Sezioni
Edizioni locali
10/03/2026 ore 16.52
Cronaca

Gli ordini del boss recluso in alta sicurezza: far ritrattare un collaboratore, sedare una rissa e far aggredire l’ex nuora

Pasquale Manfredi avrebbe cercato di avvicinare i familiari di un pentito per salvarsi dall’ergastolo. La lite in carcere del figlio Antonio e i consigli paterni. La spedizione punitiva contro la ex del figlio Luigi che non gli faceva vedere il nipotino

di Alessia Truzzolillo

Dal carcere, in regime di alta sicurezza, il boss Pasquale Manfredi, non avrebbe solo cercato di istruire i suoi uomini sugli affari illeciti della cosca ma avrebbe anche tentato di far ritrattare un collaboratore di giustizia, avrebbe sedato liti, e inviato persino l’ordine di aggredire l’ex nuora. È quanto emerge dall’inchiesta Libeccio che oggi ha portato la Dda a eseguire 18 misure cautelari in carcere e una ai domiciliari.

Il tentativo di far ritrattare il collaboratore Marino

Le dichiarazioni di Vincenzo Marino sono state nevralgiche per la condanna all’ergastolo di Pasquale Manfredi che il 16 maggio 2023 è stato condannato al fine pena mai dalla Corte d’Assise d’appello di Catanzaro per l’omicidio di Pasquale Tipaldi avvenuto nel 2005. In seguito, il 27 aprile 2024 Manfredi apprende dal fratello che il suo ricorso in Cassazione era stato rigettato. A questo punto si era rivolto a una conoscente prospettando l’evenienza che qualcuno si recasse dai familiari di Marino, che abitavano a Crotone, per convincerli a intercedere col collaboratore e fargli ritrattare le dichiarazioni: «Pensa te ... pensa un po'. Ma questo qua ne ha parenti a Crotone? ... omissis ... se andava a trovarlo la mamma o una sorella e dirgli "ma che ca**o hai combinato ... ma cosa hai combinato perché qui stai accusando a quella persona innocentemente... si vede pure da fuori si vede. Basta che dica la verità... perché lui mi sta accusando a me, questo figlio di pu…..».

Manfredi prospettava la possibilità anche di pagare purché l’uomo rivedesse le sue dichiarazioni: «Io basta che dicesse la verità gli dare anche 50mila euro, gli darei alla madre… basta che dice la verità e faccia delle dichiarazioni nuove, all’avvocato io gli darei i soldi subito… 50mila euro, però deve dire la verità, io non c’entro niente».

In seguito Manfredi si sarebbe fatto mettere in contatto con una terza persona chiedendo un suo intervento con i familiari del collaboratore di giustizia, per permettere una ritrattazione, dandogli la possibilità di procedere con la revisione del processo, anche a costo di attendere qualche anno: «Oih Tonio amico mio guarda qui amico mio, siete l'unico qui a Crotone. Non dico tu ma tramite qualcuno che con lui tiene un rapporto come e quanto eh ... perché è peccato ... è peccato che i tengo un ergastolo per questo qua Tonio».
L’interlocutore gli fa capire che la questione è molto delicata ma Manfredi ritiene che è possibile che Marino «abbia cercato di infangarmi» perché simpatizzante di un certo Luca «che a me mi portava odio».

I lavori all’aeroporto di Crotone nel mirino della ’ndrangheta di Isola Capo Rizzuto: «Una milionata ce la deve versare»

La lite in carcere e i consigli di Manfredi (da un altro carcere)

Le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Crotone hanno anche messo in evidenza una lite avvenuta nel carcere di Voghera in seguito alla quale era dovuto intervenire Pasquale Manfredi. Quest’ultimo era stato contattato dal figlio Luigi il quale gli aveva riferito di un dialogo avuto con il fratello Antonio che gli aveva detto di avere avuto un litigio con Francesco Riillo (non indagato). La ragione del litigio era legata al fatto che Riillo, in compagnia di altri soggetti, tra cui Salvatore Arena (non indagato), aveva insultato Antonio Manfredi, definendolo più stupido del padre. Pertanto, sentendosi offeso anche per il riferimento al padre, aveva avuto un litigio con il detenuto. Durante la lite si era intromesso anche Arena Salvatore classe ’80 (non indagato), il quale aveva appoggiato Antonio Manfredi che avrebbe ferito con un coltello al braccio Riillo, poi ricoverato in ospedale.

«Dal carcere gestivano estorsioni e narcotraffico»: i dettagli dell’operazione Libeccio che ha portato a 19 arresti

Luigi Manfredi riferisce al padre di aver parlato con Salvatore, Arena chiedendogli di riservare una accoglienza particolare Riillo, non appena fosse stato dimesso. A questo punto è intervenuto Pasquale Manfredi che ha contattato telefonicamente il figlio Antonio consigliandogli di tenere accanto qualche strumento o arma artigianale poiché la reazione di Riillo poteva essere inattesa e sproporzionata. Inoltre, gli consigliava di rivolgersi a Salvatore Arena per avere dalla sua parte quante più persone possibile.
I consigli paterni mirano a suggerire di chiudere la faccenda e chiarirsi con Riillo pacificamente ma aggiunge di riferire a Francesco Riillo che, se avesse torto un capello al figlio, avrebbe pagato le conseguenze. Dal canto suo Riillo aveva detto agli agenti di essersi ferito al braccio da solo.

Il 12 agosto 2024 Luigi Manfredi riferisce al padre che il fratello Antonio sarebbe stato trasferito nel carcere di Viterbo. Il 13 agosto 2024 i due si risentono e Luigi conferma che il fratello era partito per il carcere di Viterbo. Pasquale Manfredi apprende dal figlio che a Viterbo erano reclusi soggetti del napoletano e calabresi provenienti da Rosarno. Inoltre, suggerisce al figlio di mandare un vaglia per Antonio e attivarsi per procurarsi un telefono cellulare.

La missione punitiva contro la ex del figlio

In una occasione Pasquale Manfredi aveva dato indicazioni per dare una lezione all’ex compagna del figlio Luigi, rea di non fargli mai vedere il nipotino. Luigi Manfredi, infatti, aveva avuto una relazione dalla quale era nato un bambino. In seguito aveva allacciato un’altra storia con la figlia di Giuseppe Arena, detto Pino Tropeano, dalla quale, secondo gli investigatori, era sorta «una vera e propria pace posto che le due famiglie in passato erano in accesa rivalità». Manfredi però non sopportava il fatto che l’ex nuora non gli portasse mai il nipote, cosa che, confida a Daiane Perziano, non lo faceva dormire la notte. A Perziano Manfredi affida un messaggio per Tommaso Gentile: rivolgersi a Rosario Capicchiano e a Carmine Serapide per «trovarsi qualcun altro, e devono andare sotto la terra a picchiare all'ex di Luigi e alla mamma», in un momento in cui il nipote non fosse stato presente. Manfredi dice «che vadano con un cappuccio, fanno il cazzo che vogliono!», aggiungendo «a posto, che 'sta pu…. di m*** non mi fa vedere più a mio nipote». Ribadisce che i due si dovevano recare incappucciati, senza fare allusione al mandante e dicendo semplicemente «deve comportarsi bene! Che questo è soltanto l'anticipo».
Le minacce non hanno avuto seguito, secondo quanto appurato dai carabinieri. Ma le parole sono state riferite… da un detenuto in alta sicurezza.