiera italiana – riporta anche le date di partenza delle otto imbarcazioni dalla costa orientale della Tunisia, per un totale di circa 380 naufraghi. Le date di partenza da Sfax sono del 14, 18, 20 e 21 gennaio 2026: includono i giorni che hanno visto il quadrante del Mediterraneo Centrale, inclusa la rotta ideale da Sfax a Lampedusa, segnato dagli impietosi 7+ metri di onda e dalle severissime raffiche fino a 54+ nodi provocate dal ciclone Harry».

L’elenco dei casi Sar ufficiali preannuncia le dimensioni di una tragedia che potrebbe essere anche più ampia: 49 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 21 gennaio; 54 persone su una imbarcazione, partite da Sfax il 20 gennaio; 45-50 persone partite da Sfax il 18 gennaio; 51 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 20 gennaio; 36 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 14 gennaio; 42 persone su gommone, partite da Sfax il 14 Gennaio; 53 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 14 gennaio; 45 Persone su barca in ferro, partite da Sfax il 14 gennaio.

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La mappa dei ritrovamenti in Calabria e Sicilia

Secondo alcune fonti sarebbero addirittura mille i migranti dispersi mentre la furia del ciclone imperversava sul Mediterraneo. Conta poco. Di nuovo Scandura: «Ne ho documentati 380 da fonte ufficiale. Si parla, al condizionale, di mille circa in totale. Anche se fosse 500 o uno solo: cambia qualcosa? Siamo al tot al chilo? Si pensa forse di “sfondare” in questo modo omertà, opacità e politiche criminogene di governo sul Mediterraneo».

Intanto sui lungomari devastati dalle onde arrivano storie senza nome: a Paola le autorità locali parlano di metà busto, solo la parte inferiore con gambe e bacino. Forse era un giovane. A Scalea i passanti hanno notato una salma così compromessa da sembrare simile a un ramo. Il 13 febbraio la capitaneria di porto ha avvistato il corpo di un uomo nella zona della Tonnara di Coreca, ad Amantea.

Proseguendo verso sud, questo tragico itinerario si è arricchito negli ultimi giorni di nuovi ritrovamenti: in Sicilia sono stati recuperati altri otto corpi. Cinque sono stati individuati nei dintorni di Pantelleria, mentre singoli cadaveri sono emersi a San Vito Lo Capo, Marsala e nel tratto di mare antistante l’isolotto della Colombaia, a Trapani. Un’ulteriore segnalazione, che porterebbe il totale a quattordici vittime, è stata diffusa dal sito trapanisi.it per un ritrovamento nei pressi di Petrosino, ma su questo episodio mancano conferme ufficiali.

Paola, il Tirreno come un cimitero: restituito il terzo cadavere in pochi giorni

L’accertamento delle date dei decessi richiederà analisi medico-legali tuttora in corso. Nel frattempo, le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani hanno avviato indagini formali.

Vittorio Alessandro, ammiraglio della Guardia costiera oggi in pensione, ha spiegato al Manifesto che la distribuzione dei corpi suggerisce che siano stati inizialmente sospinti verso nord e poi, superata la punta orientale della Sicilia, deviati verso est fino a raggiungere la costa. Una ricostruzione teorica compatibile con il moto ondoso e le correnti registrate negli ultimi giorni. Lo stesso Alessandro, tuttavia, sottolinea come eventi meteorologici di tale intensità rendano estremamente complesso definire rotte precise, a causa degli effetti incrociati e caotici generati dal ciclone. Resta un elemento centrale: l’assenza di segnalazioni di persone disperse in mare rafforza l’ipotesi che si tratti di migranti. Morti senza nome, senza che nessuno – a parte i mare – ne svelasse l’esistenza.

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